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l'uomo di medicina e gli spiriti

L'UOMO DI MEDICINA E GLI SPIRITI
La cosa più interessante fra le pratiche dell’uomo di medicina era lo straordinario rituale che usava per mettersi in contatto con gli spiriti .
Ogni qual volta voleva predire l’avvenire, conoscere l’esito di qualche evento futuro o curare qualche ammalato in punto di morte, celebrava il rito nel grande tepee di medicina e poteva assistervi la tribù al gran completo.
Circa un’ ora prima che la cerimonia avesse inizio , l’araldo faceva il giro dell’accampamento per annunciare che l’ uomo di medicina si preparava a parlare con gli spiriti.
La notizia provocava una grande agitazione.
I membri della tribù si recavano per tempo alla capanna di medicina per trovare posto, dato che solo un centinaio di persone poteva entrarvi, mentre gli altri dovevano restarne fuori,limitandosi a seguire con l’udito la misteriosa cerimonia.
Ecco quanto accadeva : l’assistente dell’uomo di medicina piantava 4 pali al centro del capannone , legandoli assieme con le estremità incrociate, sicché sotto i pali veniva a formarsi uno spiazzo di circa 4 metri di larghezza e,nel quale l’assistente , con l’aiuto di 4 uomini , piantava una serie di appuntiti pioli, disponendoli a circa 2 metri a circa 2 cm e mezzo di distanza l’uno dall’altro , fino a coprire l’intera area.
Questi pioli erano talmente acuminati , da trapassare il piede d’un uomo che tentasse di camminarvi sopra.
Al centro dell’area veniva lasciato un piccolo spazio libero ,appena sufficiente perché un uomo potesse tenersi ritto.
L’unica maniera per raggiungerlo era di saltare oltre i pioli acuminati, ed era chiaro che si correva il rischio d’ammazzarsi o perlomeno di ferirsi gravemente.
Faceva allora il suo ingresso accompagnato da 4 assistenti l’uomo di medicina.
I 4 lo spogliavano, lasciandogli solo i calzoni e poi l’adagiavano sul dorso.
Gli congiungevano le mani, palmo contro palmo assieme e con una robusta cinghia di pelle circa gli legavano i pollici, cosi stretti che a volte ne sprizzava il sangue.
E allo stesso modo univano e legavano assieme ogni coppia di dita.
Poi passavano ai piedi e univano i due alluci , tirando con tutte le loro forze , per legarli più stretti che potevano.
A questo punto , prendevano una pelle dell’ampiezza di una coperta e vi avviluppavano dentro l’uomo di medicina , stringendolo bene bene da capo a piedi , come un sigaro nella fascetta.
Chiuso in quest’ involucro gli veniva ancora avvolta attorno ,dal collo alle caviglie, una grossa cinghia di pelle cruda,le cui spire distavano l’una dall’altra non più di 2 o 3 cm, tanto che il disgraziato pareva un pacco.
Non bastava:a questo punto veniva ancora avvolto in un’altra pelle e un ‘altra cinghia stringeva il corpo dell’uomo di medicina ormai completamente immobilizzato.
Adesso, l’uomo di medicina giaceva impotente al suolo, simile a un lungo sigaro bruno.
Non poteva letteralmente muovere un dito.
Dopodiché, gli assistenti lo mettevano in posizione eretta, cercando di farlo stare in equilibrio sui piedi nudi.
Lui restava per un po’in piedi in quella posizione duro come un palo, poi pian piano cominciava a piegarsi e alzarsi sulle ginocchia e a poco a poco ognuno di tali piegamenti si trasformavano in saltello che diventava sempre più lungo sicché dopo un po’ l’uomo di medicina saltellava intorno ai 4 pali con sorprendente velocità, tanto da parere una fantomatica pertica che si muovesse giù nell’aria a tale velocità, che lo sguardo a stento poteva seguirla.
Poi di scatto, con un gran balzo, cosi rapido che nessuno riusciva a capire come avesse potuto eseguirlo l’uomo medicina atterrava pesantemente sul breve spiazzo libero , di forse 30 cm di larghezza, al centro dell’area occupata dai pioli acuminati.
Aveva fatto un balzo di circa 3 metri sorvolando i pericolosi paletti e andando ad atterrare sano e salvo sull’esiguo spiazzo appena appena sufficiente a contenere i suoi piedi. Una bella impresa davvero.
Ma la parte realmente emozionante doveva ancora venire.
Mentre se ne sta li sotto i pali incrociati,ancora avviluppato strettamente ,ecco che il nostro uomo intona il canto di medicina, accompagnato dal rullo del grande tamburo di medicina, ritmato dal suo assistente.
Quello che ora sto per descrivere, può apparire strano: e strano è ,infatti, ma è esattamente quel che accade.
Come e perché nessuno lo sa.
Quasi subito, mentre l’uomo di medicina se ne sta lì a cantare la sua strana invocazione agli spiriti, si odono voci che vengono dall’alto, voci che sembrano calare dall’apertura praticata nel tetto del grande tepee di medicina,
Ognuno può vedere che lassù non c’è altro che la notte e le stelle.
Da dove giungano queste voci, nessun indiano è mai stato in grado di dirlo, ma secondo l’uomo di medicina , sono le voci degli spiriti –gli spiriti coi quali si sta cercando di comunicare .
La cosa più straordinaria qua è che nessuno è mai riuscito a provare che si trattasse di qualcos’ altro.
Le voci si esprimono in una lingua che noi non riusciamo a capire,e neppure l’ uomo di medicina ci riesce, eccezion fatta per pochissime di esse.
Tutto quello che può dire è che parlano in una lingua straniera , e che non sono gli spiriti che lui invoca.
Erano solo 4 gli spiriti che il nostro uomo di medicina ,Cane Bianco, riusciva a capire.
Mi ricordo il nome di uno solo: “Primo Uomo Bianco”.
E questo nome è stato invocato dai nostri uomini di medicina per anni ed anni , prima che la nostra tribù venisse a sapere che l’uomo bianco esisteva davvero.
A mano a mano che le voci scendono gemendo nella capanna, l’ uomo di medicina le rifiuta una dopo l’altra e seguita ad invocare uno dei quattro spirito che riesce a capire.
A volte gli occorre un certo tempo per farlo venire.
Mi ricordo perfino che un paio di volte non gli riuscì di mettersi in contatto e fu costretto a interrompere la cerimonia ,sena aver potuto raggiungere il suo scopo.
Ma quando riusciva a mettersi in contatto con lo spirito che cercava, cadeva in uno stato di eccitazione; ne abbiamo visti di quelli che si alzavano e si mettevano a camminare.
Se invece quel che voleva era un’informazione, l’uomo di medicina poneva le domande in una forma oscura, nota a lui solo, e in maniera altrettanto incomprensibile gli veniva data la risposta, che più tardi lui doveva tradurre a nostro uso e consumo.
L risposte erano nella nostra lingua , ma espresse in maniera tale che non riuscivamo a capirle e , come se non bastasse, si trattava dell’antico modo di parlare il nostro linguaggio , come si usava molti e molti anni fa, e soltanto i più vecchi riuscivano ad afferrare qualche frase e qualche vecchissima espressione.
M a la parte della cerimonia che metteva più paura a noi ragazzini aveva luogo alla fine della conversazione fra l’uomo di medicina e gli spiriti.
Le conversazioni potevano finire in molti modi,tutti emozionanti, ma la scena culminante era sempre accompagnata da un vento impetuoso, che cominciava a ululare attraverso il tetto della capanna non appena gli spiriti s’erano taciuti.
Allora il grande tepee di medicina sussultava e ondeggiava sotto la sferza del vento che fischiava passando fra le travi del tetto , facendoci i tremare di paura.
Era un finale travolgente.
Un caotico miscuglio di rumori ci piombava addosso dall’alto ,dall’apertura tonda del tetto, le cui travi si protendevano nell’aria notturna. Un pandemonio di voci che superavano i gemiti del vento, cigolii e tintinnii di chissà quali oggetti,e poi all’improvviso, l’intera capanna sussultava, fiamme guizzavano, si udiva un urlo terrificante dell’uomo di medicina e poi…
Bene, l’uomo di medicina scompariva sotto i nostro occhi.
Ma subito dopo l’udivamo invocare aiuto, e guardando nella direzione da cui proveniva la sua voce, lo vedevamo appeso per un piede al tetto della capanna , nudo come un verme.
Se on cadeva e non si spezzava l’ osso del collo , era solo grazie al piede, il quale , a quanto si vedeva , era rimasto impigliato fra la pelle che copriva il tepee e una di quelle travi inclinate che lo sostenevano.
“Kokenaytukhish pewow!” “Aiuto! Urlava come un forsennato l’uomo di medicina.
E gli spettatori si precipitavano in cerca di lunghi pali , servendosi dei quali lo toglievano da quell’ incomoda posizione , prima che cadesse e si spezzasse l’ osso del collo.
Come fosse finiti lassù nessuno lo sapeva; lui affermava che a portarvelo erano stati gli spiriti , nel momento in cui abbandonavano il tepee.

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