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BATTAGLIA DI PLATTER BRIDGE

 

Battaglia del 26 luglio 1865.

Durante l’estate del 1865 le pianure del Wyoming e del Nebraska furono teatro di sanguinose scorrerie di Cheyenne e Lakota, in guerra a causa del massacro di Sand Creek dell’anno precedente.

Il 26 luglio di quell’anno il maggiore Martin Anderson, comandante della postazione militare di Platte Bridge Station, vicino all’odierna Casper, Wyoming, inviò un distaccamento di cavalleggeri incontro a un convoglio di rifornimenti di cinque carri, che si sapeva in viaggio verso il Platte con la scorta di 25 soldati e che probabilmente non era distante dalla postazione. Al comando del drappello vi era il tenente Camper Collins, figlio del colonnello William Collins, comandante dell’11° Ohio, un reggimento di volontari unionisti originari dell’Ohio.

Al forte nessun ufficiale aveva accettato l’ordine di Anderson, ritenendo quella impresa suicida; molti degli ufficiali presenti, erano vicini alla fine della ferma e nessuno di loro volle rischiare una freccia indiana, proprio alla fine di tanti, duri anni di guerra.. Collins, visto che nessuno si faceva avanti, si offrì volontario, ben sapendo, tuttavia, di andare incontro alla morte.

Infatti, appena Collins e i suoi 20 uomini ebbero attraversato il Platte, a poca distanza dal ponte furono attaccati da 1000 indiani Cheyenne e Lakota, che avevano preparato un’ imboscata. Alcuni giovani guerrieri, però, attaccarono senza attendere l’ordine dei capi delle società militari che erano al comando della spedizione, e la loro irruenza fece fallire la sorpresa. Appena i soldati si videro venire incontro tanti nemici, voltarono i cavalli e in fila per due fuggirono in direzione del forte, con gli indiani alle terga.

I guerrieri, cavalcando a briglia sciolta, serrarono sotto e cominciarono a sbalzare di sella i soldati, colpendoli con le mazze e le lance. I soldati si difesero coraggiosamente, colpendo i nemici con le sei colpi o difendendosi con fendenti di sciabola. Alcuni cavalleggeri rimasero indietro e furono sopraffatti. Collins si fermò per raccogliere un soldato ferito, ma fu colpito alla fronte da una freccia e ucciso assieme ala soldato che aveva cercato di salvare.

Dalla palizzata del forte, intanto, gli obici cominciarono a sparare e riuscirono a coprire la ritirata dei commilitoni. Nella ritirata, oltre a Collins, morirono 4 soldati e altri 9 furono feriti più o meno gravemente. Nel frattempo, il convoglio di carri atteso dal forte giunse nei pressi del ponte e il comandante, il sergente Amos Custard, udito il fragore della battaglia fece sistemare i carri in cerchio, mentre 4 soldati della scorta, che erano in avanscoperta, attaccati dagli indiani riuscirono miracolosamente ad entrare nel forte.

I soldati rimasti con Custard resistettero per quattro ore e scoraggiarono, con il tiro preciso dei loro fucili, gli assalti a cavallo degli indiani. Per evitare inutili perdite, i guerrieri smontarono e, circondato il convoglio, strinsero lentamente il cerchio, sparando e lanciando frecce contro i carri. A un certo punto, tutti assieme, i guerrieri si alzarono, superarono di slancio gli ultimi metri che li separavano dai carri e con un furioso corpo a corpo penetrarono nel cerchio uccidendo tutti i soldati. La giornata costò alla cavalleria americana 26 caduti.

Ai Lakota e agli Cheyenne 8 morti e numerosi feriti. Sul campo, quel giorno erano presenti quasi tutti i capi e i guerrieri più importanti dei Lakota e tutti quelli degli Cheyenne, sia meridionali che settentrionali, tra i quali Naso Romano, Lingua d’Orso, Gemelli. Con i Lakota c’erano Nuvola Rossa, Vecchio Uomo che Teme i suoi Cavalli e il giovane ma già famoso Cavallo Pazzo.


 

 
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