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LUNEDI' 7 MAGGIO 1973
La consegna delle armi non avverrà mercoledì ma domani, un giorno
prima del previsto, alle sette antimeridiane. Dennis Banks e Leonard
Crow Dog hanno proposto che fosse anticipata.
Carter Camp e
Crow Dog, rientrati dal loro ritiro, decidono di consegnarsi per
ottenere subito la libertà condizionata e poter essere presenti e
liberi da impedimenti domani, nelle ore cruciali. Appena fuori dei
confini della nazione vengono ammanettati mani e piedi e condotti in
carcere. Si era convenuto che, stabilita la cauzione, sarebbero
stati rilasciati. La cauzione è di settantamila dollari per Camp e
trentacinquemila per Crow Dog: cifre enormi, impossibili. Non è che
l'inizio. Camp aveva acconsentito che uscissero altri quattro
guerrieri, ai quali si sarebbe dovuta concedere la libertà
provvisoria senza cauzione, sempre perché potessero sovrintendere
alla consegna delle armi. Anche questi vengono arrestati e
imprigionati. L'accordo del 5 aprile, che è costato ore di attenta
discussione, è carta straccia, gli accordi pratici che l'hanno
seguito sembrano destinati alla stessa fine. Molti guerrieri avevano
già abbandonato Wounded Knee l'altra notte, ma la maggioranza era al
funerale di Lamont. Ora, visto quel che sta succedendo, tutti
decidono di andarsene. Anche Hellstern se ne accorge: "E' chiaro,
dice che l'intenzione dei militanti è quella di uscire da Wounded
Knee prima del disarmo". Ma non è in grado di parare il colpo. Nella
notte tutti i guerrieri, compreso Dennis Banks, lasciano Wounded
Knee in barba ai controlli degli US, tutti con le loro armi, per
continuare una lotta che non considerano per niente finita.
Ritornano, come si dice nel gergo rivoluzionario americano, nel
ventre dell'America.
MARTEDI'
8 MAGGIO 1973
Sono le sette
antimeridiane. L'ora della consegna delle armi. Nel villaggio sono
rimaste centoventicinque persone, uomini, donne, bambini. Sono
radunate nella
chiesa rotonda. Aspettano.
Non ci sono giornalisti né televisioni nel raggio di dieci miglia.
Assolutamente proibito. Gli US non vogliono testimoni. I soldati blu
entrano. Fanno salire tutti sulla collina dove si trova il cimitero
e li obbligano a sedersi. Poi li circondano con le armi spianate. E'
così che iniziò il massacro del 1890, quando la tribù di Piede
Grosso, accampata sotto la collina,
accerchiata, disarmata, in seguito a un colpo partito per errore si
trovò a fare da bersaglio ai fucili dei soldati. Gli indiani sono
ammassati tutti insieme. Non hanno acqua. I bambini piangono.
Perfino gli avvocati non sono stati ammessi, in dispregio alle mille
e una clausola che descrivevano in dettaglio come si sarebbe dovuto
fare. I quattro guerrieri che avevano il compito di sorvegliare sono
in prigione, come Camp e Crow Dog. Gli accordi prevedevano che
icarri armati venissero ritirati egli agenti del governo entrassero
nel villaggio in numero sufficiente (poco più di venti) a procedere
alla identificazione e divisione dei presenti in tre gruppi, nonché
all'ispezione (con il
minimo di disturbo per gli abitanti) per reperire eventuali armi
nascoste. Ed ecco che scendono in più di trecento, in formazione, a
ondate. Quando arrivano a un bunker prima sparano dentro, poi ci si
buttano e lo conquistano. Avanzano piegati in due, pronti al fuoco.
Gli elicotteri li proteggono dall'alto. Stanno venendo giù da ogni
parte. Giunti al centro della valletta si mettono a urlare che ce
l'hanno fatta, e buttano i cappelli in aria. Vedono una bandierina
su un bunker, in dieci corrono a strapparla e piazzano al suo posto
la bandiera degli USo Alle 10.19 William Hall, il secondo di Colburn,
annuncia dalla Red Arrow Radio: "Signori, il villaggio di Wounded
Knee è libero!". Vuoto, certamente: i suoi abitanti guardano dalla
collina, assetati. Ora i soldati vanno di casa in casa, squadre di
due otre. E non entrano dalla porta, dopotutto sono case di indiani.
Sfondano con le armi in pugno e sfasciano tutto quello
che possono, spaccano i tubi delle stufe, stracciano i vestiti. Sono
case povere e non hanno i gadget che i militari amano. Ma qualche
radio, qualche televisore scassato da distruggere 'i nostri' lo
trovano, perfino qualche registratore, che rubano. Più che altro
come trofeo di vittoria. E insozzano, devastano con la rabbia di chi
non sa fare di meglio.
Il villaggio è loro, per il loro sollazzo, fino alle 5.30 del
pomeriggio, mentre gli abitanti,
ora anche affamati, osservano dalla collina, in un silenzio rotto
solo dal pianto
dei bambini. Poi gli indiani ritornano. E ricominciano a
vivere......
TRENT'ANNI DOPO
Mentre scrivo il settimo cavalleria, nella sua ultima incarnazione,
sta correndo da Bassora verso Baghdad...
Impareranno mai gli US a sfilarsi gli stivali da cow-boys?
In questi trent'anni, nelle riserve di Pine Ridge e Rosebud, oltre
sessanta
indiani sono stati uccisi in scontri a fuoco da polizia e rangers:
una sorda
guerra civile in luoghi rimasti poverissimi. Poi c'è stato
l'ergastolo a Leonard
Peltier, condannato senza prove per un omicidio ed oggi simbolo
della
resistenza indiana e della infingardaggine, della lingua biforcuta
dei
bianchi.
Eppure molto è cambiato: ci sono scuole lakota e segni di ripresa
delle
tradizioni tribali. la coscienza del valore della propria storia e
della propria
cultura ha ridato forza ai giovani, che non si vedono più sbronzi e
disperati alla periferia di Rapid City. In tutti gli Stati Uniti,
del resto, da poco più di un milione gli indiani si sono quasi
raddoppiati. Insomma, nonostante l'amministrazione del BIA segua
l'andazzo di sempre, la riscossa indiana, direi il risorgimento,
continua. Sarà lunghissimo, come mi disse Cayote, un pit indian che
conobbi aWounded Knee. Ma gli indiani hanno una lunga pazienza, e
non hanno paura del tempo. Al momento del congedo Cayote mi salutò
aggiungendo che il periodo dell'occupazione prepotente della terra
da parte dell'uomo bianco si stava avviando alla sua inesorabile
fine.
Il fatto che Dennis Banks abbia procreato venti figli può essere
assunto
come esempio delle crescita demografica del popolo indiano,di una
speranza nel futuro. Russel Means ha messo la sua splendida faccia
al servizio del cinema democratico e 'revisioni sta' di Hollywood,
diventando un buon attore e usando la fama acquisita per sostenere
la sua causa. E la causa è diventata globale: la riscossa investe in
tutti gli aspetti possibili la totalità dei nativi americani,
dall'Alaska alla Terra del Fuoco, determinando
la nascita di nuove forme di lotta che si oppongono con sempre
maggiore
efficacia ai poteri forti della politica e dell'economia mondiali.
Cosa mi ha dunque spinto a ripubblicare questo libro a distanza di
trent'anni, con la semplice aggiunta di poche righe? Solo il
desiderio sottolineare l'eroismo simbolico di Wounded Knee: che ne
fa l'inizio di un processo di cui qualcuno, certamente, vedrà la
fine.
Angelo Quattrocchi, Roma Marzo 2003
Tratto da: "GLI
INDIANI ALLA RISCOSSA" di Angelo Quattrocchi, edizioni MALATEMPORA
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