Associazione Sentiero Rosso ONLUS

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Viaggi nelle riserve dei nativi americani 2018

Dal 1999 nelle riserve indiane. Vieni con noi nelle riserve per aiutare i lakota a preservare la loro cultura, le loro cerimonie, la loro storia. 

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battaglia del fiume rosebud

LA BATTAGLIA DEL FIUME ROSEBUD


Battaglia del 17 giugno 1876
Durante la campagna indiana del 1876 contro gli indiani Lakota e Cheyenne del Powder, il generale Gorge Crook ebbe un ruolo predominante, guidando tre colonne in altrettanti momenti diversi. Dopo l’occasione perduta del marzo precedente, Crook si mise in movimento con le sue truppe il 29 maggio, in direzione nord, partendo da Fort Fetterman, nel Wyoming, diretto nuovamente verso il territorio del Powder, dove riteneva fosse accampato il grosso degli indiani di Toro Seduto. Altre due colonne erano dirette in quei luoghi, quella del generale John Gibbon e quella del generale Alfred Terry, con il reggimento di Gorge Armstrong Custer come punta di lancia. La colonna di Crook era, però, la più forte e superava le forze combinate delle altre due.
Alla colonna di Crook erano aggregati gli scout Frank Grouard, Big Bat Pourier e Luis Richard. Crook s’era inoltre assicurato l’aiuto di numerosi ausiliari Corvi e Shoshoni, che avrebbero raggiunto la colonna alcuni giorni dopo la partenza.
Seguivano la spedizione ben cinque corrispondenti di guerra, inviati dai maggiori quotidiani dell’Est e dell’Ovest per seguire quella che doveva essere l’ultima grande guerra indiana. All’alba del 29 maggio la colonna mosse da Fort Fetterman, imboccò la vecchia pista Bozeman in direzione delle rovine di Fort Reno e il 4 giugno, dopo aver percorso una sessantina di miglia, pose il campo alla foce del torrente Prairie Dog, affluente del Tongue.
Si erano uniti, nel frattempo 65 minatori civili i quali, diretti ai campi auriferi delle Colline Nere, avevano preferito accodarsi alla spedizione. Furono arruolati come volontari civili, ben lieti di mettersi a disposizione di un generale famoso e preparato come Crook.
Il 16 giugno, verso le cinque di mattina, l’esercito di Crook mosse lungo il corso del Rosebud. Le truppe discesero il torrente Goose per trenta miglia e posero il campo nei pressi delle sorgenti del Rosebud.
Quella mattina, Molti Colpi avvistò alcuni Lakota sulle colline, e scambiò con loro alcune parole nel linguaggio dei segni.
Il villaggio indiano si trovava lungo il Torrente della Cenere, un affluente del Little Big Horn, e i suoi capi furono costantemente informati della posizione dei soldati. Il 16 giugno il consiglio decise che un forte gruppo sarebbe uscito incontro ai bianchi. La forza combattente ammontava circa a 800 guerrieri, contando anche alcuni Cheyenne accampati più lontano sul Rosebud, e di questa circa 700 mossero contro Crook.
Erano presenti Toro Seduto e Cavallo Pazzo, anche se l’Hunkpapa non potè prendere parte direttamente alla lotta, perché ancora debilitato dalla grande danza del sole di alcuni giorni prima, dove aveva offerto, come sacrificio, alcune decine di pezzettini di carne delle sue braccia. Il capo di guerra degli Cheyenne era Uomo Bianco Zoppo.
Cavallo Pazzo raccomandò ai guerrieri di evitare eroismi, nell’imminente battaglia: “ Questi soldati del Grande Padre non sono uomini come voi. Non hanno casa in nessun luogo, non hanno moglie, ma donne che si pagano, non conoscono i figli. Essi, amici miei, sono venuti a cercarci nel nostro paese per ucciderci. In questa guerra dobbiamo combatterli in maniera diversa dai modi che conoscono i Lakota: non per contare molti colpi, né per compiere grandi imprese da raccontare alla danza di vittoria. Dev’essere una guerra per uccidere, una guerra definitiva, così che poi si possa vivere in pace nel nostro paese”
La tattica degli indiani fu relativamente semplice: attaccare il nemico ovunque fosse, senza darli tregua, approfittando dei momenti in cui i soldati manovravano e smettevano di sparare. In questo modo, tenendosi sempre in movimento con i loro cavalli da guerra, gli indiani sembravano molti di più. Se ne vedevano davanti, di dietro, ai lati, in cima qualsiasi altura, vicini e lontani.
Gli indiani caricavano con audacia e rapidità, passando in mezzo ai soldati. I cavalli caddero uno dopo l’altro e travolsero molti soldati, prima che la cavalleria si ritirasse.
Verso mezzogiorno la battaglia si placò, perché molti indiano si ritirarono al riparo delle colline per far riposare i cavalli. Crook approfittò della breve pausa, e ordinò a due battaglioni di cavalleria, al comando del colonnello Mills, di attraversare il Rosebud e di dirigersi verso nord in direzione del villaggio indiano che credeva molto vicino. Mills portò il suo reparto all’imboccatura di una lunga e stretta fenditura del terreno, con le pendici ricoperte da bassi cespugli.
Gli esploratori gli consigliarono prudenza, perché temevano un imboscata dei Sioux. Mentre Mills si inoltrava lungo la gola, gli indiani attaccarono nuovamente Crook. Alle 12,30 questi inviò un messaggio a Mills, con l’ordine di tornare indietro, per appoggiare il maggiore Chambers in difficoltà sotto il fuoco nemico. Mills operò una lunga conversione a sinistra e, dopo una marcia di circa mezz’ora, giunse alla spalle del nemico che, esaurite tutte le munizioni, si ritirò portando via i feriti e la maggior parte dei caduti. La battaglia del Rosebud era finita.
La battaglia del Rosebud costituì una grave sconfitta per l’esercito americano, sia tatticamente che strategicamente, e Crook ne fu il principale responsabile. I Lakota e gli Cheyenne, si dimostrarono molto più abili rispetto alla cavalleria americana, sia durante lo scontro in campo aperto, muovendosi con una grande rapidità e coordinazione, che sul terreno accidentato.
Dimostrarono anche, cosa poco usuale, un ottima disciplina e, anche se non mancarono episodi di scontri individuali per contare colpi rituali, la maggior parte dei guerrieri combatté per uccidere il nemico. Il merito di questo comportamento fu di Cavallo Pazzo il quale, con una presenza instancabile e il suo grande ascendente sui guerrieri, seppe tenere in pugno una considerevole massa di combattenti, evitando che si disperdessero in combattimenti di dubbia efficacia.
Contro soldati bianchi ben armati e riforniti di munizioni illimitate, in almeno un’occasione riuscì a raggruppare i guerrieri in una formazione compatta, guidandoli in una carica vittoriosa.
Dal punto di vista strategico la battaglia del Rosebud fu un grave insuccesso per l’esercito e determinò il cattivo esito della campagna di Terry e Custer. Il piano di Crook prevedeva la distruzione dei campi indiani del Powder e del Tongue, ma come abbiamo visto, fallì completamente. La vittoria contro i soldati, rese euforici gli indiani e servì enormemente a rinsaldare l’alleanza tra le diverse tribù che volevano resistere all’aggressione del governo americano.
Dopo Rosebud, infatti, moltissime bande che vivevano presso le agenzie, raggiunsero il campo di Toro Seduto, rafforzandolo in vista del decisivo e storico confronto con il 7° Cavalleria di Custer.