Orso che Nuota

Un elenco di libri da cui attingere, reputati attendibili.
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Wambli 86
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Orso che Nuota

Messaggio da Wambli 86 » 05/08/2019, 9:16

Questo che state per leggere è la prima parte di un racconto breve che ho scritto anni fa per omaggiare e raccontare, nel mio piccolo, la storia e la cultura dei Nativi Americani.

Spero possiate trovarlo bello ed appassionante. per continuare a leggerlo, visto la lunghezza del racconto, inserirò il link che vi porterà nel mio sito.



L’oceano era calmo, il sole cocente d’estate riscaldava le sue vecchie ossa mentre la sua nave, spinta da un leggero vento, navigando verso l’orizzonte, era alla ricerca costante di una terra senza l’uomo bianco. Erano anni ormai che navigava in giro per il mondo senza una precisa meta. Aveva visitato gran parte della terra e in ogni posto dove era stato aveva trovato le tracce indelebili del suo passaggio. Si era nascosto in mezzo alla folla nei grandi villaggi grigi che loro chiamavano città, imparando a parlare alcune delle loro lingue, ma ogni volta che ci andava si fermava pochi giorni, il tempo di rifornirsi del necessario e si rituffava nel silenzio del mare. Tutto quel chiasso gli feriva le orecchie. E poi non sopportava l’uomo bianco, lo odiava profondamente. Era nato nelle verdi praterie dell’America, la sua gente era uno dei popoli più fieri e temuti di tutte le tribù americane. I Lakota. Ma oggi, dopo numerose guerre e persecuzioni da parte dell’uomo bianco e dei soldati in giacca blu, dopo il loro passaggio, non rimanevano che pochi fantasmi affamati dentro le riserve ed un mondo completamente stuprato. Lui dopo numerose battaglie a difesa del suo popolo e di madre terra, non aveva retto a tutto quel male. Si costruì invece una grande nave preferendo il mare e la solitudine ad una vita da schiavo. Tra la sua gente era conosciuto come Orso che nuota. Si raccontavano molte leggende sulla sua persona, la sera intorno al fuoco molti bambini si radunavano e rimanevano in silenzio ad ascoltare le sue avventure, vere o inventate, che gli anziani amavano raccontare o cantare per sfuggire alla triste realtà della riserva.

Mentre la sua nave dondolava sopra le placide onde dell’oceano, lui seduto sopra una sedia si godeva quella mattinata di calma, cercando, con una rudimentale canna da pesca da lui costruita, di tirare fuori dalle acque il suo pranzo. Molte lune erano passate da quando era un giovane guerriero dai capelli lunghi e neri e cavalcando sul suo cavallo cacciava il bisonte. Ora della dolce e morbida carne del bisonte non rimaneva che il ricordo. Faceva caldo, nonostante il temporale e la tremenda tempesta che si era scatenata per tutta la notte scorsa, sbattendo lui e l’intera nave da una parte e l’altra, le temperature non si erano abbassate e anzi gli pareva che in quel momento di metà mattinata facesse più caldo di ieri. Si alzò dalla sedia, prese l’ancora e la tirò giù fermando la nave, decise di interrompere la pesca, erano ormai due ore che provava a pescare senza tirare nulla in barca. Si tolse i pantaloni di pelle che portava, i mocassini e si lego i bianchi e lunghi capelli in due trecce che gli scendevano lungo il petto. Si tuffo dal ponte della nave, l’oceano sotto di lui si manifestò in tutta la sua bellezza. Si trovava vicino ad una barriera corallina, la salsedine gli creava un po’ di bruciore agli occhi tenendoli aperti anche sott'acqua, ma era più forte di lui, doveva tenerli aperti per godersi quel trionfo di vita e colori. Molti pesci di svariate dimensioni popolavano quel meraviglioso mondo acquatico nuotandogli accanto. In tanti anni di navigazione aveva nuotato in molte acque e scoperto tantissime creature ma ogni volta che lo faceva, la bellezza di quei posti sommersi lo affascinava a tal punto che per lui era sempre come se si immergeva la prima volta. Tornò su in superficie, rimase per qualche minuto a galla con la testa fuori dall'acqua e lo sguardo perso verso l’orizzonte. Ritornò con la mente alla sua giovinezza, alla sua patria alla sua gente. Ultimamente gli capitava spesso e più invecchiava e più tornava indietro con gli anni. Aveva conosciuto molte donne, di molti paesi diversi, ma nessuna era bella come Piccola Luna, l’unica vera donna che aveva amato in tutta la sua vita. Anche lei era Lakota, ma era una Sicangu, mentre lui apparteneva alla tribù dei Brulè. La vide un giorno durante una grande danza del sole organizzata da tutte le tribù dei Lakota. Erano i tempi delle guerre, l’uomo bianco era già entrato più volte nel loro territorio creando danni e uccidendo senza motivo molti bisonti solo per la lingua e la loro pelle per poi lasciare il resto delle carcasse a marcire al sole. Poi venne la scoperta dell’oro, quella pietra gialla li faceva impazzire e per averla erano disposti a fare di tutto anche uccidere donne e bambini. Una grande quantità venne trovata nelle Black Hills, le colline sacre per il suo popolo. Lì, loro e tante altre tribù della prateria andavano a pregare prima che i cercatori spalleggiati dall'esercito li minacciasse. Così tutte le tribù dei Lakota e anche altre tribù come i Cheyenne decisero di contrastarli dichiarandogli guerra. Preferivano morire che cedere le loro terre. Organizzarono un enorme campo nei pressi di un grande fiume, ed è proprio lì che fecero, pochi giorni prima dell’imminente guerra con l’esercito, una grande danza del sole. Pregarono per molti giorni chiedendo al Grande Spirito la forza necessaria per contrastare la minaccia dell’esercito che stava cavalcando verso di loro guidati dal loro capo Capelli D’argento. La vide il terzo giorno di danza, in uno dei momenti di pausa. Stava lì, ferma, in piedi in mezzo alla folla che assisteva e sosteneva i danzatori. Aveva un vestito fatto con la pelle di daino, dei lunghi e lucenti capelli neri raccolti in un'unica treccia che gli cascava davanti sul suo seno. Non era solo una semplice spettatrice, lei danzava insieme a loro quando partiva la musica, non mangiava e non beveva, proprio come tutti i danzatori, per tutta la durata della danza. Ci fu un momento che i loro occhi si incrociarono, furono secondi intensi, poi lei distolse lo sguardo e si girò verso la madre che la chiamava da lontano davanti alla loro tenda. Lui la seguì con lo sguardo, poi tornò a concentrarsi sulla danza, di li a poco sarebbe entrato di nuovo nell’arbor e avrebbe fatto la cerimonia della trafittura. Ma sentiva in cuor suo che quello sguardo tra di loro, non era stato un semplice scambio di sguardi, sentiva che dietro quello sguardo si nascondeva la scintilla per qualcosa d’importante. Per lui fu un colpo di fulmine, se ne innamorò subito. Finito la danza vennero i giorni di battaglia, l’esercito come già annunciato dalle sentinelle mandate avanti in esplorazione, si presentò numeroso, le loro armi erano di gran lunga superiori alle loro, ma col tempo avevano imparato le loro tecniche di guerra e studiarono un piano per cacciare una volta per tutte i soldati dalle loro terre. Attirarono con un manipolo di coraggiosi guerrieri i soldati in mezzo ad una piccola valle circondata da montagne, quando l’ultimo soldato entrò nella valle, il resto dei guerrieri uscì fuori dai loro nascondigli e da sopra le montagne circondò completamente i soldati. Scesero all'assalto da tutte le direzioni, come l’acqua dei fiumi dalle montagne, combattendo coraggiosamente contro i soldati che presi dal panico di essere finiti in una trappola di difesero come meglio potevano utilizzando fucili moderni e grandi bocche di metallo che sputavano palle di fuoco. Fu una grande battaglia che vide il suo popolo vincere e riempirsi di gloria. Difesero la loro terra con estremo coraggio, ma non vinsero la guerra, solo una battaglia. Dopo la battaglia, Orso Solitario poté concentrarsi sulla donna che sentiva di amare. Andò verso il suo accampamento, la cercò nella sua tenda e sua mamma gli disse che era andata verso il fiume a caricare l’acqua, rimontò in groppa al suo cavallo e corse al galoppo verso il fiume. La vide lì, bella come la luna, che si donava per comporre il suo nome, era china sulla riva intenta a raccogliere l’acqua. Lui scese da cavallo, le andò incontro e con un gesto di galanteria le prese i pesanti recipienti pieni d’acqua, mentre cercava il coraggio di presentarsi. Andarono verso una grande albero, si misero seduti ai suoi piedi godendosi la sua rinfrescante ombra. Lui poggiò per terra i recipienti, le prese le mani, la guardò fissa nei suoi occhi marroni, prendendo la loro la forza necessaria per dichiararsi, fece un grande respiro e si presentò parlando tutto d’un fiato.

<< mi chiamo Orso Solitario, non so precisamente cosa mi stia accadendo, ma da quando ti ho vista non posso far a meno di pensarti. Credo di amarti e sento che potrei morire se non te lo dico. Lo so forse sembro pazzo, ma è la verità. Se non vuoi credermi alle mie parole, leggi nei miei occhi. Gli occhi non mentono mai, riusciamo a mentire con le parole ma mai con gli occhi. >> finì in fretta la sua dichiarazione pentendosene subito, si sentiva uno stupido, perché mai una ragazza così bella doveva dare ascolto e innamorarsi di un ragazzo di un’altra tribù dal particolare nome di Orso Solitario. Nonostante quei pensieri preoccupati, non riusciva a togliere le mani dalle sue. Lei lo stupì spazzando in un attimo tutti i pensieri partoriti poco fa. Fece un grande sorriso, il suo viso si illuminò, complice un raggio di sole che filtrando tra i rami e foglie si depositò proprio su di lei che iniziando ad accarezzargli le mani le sentì dire le parole più belle per lui in quel momento.

<< ho già letto nei tuoi occhi le stesse parole e gli stessi sentimenti che improvvisamente sono nati nel mio cuore da quando ti ho visto danzare >>

Lui non credeva alle sua orecchie, improvvisamente senti il suo spirito insieme al suo cuore volare alto insieme alle nuvole come facevano le aquile. Si avvicinarono timidamente e si baciarono per molti e intensi minuti, poi la voce lontana della sua mamma che la chiamava da lontano ruppe quel magico momento.

<< come avrai sentito da mia madre, io sono Piccola Luna. Anche tu mi piaci molto. Non mi era mai capitato nulla di simile ma mi piaci dal primo istante che ti ho visto. Ora devo andare sennò mia madre si preoccupa e viene a cercarmi. >>

<< ma come faremo a vederci ancora, non voglio perderti >> disse lui preoccupato.

<< sono sicura che troverai il modo così come sono sicura dei sentimenti che provi per me >> disse lei con un sorriso provocatorio. Lui ci rifletté un po’, poi sorrise anche lui ricordandosi delle origini di sua madre.

<< l’ho già trovata, mia madre a origini Sicangu, ho alcuni zii che vivono nella vostra tribù. Potrei chiedere a loro se mi ospitano per un po’ di tempo così potremmo vederci tutti i giorni >>

<< ero sicura che avresti trovato una soluzione. Ora non resta che farti piacere a mio padre, il capo tribù Cavallo Macchiato >> lui non rispose e inghiotti aria a vuoto. Cavallo Macchiato era uno dei capi più rispettati e temuti, non sarebbe stato facile convincerlo che amava sua figlia e che aveva intenzioni serie. Lei rise a quell'espressione impaurita e disse per tranquillizzarlo.

<< tranquillo, mio padre non morde >> poi gli diede un altro bacio, si alzò e corse verso la sua tenda con i recipienti pieni d’acqua sulle spalle. Orso solitario rimase li a guardarla andare via, poi quando i suoi occhi non la videro più si alzo anche lui e camminò verso il suo fidato cavallo, l’unico amico che aveva. Gli accarezzò il muso a lungo prima di salirci sopra e riprendere anche lui la strada verso la sua tenda.


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