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la storia completa dei nativi americani

la storia completa degli indiani d'america / nativi americani

INTRODUZIONE
Nonostante la storia degli indigeni d'America sia il punto focale di quella americana, ancora oggi molti sono poco informati su questa materia. Infatti, i sistemi scolastici americani e canadesi danno solo piccoli cenni di questa ricca ed interessante cultura rappresentata dall'eredità indiana.
Mettendo a fuoco una razza speciale come tema centrale, è necessario considerare l'intero arco di storia umana, dalla preistoria ai giorni nostri. Si tratta, anche in questo caso, di centinaia di tribù diverse, sia esistenti sia estinte, ognuna con una sua storia, popolazione (stirpe) e cultura.
Gli studi sugli indiani comprendono vari settori della storia, dell'archeologia, dell'etnologia, della sociologia, della geografia, della politica, della religione, della glottologia, ecc.
Se oggi siamo qui a parlare di usi, costumi, tradizioni, riti, culti religiosi della cultura indiana è grazie a studiosi, autori e cartografi precedenti, uomini come Powell, Hodge, Kroeber, Swanton, Collier, Josephy, Driver e Highwater, che hanno dedicato la loro vita alla ricerca e alla salvaguardia della storia e della cultura degli indigeni americani.

GLI ANTICHI INDIANI

La ricostruzione della preistoria è basata ovviamente su congetture e gli studiosi non sempre sono d'accordo, e se sono d'accordo sul concetto, magari non usano sempre gli stessi termini. Del resto le tecniche di datazione sono lungi dall'essere esatte: la datazione stratigrafica, il radiocarbonio, la dendrocronologia, l'archeomagnetismo, la datazione dell'ossidiana ed altre tecniche devono tener conto di un margine d'errore. Comunque, nonostante le difficoltà intrinseche della materia e la complessità dell'argomento, la preistoria è un'epoca accessibile all'uomo moderno e grazie agli sforzi di archeologi e di altri scienziati, ha una sua forma, una sua definizione e un suo svolgimento.
Dopo decenni di teorie e congetture, si è arrivati alla conclusione che i primi uomini arrivarono nel Nord America dall'Asia attraverso l'istmo dello stretto di Bering, conosciuto come Beringia, durante il periodo pleistocenico.
Ci furono quattro glaciazioni durante i millenni del Pleistocene, con calotte di ghiaccio provenienti dal Nord; le glaciazioni vennero intervallate da periodi interglaciali. La glaciazione di Wisconsin (che corrisponde alla glaciazione di Wurm in Europa) durò circa da 90.000 o 75.000 fino a 8.000 anni a.C.
Si teorizza che in vari periodi durante la glaciazione di Wisconsin una certa quantità d'acqua del pianeta si fosse trasformata in ghiaccio, abbassando notevolmente gli oceani ed esponendo terre ora sommerse. Dove ora si trovano 92 km d'acqua, profonda 54 m nello stretto di Bering, una volta si stendeva una lingua di tundra di circa 1.600 km, che collegava i due continenti. Secondo alcuni studiosi, è possibile che alcune isole di oggi fossero a quel tempo delle montagne torreggianti. La grossa selvaggina dell'era glaciale potrebbe essere migrata attraverso l'istmo e i primi uomini predatori, muniti di lancia, potrebbero averla seguita. Quei paleo-siberiani sarebbero i primi indiani, i veri scopritori del Nuovo Mondo. E' opinione prevalente fra gli studiosi che la migrazione di uomini dall'Asia non sia avvenuta tutta in una volta, ma durante il corso dei millenni e a ondate, dato che i primi indiani viaggiavano in piccoli nuclei famiuliari o a gruppi.
La strada verso sud non fu sempre transitabile. Infatti, nel periodo in cui esisteva la Beringia, il ghiacciaio Wisconsin ostriva il passaggio di ulteriori migrazioni verso sud ed est.
I primi uomini potrebbero aver vissuto per generazioni nell'Alaska, al tempo priva di ghiaccio a causa dello scarso numero di precipitazioni, finché periodi di disgelo crearono passaggi naturali attraverso i ghiacci. A tale proposito, esistono prove geologiche ed archeologiche che dimostrano l'esistenza di un corridoio privo di ghiacci presente per migliaia di anni durante la prima e la media glaciazione Wisconsin lungo la dorsale delle Montagne Rocciose. Poi, durante un altro disgelo, dopo 10.000 anni di intervallo, un secondo corridoio si formò probabilmente verso est, lungo le pianure di Alberta-Saskatchewan. E infine si sviluppò un terzo passaggio nel Wiscnsin seguendo i fiumi Yukon, Peace e Liard.
Da queste rotte, i primi indiani possono essersi dispersi verso est lungo le vallate dei fiumi delle Grandi Pianure, verso ovest attraverso il passaggio meridionale delle Montagne Rocciose al Great Basin, verso sud-ovest al tallone delle Montagne
Rocciose alla California meridionale, o verso sud all'America centrale e meridionale fino alla Terra del fuoco, estremità meridionale del Nuovo Mondo.
L'intera dispersione durò probabilmente per secoli e millenni, poiché gli uomini seguivano la grossa selvaggina. Si ipotizza che ulteriori migrazioni avvennero anche dopo la definitiva sommersione della Beringia. Dal 3.000 al 1.000 a.C gli Eschimesi, gli Aleut e forse anche gli Atapascani utilizzarono canoe di legno e barche di pelle per attraversare lo stretto di Bering.

Durante il lungo corso dei secoli, dopo la migrazione di uomini verso il Nuovo Mondo e fino alla fine dell'epoca glaciale, all'incirca nell'8.000 a.C, e per un periodo successivo, il principale modo di vivere era costituito dalla caccia alla grossa selvaggina. La maggior parte dei cacciatori nomadi si vestivano di pelli e pellicce e si rifugiavano in caverne, sotto sporgenze e in capanne di rami ee erano soliti inseguire la selvaggina pleistocenica: lanuginosi mammut, mastodonti, tigri dai denti a sciabola, leoni americani, cammelli, bisonti dalle grossa corna, orsi dal muso corto, lupi feroci, castori giganti, armadilli giganti, tapiri dal muso curvo, buoi muschiati, cavalli selvatici, oltre ad alcuni mammiferi più piccoli. Gli antropologi hanno appreso quanto conoscono dei primi indiani in base agli scheletri e ai manufatti trovati nei luoghi da loro abitati e nei posti di caccia.
Dopo il 25.000 a.C apparvero tra gli indiani paleolitici nuove tecnologie. Venivano usate pietre malleabiie, specialmente pietra focaia, selce ed ossidiana, per fare attrezzi funzionali, come raschini, asce e punte per le lance, particolarmente importanti per la caccia. Le fasi paleo-indiane si distinguono per il tipo di punta della lancia che porta solitamente il nome dell'area dove fu rinvenuta la prima volta. Le fasi principali sono: Sandia, Clovis, Folsom e Plano. Il fatto che tali punte non siano state ritrovate sul lato asiatico dello stretto di Bering indica che l'evoluzione tecnologica che lo riguarda, avvenne nel Nuovo Mondo.
Durante il ritiro definitivo dei ghiacciai settentrionali tra i 9.000 e i 5.000 anni a.C, molti dei grandi mammiferi, dai quali dipendeva il sostentamento dei paleo-indiani, scomparvero, prima nelle latitudini più basse, poi anche nel Nord. Questo esempio di estinzione della grossa selvaggina è uno dei grandi misteri del periodo paleolitico e ci sono varie teorie per cercare una spiegazione. Probabilmente la causa fu un cambiamento climatico. I ghiacciai, sciogliendosi, crearono per tutto il continente un alto tasso di umidità con una vegetazione lussureggiante, fiumi, laghi e paludi abbondanti.
Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali. Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti altri cambiamenti climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore: l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua organizzazione.
La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento eccessivo del pleistocene".
Nonostante le numerose lacune, ipotesi e congetture che rendono difficile il loro lavoro, gli scienziati hanno dedotto alcuni fatti della vita dei paleo-indiani attraverso rinvenimenti archeologici. Tra queste lacune, per esempio, c'è l'incomprensione del ruolo della donna paleo-indiana: alcuni reperti dimostarno che essa lavorava con materiali deperibili, invece che di pietra e di osso. Tuttavia, l'esistenza di punte lanceolate ritrovate nei luoghi abitati e di cacciagione, ci dice molto dei primi indiani e delle loro somiglianze con l'uomo moderno. Essi cercavano cibo e rifugio; si sforzavano di elaborare nuove tecnologie; erano fieri del loro lavoro; sognavano ed agivano. E sopravvissero.

I primi indiani si adattarono. Nel corso dei secoli il clima, la flora e la fauna si sono evoluti, dall'epoca glaciale attraverso l'epoca di spartiacque post-glaciale, fino alle nuove configurazioni delle regioni. Generazione dopo generazione, gli indiani gradualmente allargavano la loro base di vita e inventavano nuove tecnologie.
Dal 6.000 al 1.000 a.C ci fu il cosiddetto periodo arcaico, caratterizzato dal vivere di raccolti, dal cacciare ed intrappolare la piccola selvaggina, dal pescare e raccogliere piante selvatiche commestibili. La vita nel periodo arcaico era essenzialmente migratoria. Quando i raccolti in una zona finivano, gli indiani si tarsferivano in un'altra. In genere erano più stabili dei cacciatori paleolitici: infatti sono stati trovati anche degli insediamenti permanenti, indicati da cumuli assai grandi (ammassi di residui), specialmente vicino ai laghi e ai corsi d'acqua. In questo periodo una varietà di materiali, quali legno, pietra, ossa, corna, conchiglie, pelle, fibre di piante e rame, veniva utilizzata per fabbricare una vasta gamma di utensili e attrezzi speciali per soddisfare i bisogni del particolare modo di vivere di ogni singola regione.
Gli artigiani arcaici fabbricavano lance, coltelli, asce, scuri, mannaie, scalpelli, raschietti, mazze, martelli, incudini, lesini, trapani, mortai e pestelli, armi, arpioni, canne e contenitori. Le loro pentole per cucinare e per conservare il cibo erano di pietra. In questo periodo stoffe e cesti di materiali vegetali intrecciati vennero fatti per la prima volta. Insieme al gran numero di attrezzi nascevano nuovi metodi di preparazione e conservazione degli alimenti. Pietre riscaldate venivano usate per bollire l'acqua ed arrostire semi. Cesti e contenitori di pelle erano usati per immagazzinare il cibo. Gli indiani arcaici furono anche i primi nordamericani a costruire barche e ad addomesticare il cane. Quei primi indiani trasformarono alcuni dei loro materiali in ornamenti, svilupparono credenze e rituali complessi ed elaborarono dei metodi per seppellire i loro morti.
Vista la difficoltà di concepire un sistema preciso di classificazione ed una cronologia esatta dei periodi litico ed arcaico, tale compito ancora più arduo riguardo alle epoche culturali posteriori.
Con i progressi culturali arriva la diversificazione: gli indiani nelle diverse zone del continente progredivano in modi diversi. In termini archeologici, ciò significa che ogni regione ha la sua propria sequenza culturale e le sue categorie (culture, periodi, fasi, tradizoni, ecc.). Infatti, ogni zona archeologica ha il proprio sistema di classificazione, e ciò rende lo studio della preistoria indiana ancora più difficile.
Il termine più comunemente applicato per definire il periodo postarcaico (circa dal 1.000 a.C fino al contatto con l'uomo bianco) è "formativo", parola che implica transizione. In termini generali "formativo" si riferisce all'estensione dell'agricoltura, alla vita stabile nei villaggi, a case, animali addomesticati, ceramica, tessitura, all'uso dell'arco e della freccia, a cerimonie e credenze.

Durante il lungo corso dei secoli, dopo la migrazione di uomini verso il Nuovo Mondo e fino alla fine dell'epoca glaciale, all'incirca nell'8.000 a.C, e per un periodo successivo, il principale modo di vivere era costituito dalla caccia alla grossa selvaggina. La maggior parte dei cacciatori nomadi si vestivano di pelli e pellicce e si rifugiavano in caverne, sotto sporgenze e in capanne di rami ee erano soliti inseguire la selvaggina pleistocenica: lanuginosi mammut, mastodonti, tigri dai denti a sciabola, leoni americani, cammelli, bisonti dalle grossa corna, orsi dal muso corto, lupi feroci, castori giganti, armadilli giganti, tapiri dal muso curvo, buoi muschiati, cavalli selvatici, oltre ad alcuni mammiferi più piccoli. Gli antropologi hanno appreso quanto conoscono dei primi indiani in base agli scheletri e ai manufatti trovati nei luoghi da loro abitati e nei posti di caccia.
Dopo il 25.000 a.C apparvero tra gli indiani paleolitici nuove tecnologie. Venivano usate pietre malleabiie, specialmente pietra focaia, selce ed ossidiana, per fare attrezzi funzionali, come raschini, asce e punte per le lance, particolarmente importanti per la caccia. Le fasi paleo-indiane si distinguono per il tipo di punta della lancia che porta solitamente il nome dell'area dove fu rinvenuta la prima volta. Le fasi principali sono: Sandia, Clovis, Folsom e Plano. Il fatto che tali punte non siano state ritrovate sul lato asiatico dello stretto di Bering indica che l'evoluzione tecnologica che lo riguarda, avvenne nel Nuovo Mondo.
Durante il ritiro definitivo dei ghiacciai settentrionali tra i 9.000 e i 5.000 anni a.C, molti dei grandi mammiferi, dai quali dipendeva il sostentamento dei paleo-indiani, scomparvero, prima nelle latitudini più basse, poi anche nel Nord. Questo esempio di estinzione della grossa selvaggina è uno dei grandi misteri del periodo paleolitico e ci sono varie teorie per cercare una spiegazione. Probabilmente la causa fu un cambiamento climatico. I ghiacciai, sciogliendosi, crearono per tutto il continente un alto tasso di umidità con una vegetazione lussureggiante, fiumi, laghi e paludi abbondanti.
Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali. Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti altri cambiamenti climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore: l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua organizzazione.
La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento eccessivo del pleistocene".
Nonostante le numerose lacune, ipotesi e congetture che rendono difficile il loro lavoro, gli scienziati hanno dedotto alcuni fatti della vita dei paleo-indiani attraverso rinvenimenti archeologici. Tra queste lacune, per esempio, c'è l'incomprensione del ruolo della donna paleo-indiana: alcuni reperti dimostarno che essa lavorava con materiali deperibili, invece che di pietra e di osso. Tuttavia, l'esistenza di punte lanceolate ritrovate nei luoghi abitati e di cacciagione, ci dice molto dei primi indiani e delle loro somiglianze con l'uomo moderno. Essi cercavano cibo e rifugio; si sforzavano di elaborare nuove tecnologie; erano fieri del loro lavoro; sognavano ed agivano. E sopravvissero.

I primi indiani si adattarono. Nel corso dei secoli il clima, la flora e la fauna si sono evoluti, dall'epoca glaciale attraverso l'epoca di spartiacque post-glaciale, fino alle nuove configurazioni delle regioni. Generazione dopo generazione, gli indiani gradualmente allargavano la loro base di vita e inventavano nuove tecnologie.
Dal 6.000 al 1.000 a.C ci fu il cosiddetto periodo arcaico, caratterizzato dal vivere di raccolti, dal cacciare ed intrappolare la piccola selvaggina, dal pescare e raccogliere piante selvatiche commestibili. La vita nel periodo arcaico era essenzialmente migratoria. Quando i raccolti in una zona finivano, gli indiani si tarsferivano in un'altra. In genere erano più stabili dei cacciatori paleolitici: infatti sono stati trovati anche degli insediamenti permanenti, indicati da cumuli assai grandi (ammassi di residui), specialmente vicino ai laghi e ai corsi d'acqua. In questo periodo una varietà di materiali, quali legno, pietra, ossa, corna, conchiglie, pelle, fibre di piante e rame, veniva utilizzata per fabbricare una vasta gamma di utensili e attrezzi speciali per soddisfare i bisogni del particolare modo di vivere di ogni singola regione.
Gli artigiani arcaici fabbricavano lance, coltelli, asce, scuri, mannaie, scalpelli, raschietti, mazze, martelli, incudini, lesini, trapani, mortai e pestelli, armi, arpioni, canne e contenitori. Le loro pentole per cucinare e per conservare il cibo erano di pietra. In questo periodo stoffe e cesti di materiali vegetali intrecciati vennero fatti per la prima volta. Insieme al gran numero di attrezzi nascevano nuovi metodi di preparazione e conservazione degli alimenti. Pietre riscaldate venivano usate per bollire l'acqua ed arrostire semi. Cesti e contenitori di pelle erano usati per immagazzinare il cibo. Gli indiani arcaici furono anche i primi nordamericani a costruire barche e ad addomesticare il cane. Quei primi indiani trasformarono alcuni dei loro materiali in ornamenti, svilupparono credenze e rituali complessi ed elaborarono dei metodi per seppellire i loro morti.

Tuttavia per esprimere i gradi di sviluppo occorrono altri termini. Nell'America centrale, per esempio, dove gli indiani raggiunsero il grado più alto di vita organizzata, in quanto costruirono delle città, viene usato il termine "classico", riferito ad un culmine culturale che comporta suddivisioni come "preclassico" e "postclassico".
Un altro termine ancora, che si riferisce al culmine di una cultura, quello dell' "epoca aurea", viene a volte usato per le culture avanzate del Nord del Messico, come quella degli Anasazi, Hohokam e Mogollon del Sud-Ovest o dei "Mound Builders" dell'Est.. Deve essere ricordata anche un'altra classificazione culturale. Alcuni studiosi usano il termine "mesoindiano" invece di "formativo" o "preclassico" per distinguere il periodo in cui venne intrododtta l'agricoltura nella Mesoamerica (tra il 7.000 e il 5.000 a.C.) dalla cultura arcaica di altri luighi sul continente.
Se un gruppo di popoli meritasse l'etichetta di "cultura madre" o "civiltà madre" mesoamericana, questo sarebbe quello degli Olmechi delle giungle, delle praterie e delle paludi della costa del Golfo del Messico. Nella cultura olmeca si svilupparono i villaggi, anche se non proprio come delle città vere, almeno come grandi centri di cerimonie ed economici. Le tribù divennero complesse strutture sociali. L'artigianato ed il lavoro manuale si evolsero verso l'arte, e l'architettura divenne raffinata e di proporzione colossale. I rituali si trasformarono in sistemi numerici e gli eventi del calendario in scritture geroglifiche. L'agricoltura si estendeva tramite una rete di relazioni commerciali.
Questa cultura fiorente, nota come olmeca, influenzò infatti tutte le altre culture sorte in seguito in Mesoamerica: i Maya, i Teotihuacan, i Totonachi, gli zapotechi e, attraverso di loro, i Toltechi, i Mixtechi e gli Aztechi, come altri popoli più a nord e a sud.
Come le maggiori civiltà mesoamericane la società olmeca era teocratica, con classi fisse di sacerdoti, burocrati, mercanti ed artigiani nei centri abitati. La popolazione agricola praticava un'agricoltura basata sul dissodamento del terreno (abbattendo e bruciano gli alberi per far posto ai campi) al fine di sostenere gli altri ceti della società.
Per quanto riguarda i manufatti, gli olmechi sono noti per le teste giganti di basalto (alcune di un peso di 20 tonnellate) con lineamenti spessi ed un copricapo simile ad un elmo, ed anche per statuette di giada, terracotta e pietra, con facce feline, i "baby-faces, che rappresentavano il discendente di un dio olmeco, il giaguaro, dio della pioggia, e le sue compagne umane. Il grande serpente piumato, un tema ricorrente in Mesoamerica, è un'altra raffigurazione frequente. Gli Olmechi sono anche noti per le larghe steli (lastre di pietra scolpite) , per le pavimentazioni di serpentino ricoperte di mosaici, per gli specchi concavi di magnetite per accendere fuochi e per la ceramica orlata di bianco.
Gli Olmechi, progredendo, svilupparono un sistema numerico e inventarono un calendario, come anche una scrittura geroglifica, che furono poi in auge presso i Maya per i secoli successivi. Infatti, visti i legami linguistici e culturali tra i due popoli e la non conoscenza di cosa sia accaduto agli Olmechi dopo il declino culturale, alcuni studiosi hanno ipotizzato che siano migrati verso sud-est e diventati i diretti antenati dei Maya. I Maya sono stati definiti i "Greci del Nuovo Mondo": questo paragone esprime l'alto livello della civiltà e dell'intelletto di questo popolo. I Maya ereditarono un ricco lascito culturale dai primi popoli mesoamericani ed in particolare dagli Olmechi. La loro grandezza non deriva tanto dall'innovazione quanto dal perfezionamento dei modi di vivere esistenti, come rivelano i loro complicati sistemi matematici, astronomici, il calendario, la loro scrittura geroglifica, sia pittografica che ideografica e forse anche con i glifi che rappresentavano suoni e sillabe, il loro stile artistico realistico, sia quello della pittura sia quello dei bassorilievi, e infine la loro architettura raffinata, incluse le piramidi dai lati scoscesi, le volte a mensoloni, le creste dei tetti.
Il mondo dei Maya, come quello degli Oltechi, ruotava intorno ai centri cerimoniali. Si conoscono almeno 116 zone dei Maya nel Messico di oggi, in Guatemala, in Honduras e in San Salvador. Molti di questi centri avevano magnifiche strutture in pietra, templi a forma di piramide, piattaforme astronomiche od osservatori, palazzi, monasteri, bagni, campi per il gioco della palla, piazze, ponti, acquedotti e bacini. Tikal, per esempio; una delle zone più importanti della cultura classica di pianura, ritrovato in Guatemala, disponeva di 3.000 strutture comprendenti sei templi a forma di piramide, si estendeva per circa 2 km quadrati ed aveva una popolazione di circa 100.000 abitanti.
Benché la società dei Maya fosse rigorosamente strutturata secondo le diverse classi (sacerdoti, oligarchi ereditari, artigiani e contadini), non esiste nessuna prova di un sistema politico più ampio che unisse i vari centri popolati, o di una capitale dominante. Essi non erano bellicosi e non cercavano di combattere i popoli vicini. Stabilivano comunque relazioni comerciali di vasta portata. Erano un popolo marinaro e alcuni commercianti viaggiavano con piroghe larghe, scavate in un solo tronco, con un massimo di 25 rematori.
Non si conosce il motivo per cui i Maya dei centri classici della pianura siano caduti in uno stato di declino culturale intorno al 900 d.C. Una teoria credibile indica questo declino come conseguenza del decadimento dell'agricoltura e a causa della popolazione crescente e dello sfruttamento intensivo del terreno che portò anche ad un'insurrezione dei contadini contro i sacerdoti e i nobili reggenti. In ogni caso, da quel momento in poi la cultura dei Maya prosperò soprattutto al sud, nelle regioni montuose del Guatemala.
Dopo il 1.000 d.C. si sviluppò un altro ceppo della cultura Maya nella penisola dello Yucatan, per effetto di un'invasione di popoli Toltechi che si unirono ai Maya ed adottarono le loro tradizioni e la loro estetica. Nacquero allora dei centri cerimoniali come Chichen, Itza, Mayapan e Tulum.
I Chichimechi nomadi o "figli del cane" arrivarono nella vallata del Messico dalle regioni settentrionali, in piccoli gruppi e dall'VIII secolo in poi. Ma solo nel X secolo una di queste tribù nomadi, quella Tolteca-Chichimeca, riuscì a prendere il sopravvento sulle altre. Il loro capo si chiamava Mixcoatl.
Studiando le culture locali si scoprì che costruirono una grande città, Tula, situata sulla cima di un monte e ben difendibile. Nel 968 Topiltzin, figlio di Mixcoatl, giunse al potere. E' difficile distinguere la realtà dalla leggenda, poiché la maggior parte di ciò che sappiamo della storia tolteca, è stato tramandato attraverso miti e poesie azteche, nelle quali sia il padre sia il figlio vengono considerati come divinità: Mixcoatl come dio della caccia, Topiltzin come Quetzalcoatl, ossia l'antico Serpente Piumato di cui prese il nome. E' noto comunque che Topiltzin-Quetzalcoatl stabilì un impero tolteco con città-stato indipendenti. tentò di aumentare il livello culturale del suo popolo e grazie alla sua opera il nome "tolteco" divenne sinonimo di "civilizzato" nella tradizione seguente. Topiltzin-Quetzalcoatl incoraggiò l'architettura, e i Toltechi divennero eccellenti costruttori: costruirono palazzi con atri di colonne e affreschi, piramidi enormi, giardini circondati da un muro per il gioco della palla.
Topiltzin incentivò la lavorazione dei metalli, e i Toltechi modellarono oggetti d'oro e d'argento finissimi. Nuove forme di ceramica apparvero nella cultura tolteca: la tessitura, i lavori con piume e la scrittura geroglifica si svilupparono ulteriormente. Egli diede impulso all'agricoltura, che diede come risultato la produzione di specie migliori di granoturco, di yucca e di cotone.
Secondo la tradizione il pacifico Topiltzin-Quetzalcoatl perse il potere quando cercò di abolire i sacrifici umani, che erano praticati su vasta scala. Come risultato, i suoi seguaci, cioè quelli del Serpente Piumato benigno, venivano sopraffatti da quelli del dio Tezcatlipoca, la divinità della notte.
Non è nota la natura esatta di questa lotta di potere. Non si sa neppure cosa successe a Topiltzin-Quetzalcoatl e al suo seguito dopo la presunta sconfitta. Forse le due divinità rappresentavano elementi teocratici e militaristi della società tolteca. Forse furono loro quei Toltechi che invasero lo Yucatan e contribuirono alla rinascita della cultura dei Maya, il periodo corrisponderebbe. Se quel gran re continuasse a vivere non si sa, la leggenda di Quetzalcoatl comunque divenne talmente popolare in tutta l'America centrale che ancora secoli dopo, Montezuma II, l'imperatore degli Aztechi, credette che Cortes, il conquistatore spagnolo, fosse il dio che ritornava.
Per quanto riguarda i Toltechi che rimasero al potere a Tula e nella vallata del Messico, si sa che furono perseguitati da una serie di calamità, quali siccità, fuoco ed invasioni dei nomadi del nord. Erano tornati al punto di partenza; una volta erano stati i "figli del cane", i conquistatori, ora toccava a loro essere conquistati. Tula fu distrutta nel 1160.
Come i Toltechi prima di loro, che ora divennero tributari, i Mexica erano un popolo chichimeco, migrato dal nord nella vallata del Messico. La data del loro arrivo nella regione è il 1168. Durante gli anni successivi vissero come nomadi ai margini delle culture locali e servirono a volte come mercenari dell'esercito, con i loro archi e frecce micidiali. Stando alle apparenze, fondarono due insediamenti su isolotti paludosi nel lago Texcoco, e cioè Tlatelolco e Tenochtitlan, intorno al 1325.
Tenochtitlan, l'area dove oggi sorge Città del Messico, si estese; cesti di vimine venivano fissati sul basso fondo del lago e caricati con limo ed altri materiali vegetali creando delle chinampas, isole artificiali per l'agricoltura. E' possibile che Tenochtitlan conquistasse e assorbisse Tlateloco. Gli abitanti di Tenochtitlan, che si chiamavano Tenocha, lottarono tenacemente per avere il predominio sulle città-stato rivali della vallata. Il fatto più saliente fu l'alleanza con gli Alcohua di Texcoco contro i Tepanec, altro popolo arrivato da poco nella vallata e grande rivale dei Tenocha.
I Tenocha presero il nome nuovo di Aztechi dal leggendario Aztlan, da cui presumibilmente derivano, e cominciarono a sottomettere molti degli altri popoli del Messico centrale. Tenochtitlan diventò una città con centinaia di edifici e collegata con un complesso sistema di canali, con una popolazione stimata di circa 300.000 abitanti. L'intero impero azteco arrivò a comprendere circa 5.000.000 di individui. Le conquiste erano utili agli Aztechi per due ragioni: in primo luogo veniva mantenuto l'impero commerciale che avevano creato. Infatti, oro, argento, rame, perle, giada, turchese ed ossidaina erano prodotti importanti per il loro commercio, così come cereali, fagioli, zucche, pomodori, cotone, cacao, mango, papaya e avocado e in più cani addomesticati e tacchini. Gli stessi beni venivano a volte consegnati come tributi dai popoli sconfitti che in cambio non ricevevano nulla. Ma gli Aztechi pretendevano molto di più dai popoli conquistati: oltre ai loro beni, volevano anche gli individui. Infatti, in secondo luogo, la loro attività militare mirava a fare dei prigionieri per i sacrifici umani che assolvevano le funzioni statali di mantenere l'ordine.
La religione compenetrò la vita degli Aztechi. Ognuna delle loro divinità, di cui molte già adorate dai primi popoli mesoamericani, come per esempio il Quetzalcoatl, aveva il proprio culto. Huitzilopochtli, dio della guerra, era un'invenzione degli Aztechi e richiedeva il tributo maggiore. Migliaia di prigionieri venivano trucidati in cima ai templi-piramide e i loro cuori strappati dai sacerdoti. Gli Aztechi non diedero origine al sacrificio umano nell'America centrale, però lo svilupparono a inusuali estremi di crudeltà e fanatismo. I sacerdoti, benché rappresentassero la funzione centrale della società azteca, non erano così potenti come nelle altre teocrazie mesoamericane. All'apice del sistema delle classi c'era il Capo degli Uomini, scelto da una stirpe reale dai nobili dei clan cittadini, dai ricchi commercianti e dai capi guerrieri. Sotto c'erano i cittadini comuni, compresi artigiani ed agricoltori e il gruppo di operai non specializzati; ancora più sotto c'erano gli schiavi.
Di tutte le "civiltà perdute", quella degli Aztechi è la più conosciuta poiché era al culmine proprio al momento dell'arrivo degli europei. Benché gli spagnoli abbiano distrutto rapidamente la cultura azteca, templi, sculture, scritture, hanno conservato notevoli informazioni su di essa. Comunque, nonostante tutto quello che si sa degli Aztechi, rimane un paradosso sconcertante: da un lato ci fu una cultura complessa, sofisticata, con scopi altamente intellettuali e un senso raffinato dell'estetica, dall'altro una cultura feroce che si alimentava della morte ritualistica di individui.
Gli Olmechi, i Maya, i Toltechi e gli Aztechi furono grandi dominatori durante il loro apogeo culturale e vengono descritti assieme ai loro centri principali. Teotihuacan fu una grande città-stato, e non è noto quale fu il popolo che la fondò e la portò al suo importante ruolo nel periodo classico. Chiunque fossero stati, i Teotihuacan raggiunsero il loro apice culturale nella vallata del Messico, mentre i Maya fiorirono nel Sud-Est. L'influenza incrociata tra i due popoli ebbe la sua parte nella grandezza di entrambi.
Teotihuacan, oltre a svilupparsi come centro cerimoniale, divenne la prima vera città dell'America centrale, una metropoli ben disegnata che copriva un'area di circa 20 km2 con una popolazione che raggiunse le 125.000 unità. Gli abitanti costruirono piazze, viali, canali, parchi, fognature, mercati, officine, condomini (blocchi formati da adobe e da intonaco ad un piano e con molti vani) e templi a piramide. Due piramùidi massicce, la Piramide del Sole alta 60 m e la più piccola Piramide della Luna, furono collegate con la via principale della città, il Viale dei Morti, lungo 4.800 m. Anche la cittadella, una recinzione larga e quadrata di edifici che includeva il tempio di Quetzalcoatl, era unita al viale.
La religione e la politica nella società divisa per ceti di Teotihuacan. I suoi edifici ospitavano i capi religiosi e la nobiltà. I contadini abitavano nei villaggi vicini. Con l'introduzione di migliori tecniche agricole come l'irrigazione e la chinampas si produceva cibo sufficiente per la popolazione urbana che cresceva vertiginosamente.
Da Teotihuacan, centro dinamico di religione, commercio e arte, la cultura azteca si allargò a molte regioni della Mesoamerica. I termi di natura militare si ritrovano raramente nella moltitudine di affreschi della città, il che significa che il commercio, e non la guerra, aveva un ruolo dominante nella mente degli Aztechi.

Molti elementi della cultura di Teotihuacan si diffusero tra altri popoli: la scrittura geroglifica, i sistemi di calendario, gli stili architettonici, le tecniche agrarie e il culto di specifiche divinità quali Quetzalcoatl (il Serpente Piumato) e Tlaloc (il Dio della Pioggia), come anche la pratica del sacrificio umano.
La città esportava anche manufatti artistici, utensili, attrezzi, gioielli, indumenti, sculture di ossidiana e la ceramica alta, sottile e color arancione.
Il declino di Teotihuacan si manifestò nell'ottavo secolo. Siccità, una crisi nell'agricoltura, incendi, ribellioni, invasioni, tutti fattori che ebbero la loro parte in questo declino. Le rovine della città vennero chiamate dagli Aztechi posteriori "la dimora degli dei".

Il Sud-Ovest si estende dall'attuale Utah meridionale e dal Colorado, attraverso Arizona, Nuovo Messico e un angolo del Texas, fino alla parte settentrionale del Messico. In quel territorio accidentato e arido di montagna, con canyon e deserto (prima del contatto con l'uomo bianco), raggiunse il suo più alto grado di sviluppo a nord delle civiltà agrarie avanzate dell'America centrale. Questo fatto è spiegato da due fattori: primo, la vicinanza della regione all'America centrale, culla dell'agricoltura indiana; secondo, l'ambiente aspro del Sud-Ovest, con la sua selvaggina e le sue piante selvatiche non molto commestibili, fecero sì che l'agricoltura divenisse un'alternativa necessaria.
Sotto l'influenza del Sud, nacquero dall'America centrale, tre culture specifiche dominanti sulla base della precedente tradizione arcaica Cochse-Deserto: la Mogollon, la Hohokam e la Anasazi. Per ognuna di esse l'adozione dell'agricoltura comportò la vita sedentaria in villaggi con conseguente sviluppo degli attrezzi, arti e mestieri, specie quello della ceramica. Sebbene ognuna di esse avesse caratteristiche specifiche, erano collegate tra di loro e ognuna venne influenzata dall'altra.
Nelle regioni dell'Est e del Midwest del Nord America, le culture avanzate con grandi popolazioni poterono esistere anche senza agricoltura praticata su vasta scala, grazie alle piante commestibili e alla selvaggina abbondante. Tra queste culture vi era quella dei "Mound Builders" anche chiamata Adena e Hopewell, che avevano i loro centri abitati nell'Ohio. La cultura degli Adena durò dal 1.000 a.C al 200 d.C, quella degli Hopewell dal 300 a.C al 700 d.C
Benche le due culture condividessero molte delle loro caratteristiche e coesistessero per cinque secoli, la loro esatta relazione è sconosciuta. Non si sa, infatti, se gli Adena fossero, e in quale misura, gli avi dei Hopewell, oppure se tra i due popoli vi siano stati conflitti. Non è neache risaputo da dove i due popoli fossero arrivati: alcuni studiosi ritengono che fossero originari dell'America centrale, altri delle regioni dei Grandi Laghi, e non si sa cosa successe loro quando le proprie culture finirono. Fino al secolo XIX si credette, alcuni cumuli ritrovati intorno a tutta la zona orientale, fossero opera di europei poi perduti, ma la scienza ha provato, con scavi e ritrovamenti di manufatti, che erano opera di popoli indigeni e quindi espressione di antiche culture indiane.
La cultura degli Adena si diffuse dalla valle del fiume Ohio verso i territori del Kentucky, Indiana, Pennsylvania e New York. Alcune tribù Hopewell si stabilirono più tardi vicino alla Baia di Chesapeake e in Alabama. Il nome degli Adena deriva da un campo nei pressi di Chillicothe in Ohio, dove si trova un grande tumulo, il che prova che il territorio fosse il centro della loro cultura.
Ci sono prove che tra gli Adena ci fosse un'agricoltura rudimentale: la coltivazione dei girasoli, delle zucche e di altri frutti delle cucurbitacee e chenopodiacee erano risorse che servivano alla loro alimentazione. E' risaputo che coltivavano il tabacco e che forse veniva usato per cerimonie. Tuttavia erano principalmente dei cacciatori e raccoglitori, che sfruttarono, come altre popolazioni che abitavano le zone boschive, la ricca flora e fauna del loro territorio che era così abbondante da permettere una vita piuttosto sedentaria anziché nomade.
Come già detto quando si è parlato delle incertezze dei luoghi di insediamento delle due culture, quella degli Hopewell ebbe molti tratti caratteristici degli Adena, ma accresciuti: sterri più larghi e più numerosi, funerali più ricchi, cerimonie più intense, più raffinatezza negli oggetti artistici, un sistema gerarchico più più rigido, una crescente divisione del lavoro e una più intensiva agricoltura. Inoltre la cultura degli Hopewell copriva un'area più grande, estendendosi dal suo centro alle vallate dei fiumi Ohio ed Illinois verso il Midwest e l'Est. Il popolo degli Hopewell, chiunque fosse e qualunque fosse la sua origine, stabilì una rete commerciale assai estesa: presso i loro siti sono stati reperiti materiali di tutte le parti del continente, ossidiana delle Colline Nere e delle Montagne Rocciose, rame dei Grandi Laghi, conchiglie delle coste del Golfo e dell'Oceano Atlantico, mica dei Monti Appalachi, argento del Canada e teschi e denti di alligatori della Florida. Tutte queste prove dimostrano che la sfera d'influenza degli Hopewell si era allargata tramite il commercio e la religione (il termine Hopewell si riferisce sia ad un culto sia ad una cultura) e non attraverso conq uiste. I sacerdoti-reggenti ebbero forse la posizione più alta, mentre i mercanti e i guerrieri erano a loro inferiori.
Dato che la popolazione degli Hopewell cresceva, anche la loro dipendenza dall'agricoltura era maggiore e coltivavano anche delle varietà di piante commestibili. Non è escluso che avessero commerci anche di generi commestibili con popoli vicini. I loro villaggi erano situati vicino ad acque e consistevano in costruzioni circolari (wigwam) od ovali con tetti a cupola, coperti di pelli di animali, strati di corteccia, stuoie di fibre vegetali, ecc.
Gli Hopewell, come gli Adena, costruirono una varietà di strutture con la terra. La laoro cultura vantava artigiani eccellenti, specialisti nella loro società assai ben strutturata. Erano maestri nel fare oggetti sia funzionali che artistici e operavano in uno stile astratto e figurativo.
Ma cosa capitò a quei favolosi artisti, a quei costruttori ambiziosi, a quei mercanti energici? Come mai la loro cultura decadde? Le teorie sono molte, come per altre culture scomparse: cambiamenti del clima, raccolti scarsi, epidemie, guerre civili, invasioni o semplicemente stanchezza progressiva. Qualunque sia stata la causa, un'altra cultura sarà pronta a dominare sullo stesso territorio. Altri tumuli saranno costruiti, vicino ai fiumi e con dei templi sulla sommità.
Gli indiani appartenenti alla cultura successiva avevano una vasta struttura sociale ed un sistema rigido di classi. Erano ossessionati dalla morte. Costruirono dei tumuli non solo come quelli degli Adena e degli Hopewell, ma vi aggiunsero dei templi enormi prendendo il nome di "Temple Mound Builders" (costruttori di tumuli con templi). Essi furono influenzati dali Adena e dagli Hopewell e dai popoli dell'America centrale. Anche se ciò non è ancora provato, vi sono caratteri simili: tecniche agricole, stili artistici, uso dei tumuli con templi e piazze aperte nei villaggi, tutti simili a quelli della regione sopra citata. I contatti certamente sono stati stabiliti da indiani mercanti che viaggiavano in barca verso il Nord, attraversando il Golfo del Messico, o via terra.
Come nell'America centrale, anche nel Mississipi fu possibile lo sviluppo della cultura grazie alle migliorate tecniche agrarie. Avendo cibo sufficiente, una popolazione numerosa poté vivere nello stesso posto anche per un lungo periodo. A partire dal 700 d.C nell'area del Mississipi nacquero parecchi centri cerimoniali e commerciali, fino a tempi posteriori al primo contatto con l'uomo bianco, e si svilupparono arrivando lungo la bassa vallata del Mississipi, attraverso la maggior parte del Sud-Est, dalle attuali Florida e Oklahoma fino al Wisconsin.
Il sito più grande e più famoso si trova a Cahokia in Illinois, vicino a St. Louis. L'area del villaggio, che si estendeva per 7 km lungo il fiume Illinois, conteneva 85 tumuli con templi e sepolture ed ebbe un numero massimo di 75.000 abitanti. Tra i centri importanti della cultura del Mississipi si annoverano Moundvill nell'attuale Alabama, Etowah e Ocmulgee in Georgia, Spiro in Oklahoma e Hiwasee Island nel tennesee. Ai primi del secolo XVII i grandi centri del Mississipi vennero abbandonati. L'eccessiva popolazione fu forse una delle cause, assieme alle carestie, alle condizioni climatiche variate, alle lotte politiche oppure alle malattie che precedettero quelle portate poi dall'uomo bianco. Comunque le prove dell'esistenza di questa cultura, all'arrivo dell'uomo bianco, erano tutte ormai sottoterra e furono scoperte dopo secoli dagli archeologi.
Una sola cultura simile sopravvisse fino al XVIII secolo con diversi contatti con l'uomo bianco, quella dei Natchez. I francesi che vissero tra di loro e che poi li distrussero, adottarono parte dei loro modi di vivere. Come i primi popoli del Mississipi, i Natchez avevano un tumulo centrale con un tempio ed una piazza aperta intorno, ed altri tumuli satelliti che servivano da abitazioni o da tombe. Il reggente supremo dei Natchez era il Gran Sole che viveva su uno di questi tumuli. Su altri viveva la madre, chiamata Donna Bianca che era sua consigliera, assieme ai fratelli chiamati Soli, tra i quali si sceglievano i capi per le guerre e il sacerdote supremo; le sorelle erano chiamate Donne Sole. Esistevano molte classi: sotto la famiglia reale stavano i nobili e gli uomini onorevoli, quindi i cittadini comuni. Tutti i nobili potevano sposare i comuni e, quando uno moriva, il compagno o la compagna lo seguivano nell'aldilà. Con la fine della cultura dei Natchez, finì la cultura del Mississipi. Alcuni tratti sopravvissero tra gli altri indiani del Sud-Est come i Creek, ma ormai senza più la costruzione dei tumuli.

LA PENETRAZIONE DEI BIANCHI NELL'AMERICA DEL NORD

L'esplorazione del Nord America da parte dell'uomo bianco durò più di quattro secoli, dal XV al XX. Durante il periodo coloniale, fino alla rivoluzione americana, cinque nazioni europee inviarono spedizioni sotto le loro bandiere e presero possesso del territorio scoperto: Spagna, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi e Russia. Il Portogallo ebbe anche una parte attiva nella prima esplorazione, stabilendosi poi nell'America del Sud. E la Svezia occupò il territorio nella Baia di Delaware dal 1638 al 1654. Persone singole, provenienti da paesi europei, fecero viaggi di esplorazione in nome dei cinque maggiori Stati aventi diritto. Poi, più avanti, esploratori canadesi e statunitensi, si incrociarono sul continente, scoprendo le terre selvagge rimaste per l'insediamento dell'uomo bianco.
I molti fattori per cui gli europei e i loro discendenti esplorarono il cosiddetto Nuovo Mondo, sono compresi nel concetto del Rinascimento, periodo che fece emergere l'Europa dal Medioevo: dal punto di vista politico c'era una tendenza verso uno Stato-nazione unificato e centralizzato, partendo dal sistema feudale. L'esplorazione divenne perciò un obbiettivo nazionale. Dal punto di vista economico c'era un fabbi-sogno crescente di nuovi mercati e di importazioni specifiche per una popolazione in rapida espansione (l'Estremo Oriente poteva procurare per esempio le spezie necessarie alla conservazione dei cibi). In più il sistema economico del mercantilismo o bullionismo, in cui il potere e la ricchezza di una nazione venivano determinati dalla quantità di oro e di argento posseduta era diventato dominante e stimolante per la ricerca di nuove risorse di metalli preziosi. Le pelli erano un'altra fonte di ricchezza e di potenza.
Nel settore religioso c'era una violenta competizione tra i convertiti al cattolicesimo tradizionale e quelli al protestantesimo nato dalla Riforma. Visto che i vari governi avevano religioni ufficiali, la gara tra le Chiese faceva parte delle rivalità nazionali ed era un incentivo in più per finanziare spedizioni.
Dal punto di vista scientifico e tecnologico erano avvenuti maggiori progressi nell'ambito della navigazione, così come importanti passi avanti erano stati fatti nel disegno di carte nautiche e nella cartografia in generale. Le imbarcazioni europee erano ora in grado di tenere gli oceani, in quanto univano le migliori qualità delle navi mercantili pesanti a vela quadra e a fasciame sovrapposto che viaggiavano lungo la costa atlantica e nel Mare del Nord, alle caratteristiche delle navi più lunghe e lisce a vela latina, con due alberi, costruite in legno nel Mediterraneo. Infine, per quanto riguarda la filosofia e le aspirazioni, il Rinascimento comportò nuovi impulsi verso il sapere e un nuovo desiderio dell'avventura. L'Europa era quindi preparata all'esplorazione. Stati, Chiese e le singole persone avevano tutti i loro motivi per esplorarer il Nuovo Mondo: potere, prestigio, gloria, ricchezza e curiosità.
L'esplorazione non si sviluppò solo in seguito al Rinascimento, ma ebbe un suo proprio sviluppo, in quanto le notizie sul Nord America e sui suoi abitanti, rivoluzionarono la visione del mondo da parte degli europei. Per le generazioni successive, che soffrivano per la sovrappopolazione, per la povertà e le persecuzioni religiose in Europa, l'America del Nord divenne un simbolo di speranza e di vita nuova. Come risultato, tutti questi avvenimenti, più o meno giustificati, avvenivano a spese delle popolazionio indigene del Nord America.
Tutte le spedizioni effettuate dalle maggiori potenze erano guidate da esploratori che non erano cittadini di quelle nazioni: Colombo, che navigò per la Spagna nel 1492, era italiano; Caboto, al servizio dell'Inghilterra, era anch'esso italiano come il Verrazzano che navigava al servizio della Francia. Nel 1524 l'inglese Hudson esplorava per conto dell'Olanda, nel 1741 il danese Bering era al servizio della Russia. Gli spagnoli penetrarono nel Nord America dal Sud, attraverso i Caraibi, la Florida ed il Messico. La Francia avanzava da nord-est, lungo il fiume S. Lorenzo, i Grandi Laghi, i fiumi Ohio e Mississipi, con penetrazioni verso nord-ovest dalla costa del Golfo. L'Inghilterra si spostava generalmente dalla costa dell'Atlantico verso ovest, ed era inoltre attiva nelle zone artiche in cerca del passaggio a nord-ovest. L'Olanda penetrave in direzione nord-ovest e la Russia dall'ovest, attraverso la Siberia fino all'Alaska e poi verso sud fino alla California. Nei secoli successivi esploratori statunitensi e canadesi progredirono da est ad ovest, spingendosi saltuariamente in direzione est dalla costa dell'Oceano Pacifico.
L'attività principale, esercitata durante le esplorazioni e l'apertura delle terre selvagge a nord del Messico, era il commercio di pellicce che provocò intensi contatti tra l'uomo bianco e gli indiani. Tutte le potenze coloniali si occuparono dello sfruttamento commerciale delle pelli di animali. Francia, Inghilterra, Olanda, Russia e un po' meno la Spagna, volevano soddisfare la grande richiesta di pellicce dell'Europa, in particolare quelle di castoro per i cappellai. Le rivalità tra gli Stati europei e tra le tribù indiane riguardo al commercio di pellicce erano la causa di numerose guerre e lotte intertribali.

Da parte degli indiani c'era una grande resistenza contro i mercanti europei che invadevani i loro territori. Il mercato della pelliccia rimase attivo fin dopo i tempi coloniali che ebbe una parte importante nel favorire nuovi insediamenti dell'uomo bianco. Dal XVII al XIX secolo, il commercio delle pellicce ebbe molta influenza sugli indiani e in vari modi. Gli indiani erano ricercati dai cacciatori per avere pelli e di conseguenza essi presero contatto con la cultura dell'uomo bianco. In cambio dei loro beni gli indiani ricevettero prodotti europei, specialmente quelli pratici come utensili e arnesi di ferro, ma anche quelli decorativi come stoffe colorate e perle. Gli indiani ricevettero anche armi da fuoco e liquori, che ebbero un peso enorme sulla loro vita. Un secondo effetto deleterio, derivante dal commercio con l'uomo bianco, fu il diffondersi delle malattie europee tra le popolazioni indiane. Un terzo effetto fu la rottura dell'equilibrio naturale che esisteva tra i mammiferi pelosi, a causa della loro eccessiva distruzione. Infine, il commercio delle pellicce aveva anche un'influenza a lungo termine, derivante dall'invasione dei bianchi che era seguita da stabilimenti commerciali, posti militari e coloni.
Nei primi tempi della colonizzazione, i francesi sfruttarono per lo più il commercio delle pelli, mentre gli spagnoli si dedicarono soprattutto all'estrazione dei minerali e all'allevamento del bestiame. Nei territori colonizzati dagli inglesi predominava l'agricoltura. Il commercio franco-indiano delle pellicce iniziò con Jacques Cartier nel 1534, lungo il fiume S. Lorenzo. La loro intenzione era stata quella di trovare un passaggio a nord-ovest per raggiungere l'Oriente, e invece trovarono il ricco commercio delle pellicce e l'interesse degli indiani che desideravano i prodotti europei.
Basandosi sui risultati delle spezioni di Cartier, Samuel de Champlain arrivò nella Nuova Francia nel 1603 con lo scopo di avviare trattative con gli indiani per lo sfruttamento delle pelli. Durante gli anni successivi, Champlain esplorava le foreste settentrionali stipulando accordi commerciali con le varie tribù che fornivano poi le loro pellicce alle stazioni commerciali francesi. Port Royal in Acadia, Città del Quebec e Montreal diventarono fiorenti centri del commercio.
Le tribù orientali, tra cui i Micmac, i Montagnais, i Naskapi, gli Abnaki e i Cree erano tutte coinvolte nel commercio di pelli con i francesi.
Durante gli anni che vanno dal 1616 al 1649, gli Huroni svilupparono, assieme alle tribù degli Ottawa e Nipissing, un impero commerciale tra indiani, che si estendeva dai Grandi Laghi alla Baia di Hudson e al fiume S. Lorenzo. Ognuna delle tre parti contraenti aveva la sua propria via di trasporto e di viaggi per mezzo di canoe, ed effettuava anche scambi con la tribù dei Tobacco e dei Neutral. Facendo da intermediari gli Huroni smerciavano prodotti agricoli in cambio di pelli con altre tribù, e le portavano ai francesi a Città di Quebec o a Montreal, in cambio di prodotti europei. Così le loro flottiglie di canoe cariche di questi prodotti come tessuti, perle, colori, coltellini, asce e pentole, completavano questo circolo commerciale, ritornado dalle tribù fornitrici di pelli a trattare le loro percentuali di guadagno. Quel complesso sistema di relazioni commerciali durò fino al XVII secolo e terminò con l'espansione militare economica della Lega Irochese delle Cinque Nazioni.
Nel frattempo, comunque, molti francesi, alcuni sostenuti da Champlain, altri dalla Chiesa cattolica, si avventurarono lungo i fiumi in terre selvagge, alla ricerca di nuove fonti per avere delle pelli. Quella nuova attività che riguardava la traversata e l'esplorazione di foreste e terre ignote, provocò la nascita di una nuova razza di francesi, i "coureurs di bois", che operavano indipendentemente, senza concessioni e senza obbedire a regolamenti, vivendo in mezzo agli indiani e commerciando in pelli. Da qui prese origine una nuova razza, i Meticci, mezzosangue di discendenza francese e Cree.
Nella Nuova Francia il miraggio dei guadagni ottenuti con il commercio delle pelli e le oscillazioni del mercato erano la forza più potente della politica e di qualunque programmazione. La Compagnia della Nuova Francia (o Compagnia dei Cento Associati), fondata nel 1672 per dare una sistemazione alla colonia e favorire lo sviluppo del commercio, ignorò l'organizzazione precedente a favore del guadagno derivante dal commercio delle pelli. Anche la Chiesa cattolica aveva la sua partecipazione tramite i suoi missionari gesuiti. Solo quando il commercio fu interrotto durante le "Guerre del Castoro", le popolazioni tornarono all'agricoltura, praticandola su vasta scala.
Nonostante oscillazioni ed interruzioni, il commercio francese delle pellicce continuava ad espandersi in nuove regioni. La Nuova Francia estese quest'area dai Grandi Laghi sino al Mississippi, nota ai francesi come Louisiana. Alla ricerca di nuovi mercati i francesi esplorarono i corsi del Missouri, del Platte e del red River. Erano soliti portare con loro la maggior parte della tribù, dai Grandi Laghi attraverso il Mississippi: gli uomini proteggevano gli esploratori e andavano a caccia per conto loro e le donne lavoravano le pelli
Intanto, mercanti francesi estesero i loro mercati nella parte meridionale della Louisiana, partendo dagli insediamenti lungo la costa del Golfo in direzione nord-ovest lungo il Mississippi e il Red River. Nuova Orleans, fondata nel 1718, divenne un centro commerciale assai laborioso e vivece. Durante il secolo XVIII i francesi stabilirono rapporti commerciali con i Taovaya, che facevano da intermediari per loro, come avevano fatto un secolo prima gli Huroni. I Taovaya e i francesi fondarono i villaggi gemelli di San Bernardo e San Teodoro a est dei Comanche, con cui erano in rapporti commerciali. Gli spagnoli si offesero per la presenza francese e per la vendita ai Comanche di armi da fuoco, e cercarono dio espellere i francesi dal territorio, ma non ebbero successo. Sia i coureurs de bois sia i Taovaya rimasero attivi dopo il 1763 e l'annessione spagnola della Louisiana. Comunque, le restrizioni nel commercio fecero ben presto inaridire la fonte del loro benessere.
L'Inghilterra aveva ereditato il commercio con gli Irochesi dagli olandesi nel 1664 e cercò di svilupparlo specialmente nella Baia di Hudson. Il diritto vantato su quell'area si basava sul viaggio fatto da Henry Hudson nel 1610, ma solo dalla spezione per via terra di Pierre Radisson e Sieur des Groseilliers nel 1668 e 1669 e dalla successiva istituzione della Compagnia della Baia di Hudson nel 1670, si incominciò a sfruttare quella vasta zona ricca di pellicce. Gli inglesi, invece di mandare i loro mercanti all'interno per raccogliere le pellicce, fondarono stazioni commerciali per lo scambio con gli indiani, alla foce dei grandi fiumi che scorrevano attraverso il suolo canadese per sfociare nella Baia. Le navi andavano e venivano di solito nel periodo estivo, quando le acque a nord erano sgombre dal ghiaccio. E siccome le merci inglesi erano meno costose e di migliore qualità di quelle francesi, gli inglesi si mostrarono più competitivi anche per quelle tribù che in precedenza avevano tarttato solo con i francesi.
In quel periodo l'Inghilterra non conosceva ancora l'estensione della Terra di Rupert, come venne chiamata la sua proprietà a nord dal principe Rupert, finanziatore e primo governatore della Compagnia della Baia di Hudson. Anche i francesi vantarono diritti sulla Baiai di Hudson e mandarono diverse spedizioni militari contro le stazioni commerciali degli inglesi con qualche successo, finché, dopo il 1713 e il trattato di Utrecht, abbandonarono tali imprese. La Francia continuava comunque ad avere un ruolo dominante nel commercio delle pellicce fino alla vittoria finale degli inglesi nelle guerre franco-indiane e fino al Trattato di Parigi del 1763.
Durante il conflitto franco-inglese, anche la Russia a sviluppare il suo commercio. Il viaggio di esplorazione di Vitus Bering nel 1741 ebbe una fase di intensa attività dei promyshlenniki, che erano russi commercianti di pellicce e che avevano esteso la loro attività dalla Siberia all'Alaska. Intorno al 1784 i russi fondarono i loro primo insediamento in Nord America, sull'isola Kodiak, centro commerciale stagionale. Nel 1812 possedevano anche un insediamento in California.
La Compagnia della Baia di Hudson si imbatté anche in forti rivali come la Compagnia del Nord-Ovest, fondata dagli scozzesi nel 1784, che a quel tempo dominava il commercio delle pellicce con Montreal come base. Questa rivalità provocò un periodo di esplorazioni, in cui nuovi contatti furono stabiliti con le tribù dell'Ovest canadese. Le due compagnie vennero fuse nel 1821 sotto il nome della compagnia più vecchia.
Negli Stati Uniti il commercio delle pellicce cominciò ad espandersi ai primi del XIX secolo. Nel 1808 John Jacob Astor fondò la Compagnia Americana delle Pellicce alla quale seguirono varie consociate, tra cui la Compagnia delle Pellicce del Pacifico con una stazione commerciale importante ad Astoria in Oregon e la Compagnia del Sud-Ovest che operava nei Grandi Laghi. Un anno dopo, la famiglia Chouteau, originaria di New Orleans, fondò la Compagnia delle Pellicce di St. Louis-Missouri. Ambedue le imprese finanziarono spedizioni nelle terre ignote dell'Ovest. Nel 1816 il Congresso promulgò una legge che escluse i mercanti inglesi dal territorio degli Stati Uniti. Quando John Jacob Astor morì nel 1848, era diventato l'uomo più ricco d'America.
Un altro imprenditore americano, William Henry Ashley, divenne una potenza economica e accumulò un patrimonio con le pellicce, partecipando a diverse spedizioni, specie nelle Montagne Rocciose. Molto uomini che lavorarono e trattarono con lui vennero chiamati in seguito "uomini delle montagne". Attivi come cacciatori e mercanti negli anni '20 e '30, viaggiarono lungo i sentieri e i passaggi indiani dell'Ovest. Come i Voyageurs e i coureurs de bois, gli uomini delle montagne approfittarono dei contatti con gli indiani per imparare le tecniche di sopravvivenza in terre selvagge. E per quanto riguarda lo stile di vita, fra tutti i coloni bianchi del Nord America gli uomini delle montagne erano quelli che più assomigliavano per costumi agli indiani.
Durante quegli anni, anche il governo statunitense aveva una parte nel commercio delle pellicce, in quanto organizzava una rete di ditte commerciali governative, chiamata factory system. Durante gli anni dal 1790 al 1799 il Congresso promulgò quattro leggi di commercio e di traffici riguardanti i rapporti con gli indiani. Tali leggi prevedevano l'assunzione di agenti indiani e la concessione a commercianti federali di poter trattare con gli indiani nel campo delle pellicce. Nel 1806 un "Ufficio di Commercio Indiano" fu creato nel dicastero della guerra per gestire le stazioni commerciali federali. Il "Sistema delle Stazioni Commerciali" fu abolito nel 1822, anno in cui vennero conferite concessioni a mercanti indipendenti che riuscirono meglio a far fronte alla crescente richiesta di pellicce.
Il mercato delle pellicce iniziò un periodo di declino a partire dal 1840, dovuto al fatto che il cappello di pelliccia di castoro era andato fuori moda. Oltre alla moda anche altri fattori provocarono la fine del boom delle pellicce: la distruzione eccessiva degli animali e l'aumento degli insediamenti agricoli.Nel 1867 la Russia abbandonò la sua impresa nord-americana, vendendo l'Alaska agli Stati Uniti e nel 1869 la Compagnia della Baia di Hudson vendette le sue vaste proprietà territoriali al governo canadese. Per quanto riguarda gli uomini delle montagne e gli altri cacciatori, la loro attività continuò ancora per molto tempo e molti di loro fecero il mestiere di scout e di giude per l'esercito e per i coloni. Alcuni divennero indispensabili per i coloni che da loro impararono a sopravvivere nelle lotte contro gli indiani.
Il modo di vivere duro dei commercianti di pellicce, dei voyageurs e dei coureurs de bois francesi, degli esploratori della Compagnia della Baia di Hudson e degli uomini delle montagne americani, divenne mitico come quello dei cowboys. Essi erano di sicuro coraggiosi, forti e individualisti e, fra tutti coloro che penetrarono nel territorio americano, furono quelli che più rispettarono il modo di vivere degli indiani. Naturalmente vi erano dei commercianti che disprezzavano gli indiani e usavano mezzi illeciti come l'alcool per imbrogliarli.

LE GUERRE INDIANE

Sin dall'arrivo dell'uomo bianco, la storia degli indiani è stata un susseguirsi di guerre dai tempi coloniali fin quasi a cavallo di questo secolo. Lo scontro tra le due culture, quella indiana e quella bianca con le alleanze di varie tribù con gli europei a scapito di altri indiani, venne chiamato Guerra dei 4 secoli.
All'interno di quella saga di conflitti c'è molta della stessa stroia indiana: la distruzione della cultura, il movimento delle tribù, la cessione di milioni di acri di terreno, la mutevole politica delle potenze coloniali europee, Stati Uniti e Canada nei confronti degli indiani e la vita di molti grandi personaggi. Il tema delle guerre indiane è ricco di suggestioni. per la maggior parte degli storici europei, con il loro atteggiamente dichiaratamente filo-europeo, gli indiani erano un ostacolo e una minaccia all'espansione pacifica dell'uomo bianco e provocatori di violenze di frontiera. La prevenzione antica nei confronti degli indiani alimentava a sua volta l'opinione popolare, secondo cui gli indiani erano selvaggi, i coloni vittime e i pionieri, i soldati e i cowboys, eroi.
Ma con il mutare della prospettiva storica i ruoli si sono invertiti. Mentre la cultura indiana suscita un senso di meraviglia, la distruzione sistematica di quella cultura non può provocare che un senso di risentimento.
Parlare in termini generali o dare un'interpretazione morale all'una o all'altra parte, può indurre in errore. si parla per esempio molto della pratica dello scotennamento e quale delle parti la praticò per prima. Ma è ancora da stabilire se questa pratica era in uso prima dell'arrivo dell'uomo bianco. Comunque si può affermare che gli europei furono i primi a codificare tale pratica, mettendo taglie sulla testa e sugli scalpi degli indiani. In ogni caso, nel corso delle battaglie, sia gli indiani sia gli europei si diedero alla pratica dello scotennamento e ambedue commisero torture. Comunque non tutti i bianchi possono essere paragonati a personaggi come Andrew Jackson e John Chivington, razzisti e noti per le loro crudeltà contro gli indiani, né tutti gli indiani possono essere incolpati per le crudeltà usater da alcune tribù contro pacifici coloni.
Vi erano guerrieri indiani che non avevano alcuna pietà, ma anche altri che lottavano solo per l'onore personale senza alcun piacere di uccidere. Per dare un esempio, gli indiani delle Pianure avevano un costume secondo cui la bravura più grande di un guerriero era quella di avvicinarsi il più possibile ad un nemico durante la battaglia, toccarlo con una mazza, senza però infliggergli ferite. Vi erano dei coloni bianchi, commercianti e missionari, che difendevano i diritti degli indiani ed altri che non pensavano ad altro che sfruttare gli indigeni per il proprio tornaconto.
A volte la politica ufficiale dei bianchi cercava di proteggere gli indiani dalle invasioni di frontiera da parte dei bianchi e a volte quella politica provocava l'estinzione degli indiani stessi.
Il fatto che spesso gli indiani lottassero insieme all'uomo bianco contro altri indiani, durante il periodo del Contatto, era una conseguenza del loro modo di vivere anteriore. Per gli indiani era predominante il valore della tribù su quello della razza, come per i bianchi che consideravano di più la loro nazionalità e la loro religione, della razza. Alcune contese intertribali duravano per generazioni. La guerra aveva una varietà di funzioni sulla cultura delle tribù, era un rituale, un rito di passaggio all'età virile, o un mezzo per provare qualità simili a quelle di un dio, come dimostrano le società delle Pianure, o un mezzo necessario per procurare il sostentamento per la tribù, che avveniva attraverso delle incursioni, come facevano gli Apache del Sud-Ovest. Aveva anche uno scopo politico che serviva a stabilire delle confederazioni tribali, come nel caso della Lega Irochese del Nord-Est. La guerra poteva essere anche la politica ufficiale dello Stato, come tra gli Aztechi del Mesoamerica, che mantenevano la loro struttura sociale mediante l'espansione militare.
Comunque, nonostante le molte contraddizioni ed eccezioni, e per il fatto che le guerre non si possono vedere solo sotto l'aspetto dello scontro tra l'indiano e l'uomo bianco, vengono generalmente interpretate come resistenza dell'indiano all'invasione dell'uomo bianco.
Siccome gli indiani volevano proteggere i loro popoli, la loro cultura e il loro territorio dallo sfruttamento da parte di estranei, che credevano per lo più alla supremazia della razza bianca, la violenza che gli indiani usavano viene vista a posteriori con maggiore comprensione che quella usata dai bianchi invasori.
Si possono addurre maggiori giustificazioni sul conto degli indiani, in quanto specifiche insurrezioni erano causate da imbrogli dei mercanti bianchi, dall'obbligo di vendere i loro territori, dal lavoro forzato e dalla schiavitù, oltre che nella soppressione della cultura indiana e dalla violazione dei trattati da parte dell'uomo bianco, che non rispettava i confini dei territori e non pagava le annualità stipulate. Un'altra considerazione generalizzata diceva che gli indiani, nei primi contatti con l'uomo bianco, erano per lo più pacifici, curiosi e fiduciosi. Considerando la palese minaccia portata dai bianchi, il loro atteggiamento fiducioso esprime molto del loro carattere originale e raggiunge il livello di un'umanità quasi moderna in tutti gli anni seguenti pieni di difficoltà e di violenze.
In buona sostanza, gli indiani persero la "Guerra dei 4 secoli" non per mancanza di valore e di capacità. A detta di tutti avevano guerrieri molto abili e delle ottime tattiche di guerriglia: il tenersi nascosti e provare iniziative individuali sono tattiche adottate da molti eserciti moderni. Vennero sconfitti dal numero soverchiante di soldati e dalla loro mancanza di unità. Se gli indiani avessero mantenuto un fronte unico nei vari momenti storici, avrebbero avuto il controllo del continente fino ai tempi moderni e anche uno Stato indiano indipendente, all'interno degli Stati Uniti. Per quanto riguarda questo aspetto, se l'uomo bianco avesse trattato gli indiani in maniera illuminata e democratica, una tale entità politica potrbbe esistere anche oggi.
Visto quanto la cultura e la filosofia indiana offrono all'umanità di oggi, specie sotto l'aspetto di una concezione ecologica del mondo, molti riscriverebbero la storia, con gli indiani con una storia ed un destino diversi.

All'inizio si era stabilita una pace. Anche se precaria, era pur sempre una pace, senza cui la colonia di Jamestown non sarebbe sopravvissuta. A causa delle malattie, solo 150 dei 900 coloni inglesi iniziali rimasero dopo i primi tre anni. Gli indiani della Confederazione di Powhatan avrebbero potuto distruggere la colonia nei primi tempi in cui lottava per sopravvivere. Ma sono ignoti i motivi per cui preferirono non sconfiggerli. La decisione in merito alla pace o alla guerra era nelle mani di Wahunsonacock o re di Powhatan, come lo chiamarono i coloni inglesi. Il padre aveva fondato la potente Confederazione delle tribù della costa paludosa e Wahunsonacock l'aveva ulteriormente rafforzata. Forse i motivi di mantenere la pace erano politici: magari credeva che tramite l'influenza degli inglesi avrebbe potuto espandere il suo impero. Il rapporto tra il capitano Smith, capo della colonia fino al 1609, e Wahunsonacock aveva l'aspetto di una pace duratura. Le leggende raccontano del ruolo che ebbe Pocahontas, figlia del re, per conservare la pace, dato che provava simpatia per i coloni fin da bambina e che salvò la vita a Smith. Il suo matrimonio con John Rolfe, avvvenuto molti anni dopo, contribuì a mantenere la stabilità nel periodo in cui la richiesta di tabacco europea era aumentata parecchio ed erano anche arrivati con le navi nuovi coloni, provocando invasioni di territorio e incidenti sanguinosi. Comunque la pace durò altri quattro anni dalla morte di Wahunsonacock. Benché suo fratello Opechancanough, suo successore, si fosse impegnato a mantenere la pace, in realtà cospirava vendetta per le molte offese arrecate agli indiani. Tuttavia, nonostante il rancore di Opechancanough, la pace sarebbe stata mantenuta se gli inglesi non avessero giustiziato un indiano sospettato di aver ucciso un mercante bianco. Dopo quell'incidente, Opechancanough decise, nel 1622, di attaccare i coloni inglesi nei campi di tabacco, uccidendo 347 persone, tra uomini, donne e bambini. Da quel momento avevano come principale scopo sterminare gli indiani con ogni mezzo.
Invitando gli indiani ad un consiglio di pace, allo scopo di stipulare un trattato, i coloni avvelenarono i fiduciosi rappresentati delle tribù che li avevano attaccati; il vecchio ed astuto Opechancanough riuscì comunque a scappare. Le scaramucce durararono ad intervalli per dieci anni, finché nel 1632, a causa della stanchezza di ambedue le parti, si raggiunse un accordo di pace.
Ma Opechancanough macchinava vendetta e i suoi guerrieri assalirono la colonia il 18 aprile 1644, quando egli aveva superato i 100 anni di età. Gli indiani uccisero 400-500 inglesi, su una popolazione di 8.000 individui, in veloci attacchi su insediamenti esterni. I coloni, sotto il comando del governatore William Berkeley, si organizzarono presto, sferrando un contattacco: piccoli gruppi ben armati percorsero il territorio indiano, asselendo e distruggendo i villaggi. Nel 1646 i soldati inglesi catturarono Opechancanough. Portarono il vecchio ed emaciato capo tribù sulla sua lettiga a Jamestown, dove fu ucciso da una guardia adirata.

LA RIBELLIONE DI BACON

Nella seconda metà del secolo XVII gli attacchi contro gli indiani della Virginia e del Maryland assunsero un significato di ribellione contro l'autorità regia. Dal 1646, dopo la morte di Opechancanough, la fragile pace tra indiani e uomini bianchi fu spesso compromessa anche per la richiesta sempre crescente di nuove terre da parte dei coloni e per reciproci atti di violenza.. Dopo assalti di ritorsione su insediamenti remoti di inglesi da parte dei Susquehannock, una forza della milizia del Maryland e della Virginia circondò il villaggio principale della tribù. Quando 5 capi tribù si avvicinarono con la bandiera bianca per parlamentare, alcuni soldati li uccisero. Gli altri guerrieri sfuggirono all'assedio, uccidendo durante la ritirata, 10 soldati addormentati e iniziarono un'altra ondata di violenza e vendetta, uccidendo cinque coloni per ognuno dei loro capi. Le inchieste sulle diverse atrocità commesse nei confronti degli indiani non portarono altro che una multa nei riguardi di un maggiore del Maryland. Gli indiani, vedendosi senza risarcimento, continuarono nelle loro sanguinose incursioni.
E' a questo punto che fu coinvolto Nathaniel Bacon, cugino più giovane del governatore settantenne della Virginia, Sir William Berkeley. Bacon non aveva nessun rispetto e riguardo né per l'autorità regale né per gli indiani. Si unì ad un gruppo di vigilanti decisi a risolvere da soli il problema degli indiani, senza aspettare un arruolamento di soldati, e si mise in moto sia contro le pacifiche tribù degli Ocaneechi e Monacan sia contro quelle guerriere dei Susquehannock.
Quando Berkeley venne a sapere delle attività del cugino, lo fece arrestare, rimettendolo poi in libertà con un'ammonizione. Ma il giovane ed arrabbiato Bacon condusse un esercito di pionieri a Jamestown e con la minaccia di violenza, costrinse il Parlamento della Virginia ad incaricarlo del comando supremo della guerra contro gli indiani e ad introdurre delle riforme economiche a favore dei piccoli agricoltori riguardo al loro rapporto con l'aristocrazia. Bacon, allora, iniziò una campagna contro i Pamunkey, indiani che erano stati leali nei confronti dell'uomo bianco per lunghi anni. I Pamunkey fuggirono, nascondendosi nella Palude del Gran Dragone, ma quando vennero scoperti, pur non opponendo resistenza, furono massacrati ugualmente.
Nel frattempo, il governatore Berkeley annullava a Jamestown l'incarico di Bacon dichiarando che era stato estorto all'assemblea e classificando suo cugino come ribelle e traditore. In seguito a queste accuse, Bacon guidò il suo esercito ribelle a Jamestown, con la strategia di usare le mogli degli aristocratici come scudo per i propri uomini, mentre stavano preparando la difesa. Dopo lotte violente, i ribelli conquistarono la città, ma invece di di cercare di tenerla, la abbandonaro in fiamme. Poco dopo, il 26 ottobre 1675, Bacon mrì di una grave malattia, forse tubercolosi. Con la fine della ribellione di Bacon, le tribù delle regioni tornarono in pace. Paradossalmente l'odio e il maltrattamento verso gli indiani avevano provocato riforme necessarie per i coloni in campo civile e agricolo. Come, del resto, nelle successive guerre franco-indiane, gli indiani erano capitati in mezzo a contese fra coloni.

LA GUERRA DEI PEQUOT

Mentre aumentava il numero della popolazione bianca e l'espansione verso le terre indiane, aumentavano anche i disaccordi che resero sempre più probabile lo scoppio di una guerra.
I Pequot della valle del fiume Connecticut furono i primi a reagire alla pressione. Intanto, mentre commerciavano con gli olandesi, divennero nemici degli inglesi. La situazione era matura per una guerra. Gli incidenti che affrettarono la guerra dei Pequot coinvolsero due commercianti della costa, John Stone e John Oldham, i quali morirono nelle mani degli indiani rispettivamente nel 1633 e nel 1636. Una pace piuttosto insicura fu mantenuta per ancora due anni dopo la morte di Stone, ma essa non resse di più ad un altro incidente del genere. Subito dopo che si venne a saper da John Gallup, altro commerciante della costa, che si era trovato sulla nave sequestrata al largo di Block Island, e che aveva lottato con gli indiani a bordo, gli ufficiali della Baia di Massachusett ordinarono un'immediata spedizione punitiva. Il capitano John Endecott e i suoi 90 uomini scesero a Block Island, uccidendo ogni indiano maschio che riuscirono a trovare, per lo più tra la tribù dei Narraganset, e bruciarono i loro villaggi. Poi il corpo di spedizione vece vela verso il Connecticut in cerca dei Paquot per chiedere delle riparazioni, pur contro l'esplicito consiglio dei coloni di Fort Saybrook, che temevano una guerra di più vaste proporzioni. Come i coloni di Fort Saybrook avevano presagito, la questione dei Pequot si allargò, diventando un loro problema. Benché il capo tribù dei Pequot non riuscisse a combinare un'alleanza con i Narraganset, era molto avanti nel preparere la guerra. I suoi guerrieri strinsero d'assedio Fort Saybrook durante l'inverno del 1636/37 ed assalirono gli insediamenti esterni. I coloni della Nuova Inghilterra raccolsero le loro forze armate e il capitano John Mason fu il primo a scendere in campo con un esercito di 80 uomini di Hartford insieme ad un gruppo di Mohegan alleati. La strategia originaria era quella di attaccare gli indiani dalla foce del fiume Pequot, ma Mason decise di fare un'incursione attraverso il territorio dei Narraganset, chiedendo ulteriore sostegno agli indiani alleati, allo scopo di portare un attacco di sorpresa su uno dei maggiori villaggi dei Pequot. Sia i Narraganset sia i Niantic si unirono a loro.
L'assalto al villaggio dei Pequot avvenne il 25 maggio 1637. Dopo il fallimento del primo attacco a sorpresa, il combattimento ebbe una svolta quando i coloni riuscirono ad incendiare i wigwam dei Pequot e a ritirarsi. I Pequot che sfuggirono alle fiamme vennero falcidiati, molti da Narraganset e e dai Mohegan in attesa nelle vicinanze. Quelli che rimasero indietro, tra cui donne e bambini, morirono tra le fiamme. Le vittime tra i Pequot furono tra le 600 e le 1.000 unità.
Nel luglio del 1637 una forza di coloni intrappolò un gruppo di Pequot che si era nascosto in un pantano vicino a New Haven. Alcuni Paquot, tra cui il loro capo Sassacus, riuscirono a scappare nel territorio dei Mohawk, ma poi furono decapitati dai membri di quella tribù, preoccupati di dover provare ai coloni di non aver avuto alcuna parte nell'insurrezione dei Pequot.
L'uso del nome tribale dei Pequot fu vietato e i nomi dei luoghi dei Pequot furono aboliti. Una tribù e la sua cultura vennero in questo modo cancellate per sempre.

LE GUERRE DEL CASTORO

Dati precisi non esistono e i fatti veri e propri si confondono con la leggenda. Comunque, si ritiene che intorno al 1560-70 il mistico hurone Deganawida e il suo discepolo mohawk, Hiawatha, fondarono la Confederazione Irochese o Lega delle Cinque Nazioni, che comprendeva le tribù dei Mohawk, Oneida, Onondaga, Cayuga e i Seneca nell'attuale Stato di New York. Lo scopo principale di questa unione era quello di porre fine alle incessanti controversie tra vicini e stabilire un'alleanza contro le tribù più distanti. Ma per alcuni di loro, come per esempio Deganawida e Hiawatha, la visione era più ampia e accompagnata da nobili sentimenti: volevano istituire una "Gran Pace" che doveva eventualmente comprendere tutto il mondo conosciuto agli Irochese. Molto più tardi quella lega un po' utopistica sarebbe dovuta servire come modello ai "padri creatori" dell'America che avrebbero promulgato la Costituzione.
Per i primi coloni questa lega costituiva una forza potente da combattere. I francesi si allearono con i popoli di lingua algonchiana e con gli Huroni (popolo irochese che non faceva però parte della lega). Gli olandesi, invece, rappresentanti della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali e fondata nel 1621, fecero un'alleanza con le Cinque Nazioni.
La chiave era il commercio, in particolar modo quello lucroso delle pellicce. La presenza europea sul continente disturbava equilibri già esistenti da lungo tempo, quello ecologico per l'insaziabile richiesta di pellicce di castoro e quello politico a causa delle grandi rivalità fra tribù.
Mentre i rapporti commerciali tra Huroni e francesi fiorivano nella Nuova Francia, le Cinque Nazioni stavano esaurendo le proprie risorse di pelli e cominciarono a guardare le ricche terre dei vicini. Verso la metà del secolo decisero di attaccare il monopolio degli Huroni. Se le Cinque Nazioni volevano sopravvivere sia come confederazione sia come tribù separate, dovevano procurarsi nuovi rigornimenti di pellicce che costituivano la loro linfa vitale. Le guerre che intrapresero durarono a lungo. La lega iniziò una grande offensiva contro gli Huroni nel 1649, costringendoli a lasciare le loro terre. Gli avamposti gesuiti, fondati dai francesi, caddero nelle mani degli Irochesi. Più avanti, gli Irochesi attaccarono e sconfissero i Tobacco, i Neutral e gli Erie. Tutte le tribù che si trovavano nelle vicinanze del territorio dei Seneca vennero praticamente annientate. Poi gli attacchi degli Irochesi colpirono anche più a ovest, contro gli Ottawa, gli Illinois ed i Miami. I Mohawk, unendo le Cinque Nazioni, guerreggiarono con i Mahican della Valle dell'Hudson, fino a raggiungere una pace a lungo termine nel 1664.
L'insuccesso che gli Irochesi ebbero nella conquista del Forte St. Louis in mano degli Illinois, nel 1684, contribuì a far cessare le azioni militari della Lega iniziate per avere il monopolio del commercio in quelle regioni. Durante gli anni successivi, gli Irochesi dominarono l'intero territorio che va dal fiume Ottawa al fiume Cumberland a sud e dal Lago Ontario fino al Maine.

LE RIBELLIONI CONTRO GLI OLANDESI

Nei primi anni della nascita della Nuova Olanda, l'economia delle colonie olandesi viveva sul commercio con gli indiani, per lo più costituito da metalli e tessuti scambiati con pelli e wampum. Nel 1617 la Compagnia Unita della Nuova Olanda fondò una stazione commerciale sul corso superiore dell'Hudson, nel territorio dei Mahican. Nel 1621, dopo la fondazione della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, i commercianti olandesi cominciarono a costruire nuovi avamposti.
La politica olandese mirava a trattare le tribù indiane come nazioni sovrane e acquistare le loro terre, allo scopo di evitare possibili pretese riguardo a quelle terre da parte di altri popoli europei. Gli indiani, inesperti sulla concezione europea di proprietà e delle conseguenze che la rinuncia ai propri diritti portava con sé, erano contenti di ricevere i beni che venivano loro consegnati in cambio dello sfruttamento del loro territorio. Nel 1626 gli indiani locali vendettero i diritti concernenti l'isola di Manhattan agli olandesi per beni commerciali equivalenti a 60.000 fiorini (anche se gli olandesi avevano già acquistato l'isola dai Canarsee, dovettero trattare di nuovo con i Manhattan che erano di fatto i padroni del territorio).
Nonostante l'aumento della popolazione bianca e le tensioni razziali conseguenti, gli olandesi riuscirono, nell'interesse del commercio, a mantenere la loro neutralità rispetto alle tribù che guerreggiavano tra loro sia per motivi territoriali che commerciali, per esempio i Mohawk contro i Mahican, nelle Guerre del Castoro, e i Delaware contro i Susquehannock. Nel 1632 la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali preferì entrare in negoziati con i Delaware, dopo il massacro di 32 coloni di Swaanendael sulla riva occidentale della Baia di Delaware, calmando gli indiani con regali e provvedendo ad un aumento del commercio con loro, invece di chiamare in campo l'esercito.
Ma negli anni successivi quella politica di pace e neutralità cambiò. In primo luogo c'era una crescente richiesta di territori agricoli da concedere sotto il sistema del latifondo; in secondo luogo, quando le risorse di pellicce della costa si esaurirono, gli olandesi non ebbero più bisogno dell'aiuto delle tribù dell'est, e quindi il territorio indiano fu ritenuto molto più importante dell'amicizia con gli indiani; terzo, il monopolio commerciale della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali terminò negli anni Trenta del secolo XVII, dato il crescente numero dei commercianti indipendenti e le difficoltà maggiori per regolare le frontiere. Un altro motivo fu che nel 1639 Willem Kieft divenne governatore generale della Nuova Olanda in sostituzione di Wouter Van Twiller. La soluzione che Kieft adottò contro gli indiani che si opponevano all'espansione degli olandesi, fu la vessazione e lo sterminio e intraprese questa soluzione con efficienza e crudeltà.
Il suo primo atto contro gli indiani fu quello di imporre una nuova tassa, pagabile in granoturco, pellicce o wampum, su tutti gli indiani della valle. Quando nel 1641 la violenza divampò su Staten Island per la distruzione dei campi di grano dei Raritan causata dal bestiame degli olandesi, Kieft offrì delle taglie per la testa o per lo scalpo degli indiani coinvolti. L'anno dopo, per dimostare la sua forza, percorse alla testa di un esercito i villaggi indiani nelle vicinanze di New Amsterdam. Infine, nel 1643, il governatore generale incoraggiò il cosiddetto "Massacro di Pavonia" o "Strage degli innocenti".
Quando un gruppo di Mohawk andò a valle per esigere tributi da un raggruppamento di Wappinger, essi fuggirono a Pavonia e a New Amsterdam per cercare scampo. Kieft, non solo rifiutò la protezione, ma inviò anche dei soldati olandesi per tricidare i rifugiati, compresi donne e bambini. Alla fine i guerrieri Mohawk ammazzarono 70 indiani e presero gli altri come schiavi.
Infuriati per questo massacro, gli indiani iniziarono a far scorrerie sugli insediamenti esterni, dalla Baia di Delaware alla valle del fiume Connecticut. Il commercio e l'agricoltura vennero interrotti dappertutto nella Nuova Olanda e i coloni fuggirono da New Amsterdam che gli indiani tenevano in stato di assedio. Fu in quel periodo che gli abitanti costruirono un muro di difesa a sud di Manhattan, dove ora si trova Wall Street. La sommossa durò più di anno, finché un esercito di soldati inglesi e olandesi, sotto la guida del capitano John Underhill, iniziò una campagna micidiale per tutta la regione, falcidiando e attaccando gruppi di indiani, distruggendo i loro villaggi e raccolti.
Nel 1644 gli indiani ridotti di numero e stremati dalla fame, erano pronti per aprire i negoziati. Kieft ed altri ufficiali della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali cessarono lo sterminio anche per le pressioni che ricevevano da parte dei commercianti e degli agricoltori che desideravano la stabilità economica e che ritenevano la spietata strage una barbarie immorale.
Lo stato di pace generale durò fino al 1655. La violenza si spostò poi verso nord, lungo il fiume Hudson. Gli indiani Esophus si ribellarono contro gli agricoltori olandesi che vivevano in mezzo a loro, assalendo la città di Wiltwyck e circondando gli insediamenti allo scopo di cacciare i coloni una volta per tutte. I soldati di Stuyvesant scapparono a monte e, attraverso i propri rappresentanti, il governatore generale notificò agli indiani di partecipare ad un convegno per fare il punto della situazione. Ma quando una delegazione dei capi tribù degli Esophus arrivò a Wiltwyck, i soldati li trucidarono durante il sonno. Per rappresagli gli indiani catturarono otto soldati e li briciarono vivi.
Le guerre attorno a Wiltwyck durarono per anni. Nel 1660 Stuyvesant iniziò un programma per dominare l'insurrezione continua degli indiani. La sua solu
zione era quella di prendere bambini indiani come ostaggi e portarli a New Amsterdam, per costringere le varie tribù dei Delaware ad un comportamento più remissivo. Le tribù a valle, troppo deboli per resistere, diedero il loro consenso e permisero che fossero portati via gli ostaggi. Ma Stuyvesant dovette inviare un altro esercito a Wiltwyck per raccogliere le donne e i bambini degli Esophus. I guerrieri degli Esophus, ricordando la fine della loro prima delegazione, si rifiutarono di trattare. Stuyvesant rispose con la vendita degli ostaggi Esophus come schiavi nei Caraibi. Quando finalmente gli Esophus furono d'accordo sulla pace, Stuyvesant chiamò i Mohawk per terrorizzarli. Lo stesso anno le truppe inglesi invasero ed occuparono la Nuova Olanda, che divenne poi Nuova York, ponendo fine all'occupazione olandese in quella parte del Nord America.

Per gli spagnoli del Nuovo Messico, gli indiani erano servi da sfruttare e anime da convertire. I villaggi indiani venivano sfruttati da tutti. Secondo il sistema del ripartimiento, gli indiani dovevano tributi agli spagnoli sotto forma di lavoro, raccolti, merci e tessuti. E siccome erano essenziali per l'economia degli spagnoli, gli indiani gli indiani non furono scacciati dai loro territori, ma furono accolti come se fossero animali addomesticati e usati solo per servire una civiltà superiore. La questione se gli indiani avessero un'anima venne per qualche tempo posta in discussione tra gli spagnoli, finché papa Giulio II decretò, nel 1512, che erano di fatto discendenti di Adamo ed Eva. In ogni caso gli spagnoli considerarono gli indiani pagagni e mentre facevano la "fatica" di salvarli, sfruttavano i loro raccolti, si facevano costruire delle chiese ed accumulavano ricchezze personali vendendo il loro artigianato in Messico e in Europa. La formula cristiana di salvezza richiedeva inoltre la soppressione della religione e del culto indiano.
La causa principale della ribellione dei Pueblo fu quindi la religione. I medici stregoni dei Pueblo, costretti a praticare segretamente i loro antichi riti, contrastavano fortemente la presenza dell'uomo bianco. La crudeltà e lo sfruttamento erano da parte degli spagnoli erano cause secondarie.
Un medico stregone di nome Pope, un Tewa indiano del pueblo di San Juan, rifiutò di abbandonare il culto di Katchina e quindi si rifiutò a convertirsi al cristianesimo. E' noto che quando gli spagnoli si accorsero di Pope, lo molestarono arrestandolo almeno tre volte e fustigandolo. Lui, invece, mostrava le sue ferite sulla schiena agli altri indiani come un simbolo di resistenza.
Nel frattempo, le dispute tra ufficiali e religiosi spagnoli per il potere e il predominio sul territorio, scalzarono l'autorità degli indiani. In più, la lunga serie di periodi di siccità a partire dal 1660 e le razzie di Apache nomadi fecero dubitare gli indiani convertiti dell'efficienza della nuova religione e spronarono alla rivolta. Pope usò la sua attitudine al comando per organizzare e ottener il successo militare.
Nell'estate 1680 Pope inviò i suoi messaggeri per tutta la regione. Ogni messaggero portò con sé una corda di fibre del maguey con un numero determinato di nodi che indicavano le giornate che precedevano l'insurrezione generale. Ai capi tribù convertite al cristianesimo, di cui non si fidava interamente, Pope mandò delle corde con numero di nodi indicanti un'altra data. Alcuni, infatti, comunicarono il progetto di Pope ai frati del loro pueblo, i quali avvisarono a loro volta il governatore di Santa Fe, Antonio de Otermin. Ma lo stratagemma di Pope funzionò. Con molti spagnoli altrove, preti e guarnigioni dei pueblo, cittadini e allevatori di bestiame vennero uccisi nel corso delle incursioni a sorpresa.
Dopo i primi successi militari in varie parti, un esercito di 500 indiani giunse a Santa Fe e qui si arrampicarono in cima agli edifici abbandonati alla periferia della città. Santa Fe disponeva solo di una guarnigione di 50 soldati professionisti armati di cannoni e anche molti cittadini erano armati. La lotta durò per intere giornate; i bianche attaccavano di solito per primi per spiazzare gli indiani che li assediavano. La lotta più violenta si ebbe il terzo giorno, quando gli indiani riuscirono a raggiungere la cisterna d'acqua della città e a deviare il rifornimento idrico. Dopo un altro giorno di lotta, gli indiani abbandonarono il loro assedio ritirandosi sulle colline circostanti.
Dopo alcuni giorni, gli spagnoli sopravvissuti lasciarono Santa Fe. Alla fine della sommossa il numero degli spagnoli uccisi si aggirava sui 400. Pope e i suoi seguaci avevano respinto la potenza coloniale e sradicato qualunque segno della religione e della cultura spagnola.
Comunque il fanatismo di Pope, anche se aveva ottenuto il successo con la ribellione dei pueblo, contribuì allo sfacelo di tutto quanto era stato fatto. Indiani indecisi che usavano modi di vivere e strumenti spagnoli, furono puniti e giustiziati. Mentre il malcontento aumentava tra i suoi seguaci, Pope si atteggiava sempre più a despota. Residente a Santa Fe, adottò cerimoniali che prima di lui avevano gli ufficiali spagnoli e girava per la città con la carrozza del governatore come simbolo del suo potere. Quando diversi anni dopo morì, l'alleanza tra le tribù si era quasi del tutto esaurita. Altri fattori che contribuirono all'indebolimento dei Pueblo e allo scioglimento dell'unità degli indiani, furono la continua siccità e le incursioni degli Apache.
Le truppe spagnole, sotto la guida del nuovo governatore del Nuovo Messico, Don Diego de Vargas, occuparono Santa Fe nel 1692, anno in cui si completò ufficialmente la riconquista del Nuovo Messico da parte degli spagnoli.

LE GUERRE FRANCO-INDIANE

Nel tardo secolo XVII e per molti anni del secolo XVIII le potenze coloniali promossero una lunga serie di guerre per controllare il Nord America: la Guerra di re Guglielmo (1689-97), la Guerra della regina Anna (1702-13), la Guerra di re Giorgio (1744-48), e la Guerra Francese e Indiana o la Grande Guerra per l'Impero (1754-63). Di solito, esse vengono ricordate con il nome dell'ultima, cioè "Guerre francesi e indiane", oppure più in generale "Guerre imperiali", per indicare tutte e quattro le guerre. Ad ogni modo tutte le guerre sopra indicate possono essere considerate come un'unica grande guerra con brevi periodi di tregua.
Per quanto riguarda gli indiani e i loro coinvolgimento nelle guerre imperiali, dal punto di vista storico, essi possono essere considerati una pedina nella lunga lotta per il potere nel mondo. Nel corso dei tanti conflitti erano spesso partecipanti volontari e per libera scelta, dato che consideravano legittimi i loro desideri di protezione dei loro territori e desideravano anche dei rapporti commerciali e la sistemazione di vecchie controversie intertribali. In più, a volte, lottavano a fianco dell'una o dell'altra parte per avere ciò che l'uomo bianco offriva loro: taglie per cotenne, pagamenti e razioni regolari, armi da fuoco e coperte. Come alleati, gli indiani valevano molto e il successo in certe battaglie dipese dalla loro partecipazione. Ma qualunque fosse il riordinamento politico tra la popolazione bianca che cresceva, gli indiani, erano quelli che ci rimettevano sempre.

LA GUERRA DI RE GUGLIELMO

La guerra tra l'Inghilterra e la Francia nel Nord America si accese a causa della forte concorrenza economica e territoriale. Spodestati gli olandesi, il mercato iroche se era indirizzato verso gli inglesi che offrivano merci più a buon prezzo e di migliore qualità. I francesi, a loro volta, furono infastiditi dal crescente monopolio anglo-irochese nel commercio delle pellicce, come pure dall'intromissione di alcuni commercianti inglesi nelle terre dove loro vantavano diritti di precedenza. Sapevano che la potente Lega Irochese, con la sua posizione strategica, era la chiave per il dominio commerciale e militare della regione. Iniziarono quindi una campagna di pressione sulle diverse tribù che facevano parte della Lega per costringerle almeno alla neutralità, se non ad una alleanza franco-irochese. Gli inglesi, da parte loro, temevano un'invasione francese dal nord appoggiata dalla potente federazione degli Abnaki.
Gli incidenti che fecero precipitare gli eventi coinvolsero sia gli Abnaki sia gli Irochesi. Gli Abnaki. si infuriarono quando Sir Edmund Andros, governatore delle colonie inglesi del nord, condusse una compagnia di soldati contro la stazione commerciale del loro amico barone de St. Castin, nella Baia di Penobscot nel 1688, pretendendo la sua sottomissione alla Corona inglese.
Nel frattempo, una razzia irochese nel 1689 contro l'insediamento di Lachine, lungo il fiume San Lorenzo, in cui quasi 200 coloni francesi vennero uccisi, fu il motivo per cui i francesi iniziarono la cosiddetta "petite guerre", ovvero una guerra con le caratteristiche della guerriglia, come la chiamò il governatore della Nuova Francia, il conte di Frontenac, e diretta contro gli Irochesi e gli insediamenti inglesi. Erano però piccole vittorie che comunque non bastavano per realizzare modifiche nel potere, come Frontenac sperava. Gli Irochesi rimasero con gli inglesi e l'Inghilterra reagì con un attacco navale vincente condotto da Sir William Phipps contro Port Royal nell'Acadia francese (ora Annapolis Royal in Nuova Scozia). Durante una seconda spedizione navale, comunque, Phipps non riuscì a conquistare Quebec: la sua flotta fu respinta dai cannoni francesi. L'anno successivo Benjamin Church, reduce dalla Guerra di re Filippo, condusse un esercito di 300 soldati nel Maine, molestando gli Abnaki per indurli alla pace. Nel 1692, tuttavia, la breve tregua venne improvvisamente sospesa. Il ciclo di razzie e controrazzie continuava.
Infine, nel 1697, l'Inghilterra e la Francia terminarono questa guerra costosa e inutile firmando il Trattato di Ryswick. I francesi continuarono lo stesso la pressione sugli Irochesi provocando spesso la loro neutralità. Dapprima gli Oneida fecero pace con la Nuova Francia, seguiti poi dagli Onondaga, dai Seneca, dai Cayuga e, intorno al 1700, dai Mohawk.

LA GUERRA DELLA REGINA ANNA

Nel 1702 i francesi potevano contare sul sostegno degli indiani al di là dei monti Appalachi e sulla neutralità promessa dall Lega Irochese; disponevano così di un vasto territorio a nord (Nuova Francia) e di insediamenti sulle coste del Golfo del Messico e dell'alleanza con gli spagnoli in Florida.
Quando in europa scoppiò nuovamente la guerra, sembrava che godessero di un certo vantaggio sul campo di battaglia nordamericano. Ciò nonostante non ebbero la meglio sui coloni inglesi più numerosi di loro né durante la Guerra della regina Anna né in quella precedente di re Guglielmo.
Data la neutralità degli Irochesi di New York, la maggior parte delle lotte si svolsero nella Nuova Inghilterra e nuovamente gli Abnaki assalirono gli insediamenti di frontiera. Gruppi di Abnaki del Maine e di Mohawk dell'insediamento di Caughnawaga nel Quebec uccisero 49 coloni inglesi. Ancora una volta l'ormai vecchio Benjamin Church condusse un esercito verso il Nord per vendicarsi degli indiani e dei francesi.
Gli inglesi, in difficoltà a loro volta, esercitarono pressioni sugli Irochesi per coinvolgerli di nuovo in scorrerie in Canada. Addirittura tre Mohawk ed un Mahican furono portati in Inghilterra dinnanzi alla regina Anna, sperando di convincerli a favorire gli inglesi in cambio di favori da parte della Corona.
Nel frattempo i francesi cercarono di ottenere un sostegno militare a sud, dai Choctaw, dai Cherokee, dai Creek e dai Chickasaw. Ebbero successo con i Choctaw e con alcuni gruppi di Creek, mentre i Cherokee rimasero neutrali e i Chickasaw, che avevano mantenuto rapporti commerciali con gli inglesi per molti anni, rimasero a loro fianco, creando così un certo equilibrio nella lotta al potere.
Nel 1702 una spedizione navale inglese attaccò l'insediamento spagnolo di S. Augustine, sulla costa orientale della Florida. L'anno dopo una spedizione via terra della milizia della Carolina, sotto la guida di James Moore, assalì le missioni spagnole nei monti Appalchi della Florida dell'ovest. Dopo la strage in cui molti indiani persero la vita, gli inglesi portarono via quasi tutti gli abitanti di sette villaggi. Nel 1706 gli inglesi respinsero una flottiglia combinata di francesi e spagnoli a Charleston.
Lo stato di guerra continuava. Nel 1710, dopo l'invio di rinforzi da parte della regina Anna, gli inglesi lanciarono un attacco navale su Port Royal. Ma una seconda spedizione navale, l'anno dopo, condotta da Sir Hovendon Walker, fallì quando la sua flotta naufragò nella nebbia della foce del S. Lorenzo. 1.600 tra marinai e soldati morirono.
I rappresentanti delle nazioni europee negoziarono il Trattato di Ultrecht nel 1713, in cui il re di Francia, Luigi XIV, stanco della guerra e indebitato fortemente, cedette la Baia di Hudson e l'Acadia agli inglesi. Lo stesso anno gli Abnaki sollecitarono la pace con gli abitanti della Nuova Inghilterra, impegnandosi in un'alleanza con la regina Anna. Ma, come era avvenuto in passato, la pace era fragile e temporanea.

LA GUERRA DI RE GIORGIO

Dopo la guerra della regina Anna, i capi tribù irochesi avevano espresso la loro preoccupazione agli inglesi poiché, nonostante la loro neutralità, i francesi continuavano ad avanzare insieme agli alleati indiani, e avrebbero invaso il loro territorio a nord, per raggiungere gli insediamenti inglesi sul corso inferiore del fiume Hudson. Allora, gli inglesi costruirono Fort Oswego, sulle sponde orientali del Lago Ontario ed altre stazioni al fine di bloccare le possibili rotte dell'invasione. I francesi, dal canto loro, affermando che tali forti erano stati costruiti sul loro territorio, costruirono Fort St. Frederick a Crown Point, sulla riva occidentale del Lago Champlain.
Nel 1746 e 1747 i francesi sferrarono due grosse offensive contro gli insediamenti di New York e del Massachussets e trascirnarono molti dei vinti in Canada. Ma il forte Numero 4 (Charlestown nel New Hampshire), difeso da soli trenta soldati, riuscì a respingere gli invasori.
Fu durante quel periodo che William Johnson, commerciante di pellicce e speculatore di terreni, cominciò a cercare attivamente l'appoggio degli Irochesi e in special modo quello dei Mohawk, tra i quali si era sistemato. Grazie agli sforzi di Johnson, un gruppo di Mohawk abbandonò la sua neutralità e accopagnò l'esercito di Johnson durante un'incursione contro Fort St. Frederick. La mancanza di coordinazione militare con le altre forze armate coloniali ostacolarono l'operazione, ma Johnson non si diede per vinto. Continuò a contribuire alla guerra finanziando privatamente incursioni sulle rotte dei rifornimenti francesi e duarnte la successiva guerra franco-indiana, la sua amicizia con gli Irochesi avrà molto peso sulla vittoria finale degli inglesi.
Intanto a sud le tribù anglofile dei Chickasaw e Cherokee guerreggiavano con i Choctaw e i Creek, disturbando le vie commerciali francesi, ma la più intensa attività militare durante la Guerttra di re Giorgio si svolse in Nuova Scozia. Nel 1744 truppe francesi condotte da Joseph Duvivier fallirono il tentativo di conquistare Port Royal. Nel 1745 una spedizione del Massachussets con 4.200 soldati della Nuova Inghilterra, sotto la guida di William Pepperrell, conquistarono la fortezza francese di Louisbourg dopo due mesi di assedio e di bombardamenti. Nel 1746 una flottiglia francese, mandata dall'Europa sotto la guida del Duca D'Anville, incontrò delle difficoltà sulle coste frastagliate e nebbiose della Nuova Scozia e non riuscì neanche a conquistare Port Royal. Nel 1748, dopo la conquista di un esercito di Beaubassin condotto da Coulon de Villiers del forte inglese a Grand Pre, fu raggiunto un accordo di pace a Aix-la-Chapelle, secondo il quale, con sgomento dei coloni che tanto avevano lottato per conquistare Louisbourg, il forte venne restituito ai francesi in cambio di Madras in India.
Ancora una volta, come era stato per la Guerra di re Guglielmo e dopo per la Guerra della regina Anna, la pace fu solo transitoria.

Quello che la maggior parte degli storici chiama la Guerra francese e indiana, era in effetti il conflitto finale di una lunga serie di guerre tra le potenze coloniali europee per il dominio del mondo. Dopo un breve periodo di pace, nel 1754 la guerra ricominciò nel Nord America. La Guerra Franco-indiana fu la guerra più estesa e più decisiva di tutte le guerre, in quanto la Francia perse le sue proprietà nel Nord America. Per questo motivo viene a volte chiamata la Grande Guerra dell'Impero.
Le rivalità esistenti nella valle dell'Ohio innescarono quest'ultimo conflitto. Gli inglesi vantavano il loro diritto sulla regione in base a due trattati: il Trattato di Lancaster del 1744 con gli Irochesi che avevano chiesto l'area a causa della vittoria sulle altre tribù e il Trattato di Logstown del 1748 con gli Shawnee, i Delaware e i Wyandot, negoziati avvenuti tramite George Croghan, un commerciante della Pennsylvania. Dopo le cessioni alla Compagnia dell'Ohio dei territori della Virginia nel 1749, avventurieri, commercianti e coloni inglesi cominciarono ad entrare a poco a poco nella regione dell'Ohio, al che la Francia riaffermò i suoi diritti territoriali.
Un gruppo di guerrieri Ottawa e Ojibway, sotto il comando del commerciante francese Charles Langlade, mosse guerra contro il centro commerciale inglese dell'ohio, Pickwillany, uccidendo il capo tribù dei Miami, tredici dei suoi guerrieri, più un commerciante e catturandone altri tre. Il governatore della Nuova Francia inviò in seguito un esercito di francesi e indiani per fortificare la regione. Con questa dimostrazione di potere fecero tornare gli indiani nelle proprie terre, nonostante le favorevoli condizioni di commercio che gli inglesi avevano loro offerto. Tra gli indiani francofili della regione vi erano allora membri degli Ottawa, degli Algonchini, dei Wyandot, dei Nipissing, degli ojibway, dei Potawatomi, dei Sauk, dei Shawnee e dei Seneca. Ed anche i Delaware, che avevano perso i loro territori ad est a causa dell'espansione degli inglesi, offrirono i loro appoggio ai francesi.
Con la loro popolazione colniale molto minore, i francesi vennero considerati una minaccia alterttanto minore per le proprietà indiane, rispetto agli inglesi che erano molto più numerosi.
Nell'autunno del 1753 il governatore della Virgina, Robert Dinwiddie, inviò un reparto sotto la guida di un maggiore ventunenne di nome George Washington verso la guarnigione francese di Fort le Boeuf che era situata in un territorio inglese. I francesi rifiutarono comunque di lasciare il posto e la primavera dopo, il governatore inviò un gruppo di uomini delle foreste per erigere un forte alla confluenza dei fiumi Ohio, Allegheny e Monongahela, e un secondo rinforzo di uomini sempre al comando di George Washington. Dinwiddie tentò di arruolare dei guerrieri Cherokee, Chickasaw e Catawba per questa spedizione, ma il tentativo fallì. Washington riuscì comunque ad assicurarsi l'aiuto del capo Half-king (Mezzo Re) e di altri Mingo a Great Meadows.
Washington, quando venne a sapere che una pattuglia francese si trovava vicina, e cioè nei monti Allagheny, sferrò un'offensiva con un distaccamento di 40 soldati più 12 Mingo. Furono uccisi dieci francesi e ne catturarono venti. I francesi protestarono dicendo che la loro pattuglia era in missione di pace, mentre Washington affermava che i francesi avevano intenzioni ostili. Comunque stessero le cose, con quell'incidente di frontiera iniziò una guerra "mondiale". Come reazione all'azione di Washington i francesi scacciarono il gruppo di costruttori inviati da Dinwiddie alle biforcazioni del fiume Ohio, denominarono il posto Fort Duquesne (diventato poi Fort Pitt e quindi Pittsburg) e lo usarono come base delle loro operazioni, con un esercito di 900 soldati, tra cui diversi Delaware, Ottawa, Wyandot, Algonchini, Nipissing, Abnaki ed Irochesi delle missioni, al comando del maggiore Coulon de Villiers.
Le truppe di Washington si erano intanto ritirate a Great Meadows, dove costruirono Fort Necessity. L'esercito francese attaccò e costrinse Fort necessity alla resa. I francesi permisero a George Washington e ai suoi uomini di allontanarsi dalla valle dell'Ohio e di tornare in Virginia. I francesi ebbero così il controllo della regione.
Gli inglesi si resero conto dell'importanza delle tribù irochesi per un successo militare nel Nord. William Johnson, commerciante newyorkese e speculatore di terreni, continuò a guadagnarsi l'appoggio degli Irochesi, che avevano fiducia in lui, data la sua sincera ammirazione per loro, la sua partecipazione alle loro cerimonie, i suoi legami con le donne indiane e la sua correttezza nel commercio. Per cui faceva progressi nonostante i loro timore di essere coinvolti in un altro conflitto coloniale. Johnson convinse il capo Hendrick (uno dei Mohawk che era stato portato in Inghilterra dalla regina Anna). Poi andò nel villaggio degli Onondaga per discutere il caso davanti agli altri rappresentanti tribali. Nel 1754, su proposta di Johnson, i governatori provinciali istituirono una commissione sotto la presidenza dei Signori del Commercio e delle Piantagioni, per incontrare i capi degli Irochesi al Congresso ad Albany. Ma gli Irochesi, al contrario di Hendrick, non formularono promesse impegnative.
A sud, gli inglesi ricevettero l'aiuto dei Chicksaw che continuavano ad ostacolare le rotte commerciali francesi, e anche il sostegno dei Creek e dei Cherokee.
Durante i primi anni di guerra e fino al 1758 i francesi e un gran numero di indiani loro alleati primeggiarono nella lotta. Nel 1755 un esercito di 2.000 uomini, sotto la guida del generale Edward Braddock, insieme all'aiutante di campo George Washington, si accinse a riconquistare Fort Duquesne. Ma un esercito formato in prevalenza da indiani, e inferiore di numero a quello inglese, massacrò gli uomini di Braddock prima ancora che riuscissero a raggiungere il posto. Meno di 500 inglesi scapparono a Fort Cumberland e lo stesso Braddock morì.
In un secondo attacco la forza armata dei soldati della Nuova Inghilterra e dei Mohawk, sotto il comando di William Johnson e di Hendrick, si avvicinarono a Crown Point sul Lago George. Anche loro vennero attaccati in un agguato prima che potessero giungere a destinazione. Hendrick morì e Johnson, dopo essersi ritirato, radunò i suoi uomini per la battaglia al lago George, respingendo i francesi.
Johnson in seguito fu nominato cavaliere per aver saputo trasformare una sconfitta certa in una vittoria. Ma per i Mohawk la vittoria fu amara: non solo avevano perso il capo, ma avevano anche lottato contro altri Irochesi.
Gli inglesi riuscirono ad avere una vittoria anche alla Baia di Fundy, dove il colonnello Robert Moncton ed una squadra di soldati della Nuova Inghilterra conquistarono Fort Beausejour.
Nel 1758 effettivi di terra e di mare, sotto il comando di Jeffrey Amherst, conquistarono Louisburg in Acadia (Nuova Scozia). In agosto, truppe regie e coloniali, comandate dal colonnello John Bradstreet, conquistarono Fort Frontenac sul Lago Ontario. A Novembre, le truppe del generale John Forbes invasero il forte di Duquesne abbandonato dai francesi. L'unico successo francese di quell'anno avvenne a Ticonderoga sul Lago George, dove l'esercito di Montcalm riuscì a respingere un attacco del generale James Abercrombie insieme a William Johnson e 300 Mohawk. Ma l'anno successivo Ticonderoga cadde sotto l'attacco delle truppe di Amherst. Un esercito di 1.400 soldati, sotto il comando del generale Prideaux oltre a 900 Mohawk sotto la guida di Johnson, conquistarono Fort Niagara. Tutte quelle vittorie inglesi furono appoggiate dal blocco navale inglese delle linee marittime dell'Atlantico.
Nel 1780 cadde Montreal contro Amherst e i Mohawk di Johnson. Così ogni speranza di vittoria per i francesi fu vana. Nel Trattato di Parigi, firmato tre anni dopo la fine della Guerra dei Sette Anni in Europa, la Francia dovette cedere la Nuova Francia e tutti i suoi territori ad est del Mississippi all'Inghilterra; il West Louisiana (ad eccezione di New Orleans) fu ceduto alla alleata Spagna, quale contropartita per il passaggio della Florida dalla Spagna all'Inghilterra. Da allora la Francia non fu più una grande potenza coloniale nel Nord America.
Per quanto riguarda gli indiani che avevano lottato con i francesi, dovettero, da quel momento, collaborare con gli inglesi. Ma anche quelle tribù che avevano appoggiato gli inglesi si trovarono in una posizione precaria, in quanto i coloni inglesi non avevano più bisogno di loro.

RIBELLIONI CONTRO GLI INGLESI (LA GUERRA DEI CHEROKEE)

Nei primi anni della seconda metà del secolo XVIII i Cherokee della Virginia, delle Caroline e della Georgia avevano buone ragioni per essere in apprensione. Erano d'accordo nel fornire guerrieri per la guerra franco-indiana, in cambio dell'impegno da parte dei coloni di proteggere le loro famiglie dalle ostilità dei Creek e dei Choctaw. In più sorsero nuovi posti di frontiera e guarnigioni con la conseguenza di varie intromissioni negli affari dei Cherokee, e l'arrivo, dopo la costruzione dei forti, di molti coloni che si accaparravano i terreni.
Comunque, anche sotto tali pressioni, i Cherokee non avrebbero forse mosso guerra contro i loro alleati se non fosse accaduto un incedente che fece precipitare la situazione. Tornando a casa attraverso le montagne dalla parte occidentale della Virginia, dopo aver aiutato gli inglesi a conquistare Fort Duquesne, un gruppo di Cherokee catturò alcuni cavalli selvatici. Alcuni abitanti della zona di confine della Virginia che passavano per caso, pretesero i cavalli come loro proprietà ed attaccarono i Cherokee uccidendone 12. Poi vendettero i cavalli e raccolsero le taglie sugli scalpi, dicendo che erano di indiani nemici. Per vendicarsi, i Cherokee ammazzarono più di venti coloni, dichiarando la loro indipendenza dal governo inglese.
Il conflitto che ne seguì durò due anni. Ci vollero due eserciti per sconfiggere i Cherokee. Il primo era composto da 1.500 scozzesi degli altipiani, che incontrarono una forte resistenza da parte dei Cherokee comandati da Oconostota. Dopo aver cacciato i soldati, essi assediarono Fort Loudon, catturando la guarnigione ridotta alla fame.
Dopo un periodo di tregua, un esercito composto da cavalleria della Carolina, fanteria inglese, scozzesi e indiani, incominciò una campagna di distruzione nel territorio cherokee, bruciando villaggi e raccolti. I Cherokee continuarono a lottare dalle montagne, fino a quando, ormai stanchi della guerra e affamati, si misero d'accordo con gli ufficiali coloniali per un trattato di pace, in cui vennero costretti a cedere gran parte delle loro terre a levante e ad accettare una frontiera che li separasse dall'uomo bianco.
Così come i Cherokee, anche i Natchez, ultimi discendenti della grande cultura Temple Mound Builders del Sud-est, si sollevarono contro l'uomo bianco (francesi) che vivevano in mezzo a loro, in seguito alla decisione del governatore della Louisiana di far evacuare il Gran Villaggio dei Natchez per farne una nuova piantagione. Ma la loro resistenza fallì e i francesi ebbero la meglio, decimando la tribù. Molti dei Natchez risparmiati dalla strage, furono venduti come schiavi a Santo Domingo, altri si rifugiarono presso le tribù vicine, mentre altri piccoli gruppi si nascosero lungo il Mississippi.

LE PRINCIPALI TRIBU' INDIANE

APACHE

I primi popoli Atapascani arrivarono nel Sud-Ovest intorno all'850: erano cacciatori nomadi e raccoglitori di foraggi nella zona dell'attuale Canada occidentale. Si propagarono su tutti gli altipiani aridi del Sud-Ovest, formando numerosi raggruppamenti chiamati Apache dalle altre tribù della regione; forse il nome apache significava "nemici". Dopo essersi stabiliti sulle nuove terre gli Apache continuarono a scorrazzare per il territorio razziando le popolazioni per avere cibo e schiavi. Siccome erano fieri lottatori e maestri esperti nel sopravvivere nei deserti, erano temuti anche dagli altri abitanti del Sud-Ovest: indiani, pueblo, spagnoli, messicani e americani, che infatti vennero tutti sottomessi.. La loro presenza e le loro vessazioni impedirono qualsiasi espansione spagnola e messicana verso nord. Quando alcuni anni dopo gli Stati Uniti annetterono il Sud-Ovest (1848), divennero i peggiori nemici per gli occupanti anglo-americani e si mostrarono i più ostinati di tutti i guerrieri indiani. Il generale George Crook, che condusse campagne militari contro gli Apache ed altri indiani, li definì "tigri della specie umana".
L'interpretazione sbagliata di un incidente di frontiera da parte dell'esercito americano, mutò il loro modo di agire e fu alla base di 35 anni di guerre tra Apache e americani.
Nel 1861 un proprietario terriero, John Ward, sospettò ingiustamente Cochise, capo tribù dei Chiracahua Apache, di aver rapito i suoi figli e rubato il suo bestiame. Egli lo denunciò alla guarnigione di Fort Buchanan. Un tenente del posto, George Bascom, organizzò un battaglione e si diresse al Passo degli Apache attraverso le Montagne di Chiracahua, centro del territorio degli Apache Chiracahua. Bascom invitò Cochise ad un incontro. Il 4 febbraio 1861 Cochise, che non sospettava alcun tradimento, arrivò con suo fratello, due nipoti, una donna e due bambini all'accampamento dell'esercito. Bascom non perse tempo ad accusare Cochise della razzia. Questi difese la sua estraneità, dicendo che forse potevano essere stati Apache delle Montagne Bianche, i Coyotero, ed offrì il suo aiuto per ritrovare i bambini rapiti. Mentre i suoi uomini circondavano la tenda, comunicò al capo che lo avrebbe arrestato. Cochise con il suo coltello fece un taglio nella tenda e fuggì mentre Bascom teneva gli altri Apache in ostaggio.
Cochise, con un gruppo di guerrieri, iniziò a tendere imboscate lungo il Sentiero di Butterfield per riavere i propri ostaggi, uccidendo messicani e lasciando vivi gli americani. Diversi negoziati tra Cochise e Bascom fallirono. Ai Chiracahua si unirono successivamente gli Apache delle Montagne Bianche, gli Apache Mimbreno. Essi concentrarono i loro sforzi in attacchi a diligenze che transitavano lungo il Sentiero. Gli uomini di Bascom riuscirono a catturare tre ostaggi, guerrieri delle Montagne Bianche. Due compagnie di dragoni di Fort Breckinridge respinsero gli insorti Apache fino nel Messico. Questi, tuttavia, prima di ritirarsi, uccisero tutti gli ostaggi. Per vendicarsi, Bascom fece impiccare gli ostaggi maschi, compreso il fratello di Cochise. A loro volto gli Apache uscirono dai loro nascondigli delle montagne e in due mesi uccisero 150 tra bianchi e messicani.
Dieci anni dopo gli episodi avvenuti tra gli indiani e Bascom, gli Apache ripresero le loro scorrerie contro i coloni. Gli Apache Aravaipa con il loro capo Eskiminzin che desiderava la pace, erano emigrati a Camp Grant, avamposto dell'esercito nel deserto a nord di Tucson, nell'attuale Arizona. Nel 1833 l'Arizona diventò un territorio indipendente e gli indiani consegnarono le armi al tenente Royal Whitman e alla sua guarnigione. Ma i cittadini di Tucson odiavano ugualmente gli Apache e li temevano anche se pacifici, perciò organizzarono una truppa di vigilanti formata da circa 150 bianchi, messicani e mercenari indiani Papago. La mattina del 30 aprile 1871 marciarono verso l'accampamento degli Aravaipa e, mentre dormivano, ne massacrarono 86 dei 150, compresi donne e bambini. Dei sopravvissuti le donne vennero violentate e i bambini portati via in schiavitù.
Il presidente Ulysses Grant che aveva impostato la sua "Politica di Pace del Dopoguerra" per evitare tali massacri, si sentì veramente offeso e inviò una commissione di pace in Arizona con alla testa il generale Oliver Howard e Vincent Coyler, con l'ordine di istituire un sistema di riserve a favore degli Apache. Fino all'autunno del 1872 la commissione istituì cinque posti di rifornimento, di cui quattro in Arizona ed uno nel Nuovo Messico, e contattò molte tribù di cui la maggior parte era d'accordo con il trasferimento in cambio di vitto regolare e rifornimenti.
Howard riuscì anche a combinare un incontro con Cochise dei Chiracahua lo stesso autunno, tramite la mediazione di Thomas Jeffords, pioniere e uomo di frontiera. Dopo 11 giorni di negoziati, il generale riconobbe la richiesta di Cochise circa una riserva da costituire nel territorio dei Chiracahua, al Passo degli Apache, con Jeffords come agente. Cochise promise ad Howard di mantenere l'ordine lungo il passo: mantenne la sua parola ed il suo popolo visse in pace fino alla sua morte avvenuta nel 1874.
Intanto altri Apache avevano continuato a saccheggiare nonostante che molti di loro ricevessero anche le razioni dai posti di rifornimento. Come reazione a questo fatto, i militari organizzarono la Campagna del Bacino Tonto attraverso le montagne e i canyon che si trovavano a sud del Mogollon Rim nell'Arizona centrale e dove molti gruppi di guerrieri si erano rifugiati. Il comandante di questa operazione era il generale George Crook, trasferitosi di recente nel Sud-Ovest dopo essersi guadagnato una buona reputazione nella lotta contro gli indiani nella Guerra del Serpente nell'Idaho e nell'Oregon. Durante l'inverno 1872-73 nove piccoli distaccamenti mobili che usavano scout arruolati nelle riserve degli Apache, percorsero il bacino in lungo e in largo alla ricerca di indiani, e ne uccisero circa 200. Un reparto guidato dai capitani William Brown e James Burns vinse una battaglia decisiva al Salt River Canyon. Nel marzo del 1873 un'altra unità sotto il capitano George Randall riportò una vittoria decisiva sul Turret Peack che ruppe la resistenza indiana. Gli esausti guerrieri e le loro famiglie cominciarono ad arrendersi ad aprile. L'autunno seguente più di 6.000 Apache e Yavapai, compresi quelli elencati in precedenza, si ritrovarono nelle liste delle riserve in Arizona e nel Nuovo Messico.
Per gli Apache la vita in riserva si dimostrò una prova tremenda: scarse razioni, noia, malattie. ^ Per sfuggire alla miseria molti di loro fuggivano nelle foreste e in terre selvagge per rifarsi con una vita da cacciatori e raccoglitori, razziando e saccheggiando. Per controllare meglio le tribù e aprire nello stesso tempo più territorio all'insediamento dei bianchi, nel 1875 gli ufficiali ordinarono il trasferimento di tutti gli Apache ad Ovest del Rio Grande nella riserva di San Carlos sul fiume Gila in Arizona. Alcuni Apache continuarono comunque a resistere. Due dei loro capi divennero importanti, uno per ciascuno dei due gruppi che negli anni Sessanta si erano mostrati più combattivi. Victorio, cresciuto sotto il comando di Mangas Colorado, condusse i suoi Apache Mimbreno ed altri in un'insurrezione dal 1877 al 1880 e Geronimo, che aveva lottato con Cochise, radunò la propria tribù di Chiracahua e di altri indiani, durante l'ultima più importante guerra indiana dal 1881 al 1886, e il suo nome divenne un grido di guerra.
Le due insurrezioni si somigliarono: entrambe iniziarono con una fuga dalla riserva di San Carlos, e portarono la guerra sulle montagne, nei canyon e nei deserti del Sud-Ovest americano e in Messico. Tutte e due impegnarono un numero elevato di truppe in tutte e due i lati della frontiera, per arrivare alla vittoria ottenuta attraverso un processo di logoramento.
Nel 1877 Victorio e 300 indiani fuggirono da San Carlos, di cui poi solo 80 guerrieri rimasero con lui sulle montagne. Victorio sperava di stemare il suo popolo nella riserva dei Mescalero di Ojo Caliente nella parte occidentale del Nuovo Messico, ma i negoziati fallirono. Nel settembre del 1879 il suo gruppo di guerrieri attaccò un accampamento della cavalleria, dove erano radunati i cavalli, e uccisero le guardie nere. Quando i Mescalero si unirono con loro, Victorio condusse i suoi in Messico, poi nel Texas e successivamente ritornò nel Nuovo Messico e in Arizona, compiendo un certo numero di attacchi. Sia gli Stati Uniti sia il Messico mobilitarono le loro forze con al comando il colonnello Edward Hatch nel Nuovo Messico, il colonnello Benjamin Grierson nel Texas e il generale Geronimo Trevino a Chiracahua nel Messico. Le truppe americane attraversarono regolarmente la frontiera, dato l'accordo politico fra le nazioni unite contro il pericolo Apache. Victorio e i suoi uomini riuscirono a cavarsela in un gran numero di scontri. Nell'autunno del 1882, Victorio fece l'errore di restare troppo a lungo in un accampamento, dando così modo a 350 messicani e indiani Tarahumara di attaccare. Durante la battaglia di Tres Castillos durata appena due giorni, più della metà degli Apache fu sterminata e gli altri furono fatti prigionieri. Victorio fu ritrovato fra i morti. Non si sa se morì durante la lotta o se, come vuole la leghgenda, si tolse la vita per non cadere in mano del nemico.
Nel frattempo, Geronomo aveva vissuto presso una tribù nomade e guerriera di Nednhi della Sierra Madre, sul lato messicano del confine, dopo lo scioglimento della riserva Passo degli Apache nel 1875. Nel 1876 egli e alcuni altri indiani furono arrestati dall'agente di San Carlos e insieme alla gente di Victorio furono condotti indietro in Arizona. Dopo un anno Geronimo fuggì un'altra volta attraverso la frontiera insieme a Juh, capo dei dei Nednhi. Poi, vista la crescente attività delle truppe messicane, il giovane guerriero ritornò a San Carlos.
Geronimo venne sempre considerato e rispettato per la sua bravura e astuzia, ma fino ad allora non aveva ancora dimostrato quanto fosse tenace come capo tribù. Nel 1881 l'esercito presso Fort Apache si mosse per arrestare Nakaidoklini, un apache delle Montagne Bianche che si era messo a predicare una nuova religione, in base alla quale i guerrieri morti sarebbero ritornati per liberare i popoli indiani dall'uomo bianco. Scoppiarono delle battaglie a Cibecue Creek e il mistico indiano fu ucciso. Alcuni dei suoi seguaci attaccarono Fort Apache, ma vennero respinti.
I capi dei Chiracahua di San Carlos erano preoccupati e temevano il numero sempre crescente delle truppe. Un mese dopo, Cibecue Creek, Geronimo e Juh insieme a Nachise (figlio di Cochise), Chato (un mescalero) e altri 74 indiani lasciarono San Carlos per il Messico. Tornarono nell'aprile del 1882 e durante un'incursione nella riserva, uccisero il capo della polizia e costrinsero Loco e i suoi Apache Mimbreno ad accompagnarli verso sud. Un'altra battaglia si verificò a Big Dry Wash con i guerrieri delle Montagne Bianche, amareggiati dalla morte di Nakaidoklini. I militari, allarmati per la crescente violenza, diedero il comando al generale George Crook, che stava combattento contro i Sioux. Crook organizzò una certa quantità di unità mobili con degli scout reclutati tra gli Apache delle Montagne Bianche, gli unici in grado di inseguire gli Apache. Ottenuto il permesso dalle autorità messicane, Crook condusse le unità nella Sierra Madre nel maggio del 1883. Usarono muli invece di cavalli, perché erano più adatti alle campagne nel deserto. Crook sferrò un attacco sull'accampamento di Chato, che non risultò decisivo, ma almeno aveva dato l'idea della determinazione dei militari. In una conferenza successiva i capi furono d'accordo per ritornare alla riserva. Ci volle un anno perché tutti tornassero. Geronimo fu l'ultimo a far ritorno alla riserva e comunque evase altre due volte. Nel 1885 vi fu un'altra agitazione a causa della proibizione del tiswin, una bevanda alcolica usata dagli Apache. Geronimo, Nachise, Nana e quasi 150 seguaci fuggirono un'altra volta dalla riserva, ma vennero inesorabilmente inseguiti dai soldati di Crook, finché furono d'accordo di parlamentare nel Canyon de los Embudos il 25 marzo del 1886. Crook chiese la resa incondizionata e l'incarcerazione nell'est per due anni. Geronimo fu d'accordo, ma, mentre veniva scortato a Fort Bowie dagli scout degli Apache, evase nuovamente insieme a Nachise ed altri 24 apache.
Il comando tolse Crook come capo delle forze armate e lo sostituì con il generale Nelson Miles, un provato grande combattente contro gli indiani. Per catturare i 24 apache fuggiaschi, Miles mise in campo ben 5.000 soldati, ma Geronimo, raggiunto in Messico, si sottrasse alle truppe con successo. Dopo un mese e mezzo di occultamenti, Geronimo accettò di arrendersi, ma solamente a Miles. Poco dopo Geronimo insieme a quasi 500 altri apache, compresi quelli che avevano servito come scout nell'esercito, vennero mandati in catene a Fort Pickens a Pensacola in Florida. Dopo un pesante internamento di un anno, un quarto di loro morì di turbercolosi ed altre malattie.
Benché gli Aravaipa fossero ritornati a San Carlos, i cittadini dell'Arizona rifiutarono di ricevere Geronimo e i Chiracahua. I Comanche e i Kiowa del Territorio Indiano offrirono di dividere la loro riserva con chi aveva lottato per la libertà degli Apache. Essi vennero condotti a Fort Sill nel 1894. Benché già diventato una leggenda anche per molti bianchi in tutti gli Stati Uniti, Geronimo non ottenne più il permesso di ritornare nelle sue terre. Morì come prigioniero di guerra nel 1909.

NAVAJO

Come gli Apache che li avevano preceduti due secoli secoli prima, anche i Navajo si staccarono dagli altri popoli del ceppo atapascano, abitanti l'odierno Canada, per emigrare verso il Sud-Ovest. La data approssimativa dell'arrivo dei Navajo nel territorio compreso tra i tre fiumi, Rio Grande, San Juan e Colorado, è quella del 1050 d. C. Come gli Apache, i Navajo erano in origine un popolo nomade e guerriero, che integrava il suo sostentamento ottenuto con la caccia, anche con incursioni contro i Pueblo prima, e poi anche contro gli spagnoli.
Al contrario degli Apache il loro modo di vivere e la loro economia si modificavano a seconda del contatto con i Pueblo e con gli spagnoli: infatti adottarono certe attività come la tessitura, la ceramica e l'agricoltura, dagli indigeni che a volte vivevano in mezzo a loro. Inoltre, i Navajo non mangiavano subito le pecore che ottenevano con le scorrerie sugli spagnoli, come facevano invece gli Apache, ma le allevavano per ricavarne, oltre al cibo, anche la lana, diventando dei veri esperti allevatori. I Navajo avrebbero potuto così mantenersi autonomamente, ma restavano comunque un popolo primitivo. Quando i messicani si spinsero verso nord in frequenti scorrerie contro i Navajo per rapire bambini da vendere come schiavi, i Navajo reagirono energicamente e si vendicarono con incursioni ai villaggi messicani. E questo ciclo continuò con soldati messicani che arrivarono per punirli e Navajo che lasciavano i loro villaggi per riprendere poi la vita di predoni non appena i soldati si ritiravano. Quando nel secolo XIX i giovani Stati Uniti cominciarono a portare molta attenzione verso l'Ovest si ebbero le prime agitazioni con il Destino Manifesto, e i Navajo attaccarono gli esploratori e i mercanti anglo-americani che invadevano il loro territorio attraverso le vie di Santa Fe e di Gila. Poi, durante l'usurpazione e l'occupazione del Sud-Ovest da parte degli americani, i Dine, che era il nome usato dai Navajo e che voleva dire "la gente", sfidarono l'esercito degli Stati Uniti.
Nel 1846, durante la Guerra Messicana provocata dall'annessione del Texas agli Stati Uniti, il colonnello Stephen Kearny guidò un esercito di 1.600 uomini lungo il Sentiero di Santa Fe verso la provincia messicana del Nuovo Messico. Durante la conquista delle città messicane, tra cui Santa Fe, Kearny informò gli abitanti, sia messicani che inglesi, che in futuro sarebbero stati protetti come cittadini degli Stati Uniti, contro gli indiani che invece sarebbero stati puniti per qualunque azione compiuta contro di loro.
I navajo, che come indiani non vennero considerati cittadini, non ottennero le stesse protezioni contro le continue razzie che eseguivano i messicani per avere schiavi, e anzi il risultato di questa assoluta mancanza di giustizia fu che i nuovi conquistadores iniziassero presto campagne militari contro gli indiani.
Il colonnello Doniphan organizzò i suoi volontari del Missouri in tre colonne con un totale di trecento uomini. I Navajo non avevano ancora mostrato ostilità contro le truppe americane, che queste cominciarono le operazioni, adducendo la ragione che gruppi di Navajo continuavano a rubare bestiame dai villaggi Pueblo e messicani. Le truppe di Doniphan passarono dei momenti difficili nelle alte zone del basso Plateau del Colorado durante i mesi invernali. Pochi Navajo si fecero vedere e l'operazione di Doniphan si ridusse in un'esercitazione di sopravvivenza contro la stagione rigida come nemico. I Navajo si resero conto di quanto stava accadendo, in quanto i loro esploratori riferivano che gli americani erano venuti per restare. Firmarono un trattato quell'anno e un altro nel 1849.
La situazione delle razzie e controrazzie continuava comunque, e dal 1850 in poi i militari lanciarono una serie di campagne non decisive contro i Navajo. Il fulcro della contesa tra esercito e indiani era rappresentato dal terreno da pascolo intorno a Fort Defiance in una valle alla fine del Canyon Bonito. I soldati volevano il terreno per i loro cavalli e siccome i Navajo continuavano ad usarlo come facevano da generazioni, i soldati cominciarono a sparare contro gli indiani che razziavano le mandrie dell'esercito per recuperare le loro perdite. Il 30 aprile 1860 i Navajo guidati da Manuelito e il suo alleato Barboncito, assediarono Fort Defiance e quasi conquistarono il posto, prima di essere respinti. Per vendicarsi il colonnello Edward Canby condusse le truppe nelle montagne Chuska in cerca dei Navajo. Questi attaccarono la colonna di fianco e fuggirono prima del contrattacco dei bianchi. Era un insuccesso dei bianchi, ma siccome gli indiani volevano badare ai loro campi e ai loro greggi per assicurare cibo al popolo, i capi dei Navajo furono d'accordo nel trattare una tregua che fu raggiunta nel 1861.
La fine della tregua, che durò ben poco, fu determinata da un incidente verificatosi durante il periodo della Guerra Civile, in occasione di una corsa di cavalli a Fort Fauntleroy. I Navajo sostennero che un soldato aveva tagliato le redini di un loro cavallo, ma i giudici militari non vollero ripetere la corsa. Gli indiani si ribellarono, vennero bombardati e dodici di loro furono uccisi.
Nel frattempo truppe confederate e dell'Unione combattevano per il Nuovo Messico e verso la primavera del 1862 le giubbe grigie erano state cacciate dalla regione e le giubbe blu, cioè la colonna californiana, erano giunte per occupare il territorio. James Carleton era stato designato nuovo comandante del dipartimento del Nuovo Messico e rivolse innanzi tutto la sua attenzione sulla pacificazione con gli indiani. Scelse come comandante Christopher Carson.
Il problema consisteva, visto il persistere dei saccheggi e delle scorribande degli Apache e dei Navajo, nel rimuovere gli indiani dalle zone dell'ormai esteso insediamento messicano e anglo-americano lungo le vallate e le piste. Come posto per il trasferimento degli indiani fu scelto Bosque Redondo, nella valle del fiume Pecos. Là, nella parte orientale del territorio, gli indiani sarebbero stati sotto il controllo della guarnigione di Fort Sumner che era molto ben fortificato.
Dopo contese con i Mescalero nel 1862, agli inizi del 1863 Carleton e Carson rivolsero la loro attenzione ai Navajo. Carson inviò offerte, e alcuni capi come Delgadito e Barboncito, che avevano constatato l'efficiente campagna dell'esercito contro gli Apache, furono favorevoli alla pace, ma non alla cessione dei loro territori in cambio dei piccoli terreni non fertili delle pianure del Pecos, posti troppo vicini ai loro nemici Mescalero. Così decisero di seguire la via del combattivo Manuelito che non desiderava alcun accordo con l'esercito sin dall'incidente di quella corsa coi cavalli.
Carleton mandò un ultimatum ai Navajo il mese di giugno 1863, con scadenza un mese dopo. Il termine passò e Carson mobilitò la sua truppa di volontari del Nuovo Messico. Invece di effettuare inseguimenti di gruppi di Navajo attraverso tortuosi canyon, Carson lanciò un'offensiva crudele ma efficiente contro Dinetah, il "Paese dei Navajo". I suoi uomini percorsero senza pietà il territorio, confiscando bestiame, distruggendo campi e frutteti e vivendo con i prodotti degli stessi indiani. Durante quella campagna, durata sei mesi, i soldati uccisero solo 78 indiani su una popolazione stimata di 12.000 individui ed ebbero pochissime vittime tra loro. Ma ottennero lo scopo di sconvolgere il modo di vivere degli indiani e di abbattere il loro morale.
Poi nel 1864 Carson fece un'azione contyro l'inespugnabile Canyon Chelly. Bloccò il Canyon che aveva pareti molto ripide da un lato con soldati guidati dal capitano Albert Pfeiffer da est. Gli indiani formarono sacche di resistenza e alcuni di loro gettarono massi sulla rupe di Pfeiffer dai bordi del canyon, ma dopo poco tempo i soldati snidarono i difensori e conquistarono il "sacro forte" dei Navajo. Verso la metà di marzo quasi 6.000 Navajo, affamati e demoralizzati, si erano arresi all'esercito e iniziava così il loro trasferimento. I soldati scortarono in una prima marcia forzata 2.400 Navajo attraverso il Nuovo Messico. Alla fine dell'anno altri 2.000 indiani si erano arresi e fu la resa più numerosa avvenuta in tutte le guerre indiane. I 4.000 Navajo comandati da Manuelito fuggirono verso i confini occidentali del loro territorio. Manuelito stesso, il più intransigente dei capi navajo, cedette a quella guerra di logoramento e si arrese a Fort Wingate il 1° settembre 1866.
Bosque Redondo fu un disastro per i Navajo: suolo poco fertile, scarsi rifornimenti, malattie, ostilità dei Mescalero. Finalmente nel 1868, dopo il trasferimento del generale Carleton, una delegazione di capi navajo, tra cui Manuelito e Barboncito, ottenne il permesso di andare a Washington per patrocinare la loro causa e ottenne, firmando un nuovo trattato con gli ufficiali, una riserva nelle montagne Chuska. I Navajo tornarono così nella loro patria e cominciarono a rifarsi una vita senza più guerreggiare con l'uomo bianco.
ARAPAHO
Gli Arapaho, come i Cheyenne e i Sioux con i quali si erano associati strettamente nelle guerre indiane, erano forse provenienti da una regione a nord, forse dal Red River, ed erano arrivati nelle Grandi Pianure dell'est intorno ai secoli XVII e XVIII.
Come i Cheyenne, si dividevano in due gruppi, quelli settentrionali che si stabilirono ad est delle Montagne Rocciose, lungo le sorgenti del fiume Platte nell'attuale Wyoming, e quelli meridionali che si stabilirono invece più a sud, lungo il fiume Arkansas in Colorado.
Gli Arapaho settentrionali insieme ai Cheyenne settentrionali ebbero una parte importante nella Guerra dei Sioux. Tra i loro capi principali c'erano Black Bear, Plenty Bear e Sorrel Horse. Gli Arapaho meridionali furono attivi nel Colorado e nel Kansas in guerre che coinvolsero anche i Cheyenne. Due dei loro capi importanti nelle guerre sulle pianure furono Little Raven e Left Hand.
Black Bear e il suo raggruppamento sostennero l'urto di una truppa di tre colonne inviate dal generale Patrick F. Connor nelle zone intorno al Powder River nello Wyoming settentrionale e nel Montana meridionale e cioè contro le tribù alleate del nord. Questa campagna avvenne nell'agosto del 1865. Anche se i 3.000 soldati riuscirono ad impegnare i Sioux e i Cheyenne in piccole mischie mai decisive e che il più delle volte si risolvevano a loro danno, attaccarono di continuo il popolo di Black Bear uccidendo molti uomini, donne e bambini, logorandolo sempre più, bruciando in seguito villaggi e possedimenti. L'esercito invasore fu respinto dal territorio del Powder River per mezzo di attacchi di sorpresa seguiti da ritirate immediate e anche per il cattivo tempo. La campagna fallita aveva un effetto a lungo termine: rafforzava ulteriormente l'alleanza militare degli Arapaho settentrionali con i Sioux e i Cheyenne. Il massacro di Cheyenne innocenti a Sand Creek, avvenuto un anno prima, con testimoni molti Arapaho, aveva avuto lo stesso effetto per quelli meridionali.
Finite le guerre, gli Arapaho meridionali vennero dislocati in una riserva sul Territorio Indiano insieme ai Cheyenne del Sud. Gli Arapaho del Nord finirono invece nella riserva del Wind River nel Wyoming con gli Shoshoni settentrionali che una volta erano loro nemici.
BLACKFOOT (PIEDI NERI)
I Piedi Neri, chiamati anche Siksika, forse arrivarono insieme ai Blood e i Piegan da nord-est verso le pianure più settentrionali. Alcuni si stabilirono dalle parti dell'attuale Canada, altri invece giunsero a sud fino al Montana attuale.
Benché razziassero continuamente gli americani che invadevano il loro territorio, essi non si scontrarono con i militari degli Stati Uniti. Una delle loro vittime fu John Bozeman nel 1867, che scatenò una delle insurrezioni dei Sioux ed ebbero una parte importante nella mancata conquista dell'Ovest canadese.
CHEYENNE
I Cheyenne, che una volta vivevano ad est del fiume Missouri, divennero cacciatori nomadi sulle Grandi Pianure. Nel secolo XIX, quando la pressione dell'uomo bianco stava aumentando, divennero alleati sia dei Sioux che degli Arapaho. Nel trattato di Fort Laramie del 1851 i Cheyenne che vivevano lungo il corso superiore del fiume Arkansas vennero chiamati Cheyenne meridionali e quelli abitanti lungo il Nord Platte, Cheyenne settentrionali. Il gruppo a Nord ebbe una parte critica nelle cosiddette Guerre dei Sioux sulle pianure settentrionali e cioè nei maggiori scontri con i bianchi nel periodo che va dal 1865 al 1876. I loro capi più importanti, come per esempio Dull Knife, si unirono ai capi Sioux Red Cloud (Nuvola Rossa), Sitting Bull (Toro Seduto) e Crazy Horse (Cavallo Pazzo). I Cheyenne meridionali furono attivi anche nelle guerre dell'Ovest e in molte campagne militari effettuate contro di loro. I due gruppi di Cheyenne non erano naturalmente isolati. Durante gli anni di guerra c'era una grande movimento tra i vari popoli e tribù che praticavano la caccia nelle Grandi Pianure e i loro membri lottarono a fianco dei loro parenti meridionali o viceversa. I Cheyenne, nel complesso, si ritenevano il "Popolo Eletto".
Un primo impegno di guerra coinvolse i Cheyenne meridionali nel 1857, tre anni dopo l'incidente di Grattan, che provocò la guerra tra i Sioux e i bianchi. A causa di razzie compiute lungo il sentiero di Smoky Hill verso le Montagne Rocciose, l'esercito inviò trecento uomini di cavalleria guidati dal colonnello Edwin Sumner per punire i Cheyenne. Nella battaglia di Solomon Fork nel Kansas occidentale il 29 luglio, Sumner impegnava duramente un numero equivalente di guerrieri.
Nel corso di un successivo accentuarsi di violenze, chiamato anche Guerra dei Cheyenne e degli Arapaho, o Guerra del Colorado del 1864-65, avvenne una tragedia che servì ad unire molte tribù delle Pianure contro l'uomo bianco e ad aumentare l'odio e la sfiducia nei suoi confronti.
Con la crescita enrme di minatori nel Colorado, dopo la "Febbre dell'Oro" di Pike's Peak del 1858, il governatore John Evans cercò di aprire i terreni di caccia dei Cheyenne e degli Arapaho per l'insediamento dei bianchi. Le tribù rifiutarono di vendere le loro terre e di stabilirsi in riserve. Evans decise così di risolvere la questione con la forza, usando come pretesto incidenti che accadevano saltuariamente e comandò di muovere le truppe agli ordini dell'ambizioso comandante militare territoriale che odiava gli indiani, il colonnello John Chivington.
Nella primavera del 1864, mentre la Guerra Civile infuriava all'est, Chivington lanciò una campagna di violenza contro i Cheyenne ed i loro alleati e le sue truppe attaccarono tutti gli indiani, razziando i loro villaggi. I Cheyenne uniti ai vicini Arapaho, Sioux, Comanche e Kiowa, sia in Colorado sia in Kansas, si misero sul sentiero di guerra per difendersi. Evans e Chivington rinforzarono la loro milizia creando il Terzo Cavalleria del Colorado, con volontari arruolati per breve tempo. Dopo un'estate piena di piccole scorrerie e di scaramucce, i rappresentanti dei bianchi e degli indiani si incontrarono a Camp Weld, fuori Denver, il 28 settembre. Non fu raggiunto nessun accordo, ma si fece credere agli indiani che con gli accampamenti vicini e con la ripresa delle relazioni, era possibile una pace. Uno dei capi Cheyenne di nome Black Kettle, che proponeva la pace da lungo tempo, condusse il suo gruppo di quasi 600 cheyenne ed alcuni arapaho in un luogo lungo il Sand Creek per impiantare il suo accampamento e informò la guarnigione della sua presenza.
Poco dopo Chevington arrivò al forte con una truppa di 700 soldati compresa il Terzo Cavalleria, ed informò la guarnigione del suo piano per attaccare l'accampamento degli indiani. Benché fosse informato che Black Kettle si era già arreso, considerò questo fatto un'ottima occasione per attuare lo sterminio degli indiani. Il 29 novembre guidò le sue truppe, tra cui molti ubriachi, al Sand Creek e li schierò intorno all'accampamento degli indiani, con anche quattro cannoni. Black Kettle, fiducioso come sempre, issò una bandiera americana e una bianca dalla sua tenda. In risposta Chevington alzò il braccio per indicare l'attacco e mentre i fucili e i cannoni aprivano il fuoco, gli indiani si dispersero in preda al panico. In seguito all'attacco alcuni indiani riuscirono a resistere da dietro la sponda più alta del fiume e altri, tra cui Black Kettle, fuggirono attraverso la pianura. Ma alla fine del feroce e brutale attacco c'erano 200 morti e più della metà erano donne e bambini. La politica di Chevington fu quella di non far prigionieri e i suoi volontari del Colorado erano come lui. Chevington fu denunciato in seguito ad un'indagine del Congresso e costretto a dimettersi. Ma quel semplice rimprovero non significò niente per gli indiani. Quando si sparse la voce del massacro tra le altr tribù per mezzo del racconto dei fuggiaschi, gli indiani delle Pianure meridionali e settentrionali si mostrarono più decisi che mai a resistere all'invasione dei bianchi. I Cheyenne e gli Arapaho intensificarono le loro scorribande e il 7 gennaio e il 18 febbraio presero d'assalto la città e la stazione merci di Julesburg lungo il Platte River del sud, lungo l'itinerario del Sentiero dell'Oregon per Denver, provocando il suo abbandono. La fase finale e più intensa della guerra sulle Pianure era così cominciata. Ci voleva un altro massacro, quello dei Wounded Knee, un quarto di secolo dopo, per farla cessare.
Poco dopo la conclusione della Guerra Civile, l'esercito organizzò un'offensiva contro gli indiani delle Pianure centrali, nota come Campagna di hancock del 1867. Il generale Winfield Scott Hancock istituì il suo comando a Fort Larned lungo il sentiero di Santa Fe nel Kansas occidentale. Dopo un incontro senza esiti con i capi Cheyenne meridionali, Tall Bull e White Horse, Hancock iniziò una campagna che fu un altro fallimento. Il comandante sul campo di Hancock era il giovane ufficiale di cavalleria Armstrong Custer. La carriera di Custer come nemico degli indiani cominciò con un insuccesso e terminò nove anni dopo con il disastro di Little Bighorn.
Durante l'estate e la campagna di Hancock, Custer con il suo Settimo Cavalleria cacciò i Cheyenne e i loro alleati Sioux, attraverso il Kansas occidentale, il Colorado nord-orientale ed il Nebraska sud-occidentale. Egli riuscì a bruciare un villaggio sul Pawnee Fork, ma nulla di più, dato che gli indiani erano sempre più sfuggenti ed effettuavano scorrerie contro stazioni di posta, diligenze, treni e operai delle ferrovie a loro piacimento. I gruppi di guerrieri fecero anche delle incursioni contro Fort Wallace in diverse occasioni, e in questo forte finì l'esercito di Custer il 13 luglio, essendo uomini e cavalli troppo stanchi per poter continuare.
Quell'autunno, i sostenitori della pace in seno al governo dichiararono che le campagne di Hancock e di Bozeman a nord erano state un fallimento e sostennero che la politica di oppressione attuata dai militari aveva solo peggiorato la situazione. Istituirono quindi una commisiione di pace con il risultato della firma di due trattati: il Trattato di Medicine Lodge nel 1867 nel Kansas e il Trattato di Fort Laramie nel 1868 nel Wyoming. Nel primo i Sioux ottennero una riserva sulle pianure settentrionali, dal territorio del Powder River fino al Missouri; nel secondo i Cheyenne e gli Arapaho ottennero la riserva combinata sul Territorio Indiano, come avvenne anche nel caso dei Comanche, dei Kiowa e dei Kiowa-Apache. Con tutto questo la pace non era ancora arrivata alle pianura. Mentre continuava l'invasione dell'uomo bianco nei territori indiani, continuavano però anche le scorribande degli insorti.
Fu quindi la volta del generale Philip Sheridan a lottare contro gli indiani delle Pianure. Comandante designato della Divisione del Missouri nel settembre del 1867, si mise ad organizzare una campagna per la successiva estate, viste le continue agitazioni degli indiani. L'incidente che scatenò una nuova ondata di violenza fu il rifiuto degli ufficiali di distribuire armi e munizioni per la caccia ai Cheyenne meridionali, a causa di una razzia precedente su un villaggio da parte degli indiani Kaw. Dopo che un gruppo di circa 200 Cheyenne, di cui molti facevano parte della "Società del Soldato Cane", ebbe dato sfogo alla propria rabbia attaccando gli insediamenti lungo i fiumi Sabine e Solomon nel Kansas, altri guerrieri si unirono a loro, tra cui alcuni Sioux meridionali, per compiere insieme degli attacchi di frontiera.
L'esercito entrò in campo. Il 17 settembre un reparto di 50 uomini sotto il comando del maggiore George Forsyth seguì un gruppo di guerrieri. Il nucleo maggiore degli indiani (circa 600 uomini) intervenne e cacciò i soldati fino alla biforcazione dell'Arikara col Republican River, per poi attaccarli subito dopo. I soldati si ritirarono su un isolotto in mezzo al letto asciutto del fiume. Per una settimana resistettero ai ripetuti attacchi degli indiani Cheyenne comandati da Tall Bull, Bull Bear, White Horse e Sioux comandati da Pawnee Killer, finché arrivarono i soccorsi che respinsero gli indiani.
L'inverno dopo Sheridan lanciò una campagna maggiore, in cui tre colonne confluirono sugli insorti: la prima partita da Fort Bascom nel Nuovo Messico, sotto la guida del maggiore Evans, la seconda partita da Fort Lyon, Colorado, e comandata dal maggiore Eugene Carr e la terza da Fort Dodge nel Kansas sotto il comando del colonnello Alfred Sully. Il Settimo Cavalleria di Custer faceva parte di quella terza colonna. L'impegno più famoso della campagna di Sheridan fu la battaglia sul fiume Washita a novembre avanzato. A Camp Supply, nella parte nord-occidentale del Territorio Indiano, Sheridan trasferì il comando della sua colonna principale da Sully a Custer. Questi, che era interessato a mettere alla prova se stesso dopo il disastro della campagna di Hancock dell'anno prima, si mosse con la cavalleria durante una bufera. Alcuni scout degli Osage scoprirono tracce fresche e condussero gli uomini di Custer ad un accampamento indiano sul fiume Washita. coperto dal buio, Custer schierava i suoi 800 uomini in quattro gruppi intorno all'accampamento indiano per sferrare l'attacco all'alba.
Ad insaputa di Custer, e forse di poca importanza per lui se l'avesse saputo, davanti a lui c'era la gente della tribù di Black Kettle. Benché testimone del massacro di Sand Creek compiuto da Chevington, Black Kettle non aveva mai mosso guerra all'uomo bianco. Infatti aveva guidato il suo popolo a sud del Territorio Indiano per evitare ulteriori lotte in Colorado e in Kansas. Alcuni dei giovani guerrieri dell'accampamento, dei quali avevano seguito le tracce gli Osage, avevano compiuto razzie ai danni dei bianchi, ma Black Kettle aveva cercato di tenerli sotto controllo. Anzi, una settimana prima, si era recato a Fort Cobb per rassicurare il generale William Hazen che desiderava la pace. Ma il suo destino era quello di morire per mano dell'uomo bianco.
Così, al sorgere del sole, i soldati invasero l'accampamento. Gli indiani sorpresi si radunarono per quanto poetrono, riuscendo ad uccidere cinque soldati e ferendone 14. Altri 15 vennero tagliati fuori dalla colonna principali e uccisi in seguito. Ma gli indiani persero il loro capo, Black Kettle, insieme ad altri 100 guerrieri ed ebbero un numero maggiore di feriti. Benché Custer si vantasse come se fosse stata una vittoria importante, in effetti era solamente riuscito a decimare un gruppo di indiani prevalentemente pacifici in una strage del tipo di Sand Creek, ad eccezione della presenza di alcuni guerrieri e del fatto che donne e bambini non furono uccisi ma fatti prigionieri. Il giorno di Natale, qualche settimana dopo, la colonna di Evans, a sud, lottava contro i Comanche a Soldier Spring.
La campagna di Sheridan continuò nella primavera e nell'estate successive e gli indiani vennero braccati sempre più dalle forze dei bianchi. Nei pressi di Sweetwater Creek, nella pianura delimitata dalla striscia di terreno sporgente del Texas, Custer concordò attraverso negoziati e minacce la resa dei Cheyenne meridionali nel marzo del 1869. I loro capi, Little Robe e Medicine Arrows, promisero di ritornare nella riserva. I "Soldat Cane" di Tall Bull fuggirono verso nord allo scopo di raggiungere i loro parenti settentrionali nel territorio del Powder River. Il loro cammino fu interrotto a Summit Spring, nel Colorado nord-orientale, da una unità di cavalleria comandata dal maggiore Carr. I suoi scout erano alcuni Pawnee e Buffalo Bill Cody. In un attacco di sorpresa all'accampamento dei Cheyenne, gli uomini di Carr uccisero quasi 50 indiani e ne catturarono altri 117. Tall Bull trovò la morte nella lotta insieme ad altri "Soldati Cane".
I Cheyenne meridionali e gli Arapaho meridionali ormai erano di fatto vinti. Alcuni di loro che fuggirono verso nord presso i loro parenti settentrionali continuarono la lotta e vennero infine sconfitti insieme ai Sioux. Altri si unirono ai Comanche e ai Kiowa in un attacco a cacciatori di bufali presso Adobe Xalls nel Texas, durante la Guerra del Red River nel 1874-75. Ma per i Cheyenne le Pianure centrali non sarebbero stati mai più come una volta.
Come già detto, i Cheyenne settentrionali furono coinvolti nelle Guerre dei Sioux nelle Pianure del nord e trionfarono con loro nella battaglia sul Bozeman Trail del 1866-68 e a Little Bighorn durante l'insurrezione dei Sioux del 1876-77. I Sioux subirono anche una serie di contaccolpi dopo la battaglia di Little Bighorn fino alla sconfitta definitiva. Per i Cheyenne settentrionali le battaglie al War Bonnet Creek in Nebraska e quella Dull Knife in Wyoming a luglio e a settembre del 1876, furono quelle che ebbero maggiori conseguenze, per cui la primavera dopo, i lor capi tribù più importanti, Dull Knife e Little Wolf, si arresero a Fort Robinson in Nebraska.
I Cheyenne del nord aspettarono di essere trasferiti nella riserva dei Sioux nel loro antico rifugio, le Colline Nere, ma vennero invece mandati nel Territorio Indiano, per unirli ai loro parenti del sud, nella riserva dei Cheyenne e degli Arapaho, vicino a Fort Reno. Comunque, sulle quelle sterili pianure settentrionali era difficile coltivare, specie per un popolo che praticava in prevalenza la caccia, e con le misere razioni che passava il governo non c'era abbastanza cibo neanche per quelli che abitavano già prima in quei luoghi. In più i Cheyenne settentrionali furono colpiti da un'epidemia di malaria che si rivelò devastante. Dull Knife, Little Wolf ed altri decisero quindi di tornare nel territorio del Tongue River in Wyoming e nel Montana e durante la notte del 9 settembre 1877, 297 tra uomini, donne e bambini, si misero in marcia lasciandosi dietro le abitazioni vuote.
In una fuga epica e tragica durata sei settimane, attraverso terre già occupate e sviluppate dall'uomo bianco, con ranch, fattorie, strade e ferrovia, i Cheyenne si sottrassero a quasi 10.000 soldati e 3.000 civili che li inseguivano. Alcune volte vennero attaccati, e qualcuno di loro fu ucciso o catturato, ma la maggioranza riuscì a fuggire.
Si formarono due gruppi: i più forti con Little Wolf continuarono in direzione del Tongue River, mentre gli anziani, malati ed esausti, sotto la guida di Dull Knife, raggiunsero la riserva di Red Cloud a Fort Robinson in Nebraska per chiedere vitto e alloggio al capo dei Sioux. Il gruppo di Dull Knife fu catturato durante un'incursione di una unità di cavalleria comandata dal capitano John Johnson e fu scortato al forte. Le terre che erano intorno al forte vennero tolte ai Sioux.
Dull Knife espresse il desiderio che il suo popolo venisse destinato presso la nuova riserva di Red Cloud nel Sud dakota. Dopo diversi ritardi burocratici venne a sapere che sarebbe stati rimandati tutti nel Territorio Indiano. Gli ufficiali bianchi temevano che esaudendo i desideri dei Cheyenne, tutto il sistema basato sulle riserve ne avrebbe potuto risentire ed essere minacciato. In seguito i Cheyenne iniziarono una fuga con successo ma, in uno scontro con le truppe, molti di loro vennero uccisi, compresi donne e bambini e la figlia di Dull Knife. Questi, intanto, insieme alla sua famiglia, raggiunse la riserva di red Cloud a Pine Ridge, dove però venne fatto prigioniero.
Intanto, Little Wolf e il suo gruppo si era nascosto, durante i lunghi mesi invernali, a Chokecherry Creek, presso i Niobrara, finché vennero scoperti, fatti arrendere da un'unità di Fort Keogh in Montana, comandata dal capitano William Clark, e portati allo stesso forte.
Infine, dopo un ulteriore ritardo burocratico, i Cheyenne videro appagato il loro desiderio originario di avere una riserva sul Tongue River. Comunque tra guerre, malattie e la povertà della riserva, erano rimasti ormai solamente 80 Cheyenne settentrionali. La stessa sorte ebbero quelli meridionali, decimati dopo gli avvenimenti di Sand Creek e Washita. Il "Popolo Eletto" era stato ferito dalla forza di una nazione in espansione che voleva mostrare la sua potenza.
CROW
Gli indiani Crow, parenti dei popoli Hidatsa del corso superiore del Missouri, emigrarono nelle Grandi Pianure dell'Est e si stabilirono nel Montana, ad est delle Montagne Rocciose, lungo il fiume Yellowstone. Erano una minaccia per i primi viaggiatori bianchi che transitavano lungo il Sentiero dell'Oregon. Ma nel corso del tempo divennero alleati del governo federale contro altre tribù, in quanto servirono le truppe in varie occasioni come scout e come soldati.
Essi lottarono con il generale George CrooK contro Crazy Horse nella battaglia di Rosebud nel 1876 ed aiutarono ad inseguire i Nez Perce durante la loro tentata fuga nel Canada nel 1877.
Il capo tribù Plenty Coups incoraggiò i suoi guerrieri ad aiutare l'esercito, perché, secondo le sue parole, <<quando la guerra sarà terminata, i capi dei soldati non dimenticheranno che i Crow vennero in loro aiuto>>.
SIOUX
Durante il tardo secolo XVII e i primi anni del XVIII, i popoli dei Sioux migrarono dalle terre dove i loro avi si erano stabiliti, più di un secolo prima, verso il corso superiore del Mississippi. Il fatto che i loro nemici tradizionali, gli Ojibway e altri del ceppo algonchino, avessero ricevuto armi da fuoco dai mercanti francesi, li costrinse a muovere verso ovest. I tre maggiori gruppi di Sioux si stabilirono in nuovi territori: i Santee nella zona del Mississippi che divenne poi lo stato del Minnesota, i Yankton lungo il fiume Missouri, i Teton nel Badlands e nelle Colline Nere del Sud Dakota. Quei popoli così diversi che erano stati vittime dei fucili francesi, ricevettero a loro volta le armi da fuoco e molti di loro montarono il "Cane Sacro", come chiamavano il cavalli, ed allargarono i loro territori per tutte le Pianure settentrionali. Furono anche dei guerrieri molto validi e costituirono sempre un freno all'espansione dei bianchi nel XIX secolo.
La Guerra dei Sioux, o meglio le guerre, durarono quasi mezzo secolo e si possono dividere in cinque fasi, ognuna con una propria storia e le caretteristiche del proprio periodo. Due degli episodi della fase finale, Little Bighorn e Wounded Knee, sono tra i più famosi della storia indiana ed hanno un particolare peso simbolico, in quanto l'uno rispecchia il grande potere che avevano le tribù indiane in precedenza e l'altro la loro sconfitta definitiva.
La prima fase delle Guerre dei Sioux iniziò poco dopo il Trattato di Fort Laramie del 1851, che si prefiggeva di assicurare all'uomo bianco un passaggio sicuro lungo il Sentiero dell'Oregon. Fu comunque l'uomo bianco a rompere la pace. Nell'agosto del 1854 un gruppo di mormoni attraversava il North Platte River in Wyoming e una loro mucca scappò e andò a finire nell'accampamento dei Brule Teton, nei pressi del Sentiero. I mormoni, mentre la cercavano, vedendo gli indiani, si spaventarono e fuggirono verso Fort Laramie, dicendo che la mucca era stata loro rubata. Nello stesso tempo, un altro gruppo di Sioux, in visita presso i Brule Teton, uccise la mucca.
Gli indiani offrirono un risarcimento ancora più elevato del valore della mucca, ma il tenente John L. Grattan insistette per arrestare High Forehead, l'uomo che aveva ucciso l'animale, aggravando così l'incidente. Grattan giudò un gruppo di 30 uomini di fanteria con due cannoni al villaggio dei Brule per procedere all'arresto. Quando High Forehead rifiutò di costituirsi, Grattan diede l'ordine di sparare. Il capo Conquering Bear, portavoce di tutti i Sioux, fu ferito mortalmente durante le prime cannonate e gli indiani, infuriati, lanciarono un contrattacco nel quale annientarono il distaccamento.
I bianchi ricordarono l'incidente come "il massacro di Grattan" e come risposta eseguirono un'azione ancora più brutale. Il 3 settembre 1855 una truppa di 600 soldati di Fort Kearny nel Nebraska, comandati dal generale William S. Harney, invasero il villaggio dei Brule e al Blue Water uccisero 85 dei Sioux in fuga e ne fecero prigionieri 70, tra cui donne e bambini. Poi Harney guidò i suoi in una marcia attraverso il territorio dei Sioux per dimostrare la forza dell'esercito alle altre tribù. Al momento nessuna di esse oppose resistenza, ma non dimenticarono la morte di Conquering Bear e l'attacco al Blue Water. Un giovane indiano Oglala Teton, che si era trovato la nell'accampamento la notte in cui Conquering Bear fu colpito a morte, se ne ricordò. Il suo nome era Crazy Horse e, in una visione avuta poco dopo l'incidente, scoprì il suo destino di capo nelle battaglie future.
Prima ancora che Crazy Horse diventasse il capo dei Sioux, la guerra scoppiò ad est, nel territorio dei Santee Sioux sul fiume Minnesota. Durante gli anni della Guerra Civile, i Santee erano stati circondati sempre più dagli uomini bianchi che avevano sottratto loro molta terra, truffandoli ripetutamente. All'interno delle tribù non tutti erano d'accordo sul modo di contrapporsi a questi abusi, e cioè se sottomettersi o reagire. Un gruppo di giovani guerrieri accelerarono la soluzione di questi contrasti uccidendo cinque coloni.
Little Crow, capo dei Santee, che in precedenza aveva trattato per concordare la pace, dopo l'azione coraggiosa dei suoi giovani guerrieri, si era convinto anche lui che l'unica soluzione era quella della guerra. Le parole di un commerciante che si era rifiutato di fare credito a degli indiani, dicendo <<se hanno fame, date loro da mangiare erba>>, divennero il grido di guerra di tutte le tribù dei Santee.
Il 18 agosto 1862 i Santee iniziarono le ostilità con razzie su stazioni commerciali e insediamenti. Morirono almeno 400 bianchi il primo giorno. Il 20 e 22 agosto Little Crow lanciò assalti al forte dove si erano rifugiati molti coloni. Tre cannoni fecero, in quell'occasione, strage di indiani. Dopo aver perduto 100 uomini, Little Crow abbandonò l'assedio e il 23 agosto un altro gruppo di Santee invase il villaggio di New Ulm. Il villaggio era ben preparato e dopo una giornata di lotta, in cui ambedue le parti subirono molte perdite, un terzo di esso fu distrutto, ma gli abitanti riuscirono a respingere gli indiani.
Il generale Henry Hastings Sibley raggiunse Fort Ridgely con 1.500 soldati e il 2 settembre fece partire un gruppo di 135 uomini con 20 carri. A tredici miglia dal forte, il distaccamento fu attaccato e costretto a difendersi per 31 ore, dopo aver messo in cerchio i carri per difendersi. Finalmente arrivarono i soccorsi dal forte, ma 23 soldati erano già stati uccisi.
Sibley guidò i suoi uomini in un'azione il 18 settembre seguendo il fiume Minnesota fin dentro il territorio dei Santee. I santee, che non avevano deciso di ritirarsi verso l'Ovest ma di opporre resistenza, attaccarono l'accampamento dei soldati a Wood Lake il 23 settembre. Benché fossero 700 non poterono competere con l'artiglieria dell'uomo bianco e si dispersero sconfitti.
Molti sopravvissuti fuggirono in Dakota o nel Canada e tra questi Little Crow. Trecento indiani, tra quelli catturati, vennero condannati all'impiccagione, benché si fossero arresi di propria volontà, avessero reso gli ostaggi e si fossero dichiarati innocenti della strage dei coloni. Il presidente Abraham Lincoln, dopo aver esaminato gli atti del processo, commutò le sentenze per la maggior parte degli indiani. Ma il 26 dicembre 1862 avvenne la più grande esecuzione di massa della storia americana, a Mankato in Minnesota, quando 38 Santee Sioux vennero impiccati contemporaneamente.
Little Crow morì a luglio dell'anno successivo durante una spedizione effettuata dal Canada al Minnesota per rubare cavalli. Fu fucilato dai coloni ai quali vennero pagate anche le taglie per ogni scalpo dei Sioux. Lo stesso mese il generale Sibley, che era entrato nel Nord Dakota durante una spedizione punitiva contro i Sioux, sconfisse i Santee rimasti indietro ai loro parenti dei Teton Sioux, al Big Mound, al lago Dead Buffalo e al lago Stoney. Poi nel settembre successivo e nella primavera del 1864, il generale Alfred Sully sconfisse una coalizione di tribù a Whitestone Hill e al Kildeer Mountain. I Santee e i Teton che li avevano accolti, pagarono a caro prezzo l'insurrezione del Minnesota. In un'altra rivolta che ebbe inizio l'anno successivo, i loro parenti occidentali in Wyoming e in Montana, riuscirono a passarsela meglio.
Mentre si combatteva la Guerra di Red Cloud, che scoppiò durante gli anni successivi alla Guerra Civile, sorse la questione del Sentiero di Bozeman. Mentre i bianchi erano contagiati dalla febbre dell'oro e invadevano sia il Montana che la California ed il Colorado, anche i traffici attraverso le terre indiane garantiti dai trattati, aumentarono parecchio. John Bozeman, che cercava la strada più diretta per il Colorado al posto di quelle orientali e occidentali che facevano lunghi giri, passò ad ovest delle Montagne Bighorn attraverso il Wyoming, lungo il North Platte River, attraversando così il territorio dei Teton. Le varie tribù dei Sioux, tra cui gli Oglala Teton comandati da Red Cloud e dal giovane Crazy Horse, gli Hunkpapa Teton comandati da Sitting Bull (Toro Seduto) e i Brule teton con Spotted Tail, si opposero al crescente traffico effettuato dall'uomo bianco. La loro preoccupazione fu condivisa dai loro alleati delle pianure settentrionali e cioè dai Cheyenne settentrionali del capo Dull Knife e dagli Arapaho settentrionali di Black Bear.
A partire dal 1865 quei gruppi, spesso uniti tra loro, assalirono gli immigrati bianchi e le pattuglie militari. Nel giugno del 1866, Red Cloud e altri capi arrivarono a Fort Laramie per discutere sul nuovo sentiero. Durante l'incontro, una colonna di fanteria, comandata dal colonnello Henry B. Carrington, giunse con istruzioni di costruire fortificazioni nel territorio del Powder River, al fine di proteggere il Sentiero di Bozeman. Benché alcuni capi avessero firmato un trattato di non aggressione, Red Cloud partì per preparare la guerra.
Intanto gli uomini di Carrington procedevano lungo il Sentiero di Bozeman e nonostante i continui attacchi dei guerrieri indiani, si misero a rinforzare Fort Reno, e a costruire altri due posti, Fort Phil Kearny e Fort C. F. Smith, nel Wyoming e nel Montana meridionale. Oltre a compiere incursioni sulle carovane degli operai e sui convogli da rifornimento, gli indiani attaccarono anche le pattuglie dell'esercito. Nel dicembre 1866 Crazy Horse tese un'imboscata per intrappolare i bianchi e attaccò un treno con i suoi guerrieri. Il capitano William Fetterman condusse allora un'unità di cavalleria in soccorso, composta da 80 uomini, partendo da Fort Phil Kearny attraverso il Lodge Trail Ridge e finì in una trappola di 1.500 indiani che erano rimasti nascosti. Questo episodio prese il nome di Massacro di Fetterman.
L'esercito si accorse della minaccia degli indiani delle Pianure ed inviò truppe fresche con fucili a retrocarica nei posti lungo il Bozeman Trail. Nell'agosto del 1867, durante un'offensiva di due gruppi di guerrieri contro degli operai di Fort Smith e Fort Phil Kearny, gli indiani si trovarono a lottare contro le armi moderne. Riuscirono a cacciare i gruppi di lavoro che stavano tagliando erba e legna, ma subirono molte perdite. I militari considerarono vittorie queste lotte, dette Lotte dei Campi e de Vagoni. Ciò nonostante il governo federale venne a patti in seguito a quelle scorrerie e a quelle contro la ferrovia transcontinentale, oramai quasi completata a sud del Platte River.
Nel Trattato di Fort Laramie del 1868 gli ufficiali acconsentirono alle richieste di Red Cloud e abbandonarono gli avamposti lungo il Bozeman Trail in cambio della cessazione delle scorribande da parte degli indiani. Poco dopo l'evacuazione dell'esercito in quell'estate, i Sioux bruciarono i posti militari nella festa della loro vittoria.
L'esercito visse intanto un'altra fase sfortunata nel 1867, e cioè con i Cheyenne meridionali, gli Arapaho meridionali ed alcuni Sioux che vivevano anche nelle Pianure centrali, con la fallita Campagna di Hancock. Anche in quella regione l'uomo bianco fece concessioni nel Trattato di Medicine Lodge del 1867.
In quel momento i piani dell'uomo bianco circa la conquista delle Pianure fallirono. Ma la ferrovia ormai c'era e con essa arrivarono sempre più coloni e il nutrimento principale degli indiani delle Pianure, il bufalo, andò man mano scomparendo. Nella successiva serie di combattimenti, i bianchi ebbero un'altra volta il sopravvento, nonostante le perdite inflitte dagli indiani, come nel caso di Little Bighorn.
Intorno al 1870 sia i bianchi che gli indiani violarono i termini del Trattato di Fort Laramie, con continui abusi e razzie. I rilievi per una nuova ferrovia, la Northern Pacific, aggravarono la situazione. Ma soprattutto la scoperta dell'oro nelle Colline Nere (Black Hills), terre sacre dei Sioux, l'invio della spedizione comandata dal tenente colonnello George Armstrong Custer nel 1874, e il successivo furioso assalto ai minatori, furono le cause che resero inevitabile un'altra volta la guerra.
Red Cloud e Spotted Tail avevano optato per la vita nelle riserve. I capi delle principali tribù dei cacciatori nomadi erano a quel tempo Sitting Bull (Toro Seduto) e Crazy Horse (Cavallo Pazzo). A loro si opponevano il generale William Tecumseh Sherman, comandante dell'esercito statunitense dal 1869, e il generale Philip Henry Sheridan, comandante della Divisione del Missouri dal 1867, ambedue eroi della Guerra Civile e che proponevano una guerra totale contro gli indiani che opponevano resistenza. Sheridan è famoso per il suo aforisma razzista: <<L'unico indiano buono è quello morto>>.
La guerra scoppiò quando i militari, nello sforzo di avere il controllo delle Colline Nere, attraverso negoziati che erano coercitivi, fecero sapere agli indiani cacciatori settentrionali, che dovevano presentarsi ad una riserva entro due mesi, altrimenti sarebbero stati classificati come ostili. Quando le varie tribù mancarono di presentarsi, il generale Sheridan organizzò due eserciti, uno comandato dal generale George Crook, e un altro sotto il tenente colonnello George Armstrong Custer. Le battaglie sarebbero dovute cominciare prima dell'inverno. Custer ritardò a causa di forti bufere di neve. Il colonnello Joseph Reynolds, che faceva parte delle truppe di Crook, condusse un attacco di cavalleria contro i Teton e i Cheyenne al Powder River nel Montana nel marzo 1876, ma fu respinto dai guerrieri di Crazy Horse con pesanti perdite.
Le battaglie successive avvennero nella tarda primavera, durante una nuova campagna militare: da sud arrivò Crook con le sue truppe, dall'ovest il colonnello John Gibbon con truppe di Fort Ellis e di Shaw in Montana, e dall'est il generale Alfred Terry insieme a Custer. I vari raggruppamenti si erano riuniti in un accampamento nel Montana meridionale.
Il 17 giugno 1876 circa 700 Sioux e Cheyenne comandati da Crazy Horse si mossero contro di loro. Benché Crook disponesse di 1.000 soldati, il suo esercito dovette difendersi contro i ripetuti assalti molto ben organizzati. Quando gli indiani si ritirarono, gli uomini di Crook avevano subito gravi perdite ed erano costretti a rientrare alla loro base. Ma la battaglia di Rosebud, benché fosse stata una vittoria indiana di valore rilevante, fu solo l'anticipo di un trionfo ancora più grande.
Gli indiani organizzarono un nuovo accampamento su una pianura lungo il fiume Little Bighorn, chiamato Greasy Grass (Erba Grassa). Arrivarono anche quelli che avevano svernato presso le riserve: Teton sioux, Santee Sioux, Cheyenne settentrionali, un totale di quasi 7.000 uomini, dei quali circa 1.800 guerrieri. Quattro giorni dopo Rosebud, le colonne di Terry e Gibbon si unirono al fiume Yellowstone e quando una pattuglia di scout, comandata dal maggiore Marcus Reno, comunicò la localizzazione delle forze indiane, Terry inviò il 7° Cavalleria di Custer per attaccare gli indiani da sud, mentre il resto delle truppe attaccava da nord.
Tuttavia l'operazione non si svolse come previsto. Il 25 giugno il giovane ed imprudente ufficiale di cavalleria, che gli indiani chiamavano "Long Hair" (Capelli Lunghi), organizzò un attacco immediato appena gli scout individuarono l'accampamento degli indiani, senza aspettare un'altra giornata fino all'arrivo di terry e Gibbon. Divise il suo esercito in quattro sezioni: la schiera con le bestie da soma rimase indietro; un distaccamento sotto il comando del capitano Frederick Benteen ebbe il compito di bloccare gli indiani da sud e quelli al comando suo e del maggiore Reno avrebbero dovuto attaccare lungo il fiume verso nord. Strada facendo fece attraversare agli uomini di Reno il fiume verso ovest in cerca di un gruppo di 40 indiani e per attaccare l'accampamento dal sud, mentre lui procedette lungo le sponde frastagliate ad est per attaccare il villaggio dal nord. Il piano finì in un disastro. In una serie di azioni separate contro le forze divise, gli indiani riuscirono a tenere le unità di Reno e Benteen ferme e ad infliggere loro gravi perdite, più di 50 morti e circa 60 feriti su un totale di 400 uomini e ad annientare il distaccamento di Custer di quasi 200 fino all'ultimo uomo. L'ultima battaglia di Custer divenne famosa come i guerrieri che vi parteciparono, tra cui Crazy Horse, Sitting Bull e Gall. Questa battaglia servì anche a radunare l'uomo bianco in una campagna per vendicarsi e conquistare i territori indiani.
L'esercito infatti trionfò negli scontri che seguirono. Nel luglio 1876, poco dopo la battaglia di Little Bighorn, le forze comandate dal colonnello Wesley Merritt di Fort Laramie, intercettarono e sconfissero quasi 1.000 Cheyenne che avevano lasciato le riserve del Nebraska per unirsi a Sitting Bull e Crazy Horse, nella battaglia di War Bonnet Creek nel Nebraska nord-occidentale. L'8 settembre la guardia avanzata del generale Crook, comandata dal capitano Miles, catturò il gruppo dei Teton di American Horse a Slim Buttes nel Sud Dakota.
Il 25 novembre la cavalleria di Crook, comandata dal colonnello Ronald Mackenzie annientò l'accampamento dei Cheyenne settentrionali du Dull Knife sul Powder River in Wyoming, nella cosiddetta Battaglia di Dull Knife. Nel gennaio 1877 il generale Nelson Miles, reduce dalla Guerra del Red River, sconfisse con un esercito di 500 soldati i guerrieri di Crazy Horse nella Battaglia di Wolf Mountain e in maggio sconfisse i Miniconjou Teton di Lame Deer nel Montana, nella cosiddetta Battaglia di Lame Deer.
La fine del "Sentiero di Guerra" giunse per i grandi capi dei Sioux e Cheyenne. Sitting Bull con i suoi Hunkpapa si rifugiò in Canada e ritornò nel 1881 per arrendersi a Fort Buford in territorio Dakota La sua morte nel 1890 ebbe una certa influenza sulla tragedia di Wounded Knee. Dull Knife si arrese il 6 maggio 1877 alla riserva di Red Cloud in Nebraska. L'anno successivo, lui e i suoi Cheyenne settentrionali tentarono una fuga disperata per la loro libertà. Ma poi si arresero insieme agli Oglala di Crazy Horse, più di 1.000 indiani in tutto. Crazy Horse, uno dei più efficienti guerrieri indiani, gettò il suo fucile per terra. Benché sconfitto, era ancora considerato un pericolo dagli ufficiali che temevano la sua influenza per ispirare nuove insurrezioni. Il 5 settembre 1877, mentre si opponeva al generale Crook per la sua incarcerazione, fu ferito mortalmente.
L'ultimo sforzo per i Sioux e tutte le tribù indiane coinvolte nelle Guerre dell'Ovest, avvenne tredici anni dopo a Wounded Knee Creek nel Sud Dakota. Nel 1888 un Paiute indiano del Nevada di nome Wovoka, figlio del mistico Tavibo, portava avanti la dottrina del padre nella visione che ebbe durante un'eclissi di sole, iniziando a diffondere un vangelo noto come Ghost Dance Religion (Religione della Danza degli Spiriti). Egli predicava che la terra sarebbe perita presto per tornare poi viva in uno stato puro e originale e per essere ereditata da tutti gli indiani, morti compresi, per un'esistenza eterna priva di sofferenze. Per affrontare questa realtà, gli indiani dovevano vivere in armonia ed onestamente, lavarsi spesso ed evitare le usanze dell'uomo bianco, specie l'alcool che aveva un effetto devastante sugli indiani. Egli scoraggiava anche le pratiche del lutto, perché i morti avrebbero visto presto la resurrezione e chiedeva invece di pregare e meditare, di cantare e danzare per giungere in uno stato in cui si potesse morire per un attimo e intravedere il paradiso futuro, pieno di erba rigogliosa nelle praterie, di mandrie di bufali e di avi indiani.
La nuova religione si diffuse tra i popoli soggiogati, desolati e depressi del Far West, del Sud Ovest e delle Pianure, che vivevano per la maggior parte in riserve. Molti dei Sioux, disperati per le sconfitte e grati per quello spiraglio di speranza, aderirono alla nuova religione, dopo che uno dei loro sacerdoti, Kicking Bear, ebbe compiuto il suo pellegrinaggio in Nevada per saperne di più, ed iniziarono ad eseguire la "Danza degli Spiriti". Kicking Bear ed un altro sacerdote, Short Bull, ambedue appartenenti ai Miniconjou Teton, diedero a questo vangelo la propria interpretazione, scegliendo la possibile eliminazione dell'uomo bianco, anziché l'anti violenza di Wovoca. Speciali camicie per la "Danza degli Spiriti", dicevano, avrebbero fermato i proiettili dell'uomo bianco.
Gli ufficiali bianchi si preoccuparono di quel fervore religioso misto con attivismo ed insurrezioni e, nel novembre 1890, misero al bando la Ghost Dance nelle riserve dei Sioux. Siccome i riti continuarono, i militari inviarono le truppe alle riserve di Pine Ridge e Rosebud in Sud Dakota. Era la preparazione di una nuova campagna contro gli indiani.
Il generale Nelson Miles comandava allora la Divisione del Missouri, dopo la morte di Crook di cui prese il posto. Miles stabilì il suo quartier generale a Rapid City in Sud Dakota. La presenza delle truppe aggravò la situazione e Kicking Bear e Short Bull condussero i loro seguaci nelle regioni nord occidentali della riserva di Pine Ridge, in un posto noto come "Il forte". I danzatori chiesero a Sitting Bull di raggiungerli per unirsi a loro, però prima ancora che potesse partire dalla riserva di Standing Rock in Nord Dakota, fu arrestato dalla polizia indiana agli ordini dei bianchi. Nella mischia che ne seguì, il grande capo tribù rimase ucciso insieme a sette dei suoi guerrieri.
Il generale Miles ordinò anche l'arresto di Big Foot, un capo dei Miniconjou, che in precedenza aveva difeso la "Danza degli Spiriti". Ma Big Foot ed i suoi seguaci erano già partiti per Pine Ridge, non perché lo avessero richiesto i Ghost Dancers, come Miles credeva, ma bensì su richiesta di Red Cloud e di altri indiani delle riserve, al fine di ristabilire la pace. Miles inviò il 7° Cavalleria comandato dal maggiore Whitside per intercettarli. L'unità perlustrò i Badlands localizzando gli indiani a Porcupine Creek, a circa 50 km da Pine Ridge.
Gli indiani non offrirono alcuna resistenza e Big Foot, affetto da polmonite, viaggiava in un carro. I soldati comandarono agli indiani di piantare un accampamento per la notte al Wounded Knee Creek e il colonnello James Forsyth arrivò per assumere il comando e ordinare alle sue truppe di piazzare 4 cannoni in postazione contro l'accampamento indiano. I soldati erano circa 500, mentre gli indiani 350, di cui 120 erano donne e bambini.
La mattina dopo, 29 dicembre 1890, i soldati entrarono nell'accampamento indiano per sequestrare le armi da fuoco. Uno sciamano, di nome Yellow Bird, oppose resistenza proclamando che la sua camicia da Ghost Dancer lo avrebbe protetto. Big Foot comunque sapeva che la lotta sarebbe stata rovinosa per gli indiani. Dapprima la lotta si svolse corpo a corpo, ma quando gli indiani stavano per avere la meglio, l'artiglieria cominciò a bombardare, uccidendo uomini, donne e bambini, compreso Big Foot. Al termine della brutale e inutile violenza, almeno 150 indiani rimasero uccisi ed altri 50 feriti. Forsyth fu accusato più avanti di questa uccisione di innocenti per poi essere prosciolto.
Con Wounded Knee le Guerre Indiane erano terminate. Lo stesso anno l'Ufficio Federale di Censimento annunciò che non avrebbe acconsentito più all'esistenza di linee di frontiera tra insediamenti di coloni bianchi e insediamenti indiani, nel territorio degli Stati Uniti, come invece era stato nei decenni passati.
Un altro modo tipico dei bianchi per dimostrare che avevano creato una nazione con il territorio che era degli indiani, fu quello di far scolpire, negli anni Trenta, i volti dei quattro presidenti al Mount Rushmore nelle Colline Nere, per le quali i Sioux avevano tanto combattuto. Wounded Knee, d'altro canto, diventò il simbolo di tutti i torti inflitti agli americani indigeni dai discendenti degli europei. E nel 1973 gli attivisti indiani, rifacendosi al coraggio dei loro avi, diedero luogo ad un'altra insurrezione in quello stesso posto.

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