Battaglia del 17
giugno 1876
Durante la
campagna indiana del 1876 contro gli indiani Lakota e Cheyenne
del Powder, il generale Gorge Crook ebbe un ruolo predominante,
guidando tre colonne in altrettanti momenti diversi. Dopo
l’occasione perduta del marzo precedente, Crook si mise in
movimento con le sue truppe il 29 maggio, in direzione nord,
partendo da Fort Fetterman, nel Wyoming, diretto nuovamente
verso il territorio del Powder, dove riteneva fosse accampato il
grosso degli indiani di Toro Seduto. Altre due colonne erano
dirette in quei luoghi, quella del generale John Gibbon e quella
del generale Alfred Terry, con il reggimento di Gorge Armstrong
Custer come punta di lancia. La colonna di Crook era, però, la
più forte e superava le forze combinate delle altre due.
Alla colonna di
Crook erano aggregati gli scout Frank Grouard, Big Bat Pourier e
Luis Richard. Crook s’era inoltre assicurato l’aiuto di numerosi
ausiliari Corvi e Shoshoni, che avrebbero raggiunto la colonna
alcuni giorni dopo la partenza.
Seguivano la
spedizione ben cinque corrispondenti di guerra, inviati dai
maggiori quotidiani dell’Est e dell’Ovest per seguire quella che
doveva essere l’ultima grande guerra indiana. All’alba del 29
maggio la colonna mosse da Fort Fetterman, imboccò la vecchia
pista Bozeman in direzione delle rovine di Fort Reno e il 4
giugno, dopo aver percorso una sessantina di miglia, pose il
campo alla foce del torrente Prairie Dog, affluente del Tongue.
Si erano uniti,
nel frattempo 65 minatori civili i quali, diretti ai campi
auriferi delle Colline Nere, avevano preferito accodarsi alla
spedizione. Furono arruolati come volontari civili, ben lieti di
mettersi a disposizione di un generale famoso e preparato come
Crook.
Il 16 giugno,
verso le cinque di mattina, l’esercito di Crook mosse lungo il
corso del Rosebud. Le truppe discesero il torrente Goose per
trenta miglia e posero il campo nei pressi delle sorgenti del
Rosebud.
Quella mattina,
Molti Colpi avvistò alcuni Lakota sulle colline, e scambiò con
loro alcune parole nel linguaggio dei segni.
Il villaggio
indiano si trovava lungo il Torrente della Cenere, un affluente
del Little Big Horn, e i suoi capi furono costantemente
informati della posizione dei soldati. Il 16 giugno il consiglio
decise che un forte gruppo sarebbe uscito incontro ai bianchi.
La forza combattente ammontava circa a 800 guerrieri, contando
anche alcuni Cheyenne accampati più lontano sul Rosebud, e di
questa circa 700 mossero contro Crook.
Erano presenti
Toro Seduto e Cavallo Pazzo, anche se l’Hunkpapa non potè
prendere parte direttamente alla lotta, perché ancora debilitato
dalla grande danza del sole di alcuni giorni prima, dove aveva
offerto, come sacrificio, alcune decine di pezzettini di carne
delle sue braccia. Il capo di guerra degli Cheyenne era Uomo
Bianco Zoppo.
Cavallo Pazzo
raccomandò ai guerrieri di evitare eroismi, nell’imminente
battaglia: “ Questi soldati del Grande Padre non sono uomini
come voi. Non hanno casa in nessun luogo, non hanno moglie, ma
donne che si pagano, non conoscono i figli. Essi, amici miei,
sono venuti a cercarci nel nostro paese per ucciderci. In questa
guerra dobbiamo combatterli in maniera diversa dai modi che
conoscono i Lakota: non per contare molti colpi, né per compiere
grandi imprese da raccontare alla danza di vittoria. Dev’essere
una guerra per uccidere, una guerra definitiva, così che poi si
possa vivere in pace nel nostro paese”
La tattica degli
indiani fu relativamente semplice: attaccare il nemico ovunque
fosse, senza darli tregua, approfittando dei momenti in cui i
soldati manovravano e smettevano di sparare. In questo modo,
tenendosi sempre in movimento con i loro cavalli da guerra, gli
indiani sembravano molti di più. Se ne vedevano davanti, di
dietro, ai lati, in cima qualsiasi altura, vicini e lontani.
Gli indiani
caricavano con audacia e rapidità, passando in mezzo ai soldati.
I cavalli caddero uno dopo l’altro e travolsero molti soldati,
prima che la cavalleria si ritirasse.
Verso mezzogiorno
la battaglia si placò, perché molti indiano si ritirarono al
riparo delle colline per far riposare i cavalli. Crook
approfittò della breve pausa, e ordinò a due battaglioni di
cavalleria, al comando del colonnello Mills, di attraversare il
Rosebud e di dirigersi verso nord in direzione del villaggio
indiano che credeva molto vicino. Mills portò il suo reparto
all’imboccatura di una lunga e stretta fenditura del terreno,
con le pendici ricoperte da bassi cespugli.
Gli esploratori
gli consigliarono prudenza, perché temevano un imboscata dei
Sioux. Mentre Mills si inoltrava lungo la gola, gli indiani
attaccarono nuovamente Crook. Alle 12,30 questi inviò un
messaggio a Mills, con l’ordine di tornare indietro, per
appoggiare il maggiore Chambers in difficoltà sotto il fuoco
nemico. Mills operò una lunga conversione a sinistra e, dopo una
marcia di circa mezz’ora, giunse alla spalle del nemico che,
esaurite tutte le munizioni, si ritirò portando via i feriti e
la maggior parte dei caduti. La battaglia del Rosebud era
finita.
La battaglia del
Rosebud costituì una grave sconfitta per l’esercito americano,
sia tatticamente che strategicamente, e Crook ne fu il
principale responsabile. I Lakota e gli Cheyenne, si
dimostrarono molto più abili rispetto alla cavalleria americana,
sia durante lo scontro in campo aperto, muovendosi con una
grande rapidità e coordinazione, che sul terreno accidentato.
Dimostrarono
anche, cosa poco usuale, un ottima disciplina e, anche se non
mancarono episodi di scontri individuali per contare colpi
rituali, la maggior parte dei guerrieri combatté per uccidere il
nemico. Il merito di questo comportamento fu di Cavallo Pazzo il
quale, con una presenza instancabile e il suo grande ascendente
sui guerrieri, seppe tenere in pugno una considerevole massa di
combattenti, evitando che si disperdessero in combattimenti di
dubbia efficacia.
Contro soldati
bianchi ben armati e riforniti di munizioni illimitate, in
almeno un’occasione riuscì a raggruppare i guerrieri in una
formazione compatta, guidandoli in una carica vittoriosa.
Dal punto di vista
strategico la battaglia del Rosebud fu un grave insuccesso per
l’esercito e determinò il cattivo esito della campagna di Terry
e Custer. Il piano di Crook prevedeva la distruzione dei campi
indiani del Powder e del Tongue, ma come abbiamo visto, fallì
completamente. La vittoria contro i soldati, rese euforici gli
indiani e servì enormemente a rinsaldare l’alleanza tra le
diverse tribù che volevano resistere all’aggressione del governo
americano.
Dopo Rosebud,
infatti, moltissime bande che vivevano presso le agenzie,
raggiunsero il campo di Toro Seduto, rafforzandolo in vista del
decisivo e storico confronto con il 7° Cavalleria di Custer.