Associazione Sentiero Rosso ONLUS

Dal 1999 a fianco dei Nativi Americani

Viaggi nelle riserve dei nativi americani 2018

Dal 1999 nelle riserve indiane Se vuoi vivere un viaggio non turistico alla scoperta della vera vita di una riserva, partecipa ai nostri viaggi avventura tra gli indiani d'America. Starai a contatto coi nativi americani, vivendo a pieno cerimonie sacre come la Danza del Sole. Clicca per il programma 2018.

Luoghi e Località

Alcuni luoghi ed alcune località che solitamente visitiamo durante i nostri viaggi annuali nelle riserve dei nativi americani.

Libri

Sezione dedicata ai libri, soprattutto scritti da ragazzi  "freelance"

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fortini del far west

I FORTINI


Contrariamente a quanto si può pensare, gran parte dei forti costruiti nell'Ovest americano intorno al XIX secolo non presentavano la fortificazione esterna costituita da un’ alta palizzata di tronchi d'albero.
I primi esempi di forti costruiti nell'Ovest erano solitamente caratterizzati da un modesto numero di capanne di fango e tronchi; si trattava, pertanto, di strutture abbastanza improvvisate, in quanto sia la mancanza di materiale, sia le difficoltà dei trasporti e l'ostilità degli indiani rendevano difficile la costruzione di opere più sofisticate.
Quando i soldati si stabilivano in un luogo considerato strategico per la costruzione di un forte, prima di tutto provvedevano alla sistemazione dei viveri e delle munizioni in un luogo protetto, poi cercavano un luogo riparato per custodire i cavalli (nel caso fosse un reparto di cavalleria), e solo in un secondo momento provvedevano alla realizzazione degli alloggi,
il più delle volte di fortuna, per la truppa.
I forti cinti da palizzate e fortificate con torrette agli angoli e le feritoie per i fucili fanno la loro prima comparsa solo durante i secoli della "vecchia frontiera" o nelle regioni montagnose e rocciose come protezione dagli attacchi degli indiani nascosti negli anfratti naturali.
Nelle grandi pianure, invece, l'ottima visuale data dalla morfologia del suolo rendeva superfluo l'uso di palizzate come recinzione. Generalmente, in questo caso, un'area recintata era prevista all'interno del forte per proteggere le merci e le provviste dai frequenti furti dei soldati o degli indiani presenti nei pressi del forte.
In base alla grandezza e alla funzione del forte, oltre alle baracche per le truppe e per gli ufficiali, potevano esserci altre costruzioni adibite ad edifici amministrativi, magazzini, officine, depositi dei vivandieri, abitazioni dei sottoufficiali sposati con le lavandaie che prestavano servizio nel forte.
Secondo la politica dell'esercito americano, la presenza di forti dislocati nei territori indiani doveva garantire una sorta di pace armata ai nativi dei dintorni che, in realtà, almeno nei primi tempi, non curavano affatto la presenza di tali costruzioni.
Solo successivamente, anche per la presenza di mercanti, iniziarono ad avvicinarsi ai forti per gli scambi e per cercare del cibo: dal momento che la maggior parte delle agenzie indiane sorgeva nelle vicinanze di una postazione militare, infatti, alcuni gruppi di indiani si insediarono
stabilmente a fianco dei forti, mendicando dai soldati o dall'agente indiano razioni di cibo. Ben presto si svilupparono veri e propri villaggi di nativi "deculturalizzati", completamente incapaci di provvedere a se stessi, nello stesso tempo relegati ai margini della società degli uomini bianchi.
La vita all'interno di un forte sperduto in luoghi isolati era tutt’altro che confortevole: gli alloggi, costruiti con legname o mattoni, erano spesso infestati da tarantole e millepiedi, sovraffollati e sporchi, senza stanze da bagno né sufficiente acqua per lavarsi, nonostante il regolamento prevedesse almeno un bagno a settimana.
Il generale Sherman affermava che potevano definirsi forti così come forti possono essere chiamati i villaggi dei cani della prateria.
La giornata all'interno del forte iniziava alle 5:30 del mattino; alle 6:15 c'era la prima esercitazione che consisteva nel mantenimento dell'ordine e della disciplina; alle 7:30 ci si dedicava ai lavori abituali di manutenzione e riparazione o al taglio della legna, alle 8:30 si montava di guardia. I lavori pomeridiani iniziavano alle 13:00; alle 16:30 c'era l'esercitazione del pomeriggio e alle 18:00 il suono del tamburo annunciava l'ora del rancio.
I soldati avevano molto tempo libero da trascorrere nell'ozio, questo causò sempre numerosi problemi nel mantenimento dell'ordine all'interno del forte.

Qualche volta ai soldati erano concessi piccoli svaghi come il gioco delle carte, il canto, ecc. Nelle postazioni più grandi era possibile assistere a veri e propri spettacoli organizzati da suonatori ambulanti, o venivano attrezzate biblioteche per la lettura.Ma la piaga maggiore che affliggeva la vita nelle guarnigioni di frontiera era costituita dall'alcolismo. Quando nel 1881 fu proibita la vendita dell'alcool all'interno dei forti per cercare di arginare il problema, l'apertura di saloons al di fuori delle proprietà militari non fece altro che innalzare il tasso di consumo di alcool; in più nei locali la presenza di prostitute causò il diffondersi di malattie veneree tra i militari.
Al contrario di quanto ci è stato tramandato dall’epopea cinematografica, durante tutta la storia del West, furono poche le fortificazioni prese d'assalto dagli indiani.
I nativi, infatti, non consideravano la conquista di una postazione fissa una vittoria e solitamente combattevano solo se le condizioni sembravano loro favorevoli: per un popolo abituato alla guerriglia, infatti, l'assalto di un forte era considerato un'azione altamente pericolosa, che avrebbe causato la morte di numerosi uomini. I guerrieri indiani oltre che
combattenti erano prima di tutto padri di famiglia, e procacciatori di cibo per tutta la tribù. La perdita in battaglia di molti uomini sarebbe stata una sciagura per il destino della tribù e un'infamia per i capi responsabili della vita dei loro uomini.
Durante la conquista del West l'esercito degli Stati Uniti o le imprese commerciali che trafficavano con gli indiani finanziarono la costruzione di numerosi forti dislocati su tutto il territorio americano. Alcuni forti sorgevano presso le agenzie indiane al fine di controllare le tribù; ben presto accanto ad alcuni forti sorsero vere e proprie città.

Si calcola che per tutto l’Ottocento nel territorio degli Stati Uniti fossero presenti più di un centinaio di forti, di questi alcuni ebbero breve vita, altri sono attivi ancora oggi, come Fort Apache nella Riserva Apache di San Carlos in Arizona; Fort Bliss a El Paso in Texas; Fort D.A. Russell presso Cheyenne nel Wyoming; Fort Grant a Bonita, Arizona e Fort Leavenworth in Kansas. Altri ancora sono rimasti nella storia, come Fort Laramie nel
Wyoming, attivo dal 1849 al 1890, dove venne firmato il trattato del 17 settembre 1851 tra il sovrintendente agli affari indiani D.D. Mitchell e i commissari straordinari nominati dal presidente degli Stati Uniti da una parte e dall’altra i capi tribù delle nazioni indiane dei Dakota, Cheyenne, Arrapaho, Crow, Assinaboine, Arrickaras.
Sempre a Fort Laramie un secondo trattato venne concluso il 29 aprile 1868 e proclamato il 24 febbraio 1869 con i Sioux Brulè, Oglala, Miniconjou, Hunkpapa e Blackfeet.
Fort Robinson nel Nebraska, in servizio dal 1874 al 1948 è, invece, tristemente famoso per il massacro di Cheyenne nel 1878 qui rinchiusi in attesa di essere trasferiti in Oklahoma dal governo. I Cheyenne di Coltello Spuntato furono lasciati letteralmente morire di fame dal capitano Wessells, che ordinò la progressiva riduzione delle razioni di cibo fino a sospenderle
del tutto.
Ma i Cheyenne, decisi a morire come guerrieri piuttosto che di stenti, reagirono attaccando la guardie; durante lo scontro alcuni riuscirono a fuggire ma molti di loro persero la vita, soprattutto donne e bambini.
A Fort Robinson, nel 1877 Cavallo Pazzo fu catturato dalle guardie e accoltellato a morte dal soldato William Gentles della compagnia F del 14° Fanteria.