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LA STORIA DEGLI
INDIANI D'AMERICA
INTRODUZIONE
Nonostante la storia degli indigeni d'America sia il punto focale di
quella americana, ancora oggi molti sono poco informati su questa
materia. Infatti, i sistemi scolastici americani e canadesi danno
solo piccoli cenni di questa ricca ed interessante cultura
rappresentata dall'eredità indiana.
Mettendo a fuoco una razza speciale come tema centrale, è necessario
considerare l'intero arco di storia umana, dalla preistoria ai
giorni nostri. Si tratta, anche in questo caso, di centinaia di
tribù diverse, sia esistenti sia estinte, ognuna con una sua storia,
popolazione (stirpe) e cultura.
Gli studi sugli indiani comprendono vari settori della storia,
dell'archeologia, dell'etnologia, della sociologia, della geografia,
della politica, della religione, della glottologia, ecc.
Se oggi siamo qui a parlare di usi, costumi, tradizioni, riti, culti
religiosi della cultura indiana è grazie a studiosi, autori e
cartografi precedenti, uomini come Powell, Hodge, Kroeber, Swanton,
Collier, Josephy, Driver e Highwater, che hanno dedicato la loro
vita alla ricerca e alla salvaguardia della storia e della cultura
degli indigeni americani.
GLI ANTICHI
INDIANI
La ricostruzione della
preistoria è basata ovviamente su congetture e gli studiosi non
sempre sono d'accordo, e se sono d'accordo sul concetto, magari non
usano sempre gli stessi termini. Del resto le tecniche di datazione
sono lungi dall'essere esatte: la datazione stratigrafica, il
radiocarbonio, la dendrocronologia, l'archeomagnetismo, la datazione
dell'ossidiana ed altre tecniche devono tener conto di un margine
d'errore. Comunque, nonostante le difficoltà intrinseche della
materia e la complessità dell'argomento, la preistoria è un'epoca
accessibile all'uomo moderno e grazie agli sforzi di archeologi e di
altri scienziati, ha una sua forma, una sua definizione e un suo
svolgimento.
Dopo decenni di teorie e congetture, si è arrivati alla conclusione
che i primi uomini arrivarono nel Nord America dall'Asia attraverso
l'istmo dello stretto di Bering, conosciuto come Beringia, durante
il periodo pleistocenico.
Ci furono quattro glaciazioni durante i millenni del Pleistocene,
con calotte di ghiaccio provenienti dal Nord; le glaciazioni vennero
intervallate da periodi interglaciali. La glaciazione di Wisconsin
(che corrisponde alla glaciazione di Wurm in Europa) durò circa da
90.000 o 75.000 fino a 8.000 anni a.C.
Si teorizza che in vari periodi durante la glaciazione di Wisconsin
una certa quantità d'acqua del pianeta si fosse trasformata in
ghiaccio, abbassando notevolmente gli oceani ed esponendo terre ora
sommerse. Dove ora si trovano 92 km d'acqua, profonda 54 m nello
stretto di Bering, una volta si stendeva una lingua di tundra di
circa 1.600 km, che collegava i due continenti. Secondo alcuni
studiosi, è possibile che alcune isole di oggi fossero a quel tempo
delle montagne torreggianti. La grossa selvaggina dell'era glaciale
potrebbe essere migrata attraverso l'istmo e i primi uomini
predatori, muniti di lancia, potrebbero averla seguita. Quei
paleo-siberiani sarebbero i primi indiani, i veri scopritori del
Nuovo Mondo. E' opinione prevalente fra gli studiosi che la
migrazione di uomini dall'Asia non sia avvenuta tutta in una volta,
ma durante il corso dei millenni e a ondate, dato che i primi
indiani viaggiavano in piccoli nuclei famiuliari o a gruppi.
La strada verso sud non fu sempre transitabile. Infatti, nel periodo
in cui esisteva la Beringia, il ghiacciaio Wisconsin ostriva il
passaggio di ulteriori migrazioni verso sud ed est.
I primi uomini potrebbero aver vissuto per generazioni nell'Alaska,
al tempo priva di ghiaccio a causa dello scarso numero di
precipitazioni, finché periodi di disgelo crearono passaggi naturali
attraverso i ghiacci. A tale proposito, esistono prove geologiche ed
archeologiche che dimostrano l'esistenza di un corridoio privo di
ghiacci presente per migliaia di anni durante la prima e la media
glaciazione Wisconsin lungo la dorsale delle Montagne Rocciose. Poi,
durante un altro disgelo, dopo 10.000 anni di intervallo, un secondo
corridoio si formò probabilmente verso est, lungo le pianure di
Alberta-Saskatchewan. E infine si sviluppò un terzo passaggio nel
Wiscnsin seguendo i fiumi Yukon, Peace e Liard.
Da queste rotte, i primi indiani possono essersi dispersi verso est
lungo le vallate dei fiumi delle Grandi Pianure, verso ovest
attraverso il passaggio meridionale delle Montagne Rocciose al Great
Basin, verso sud-ovest al tallone delle Montagne
Rocciose alla California meridionale, o verso sud all'America
centrale e meridionale fino alla Terra del fuoco, estremità
meridionale del Nuovo Mondo.
L'intera dispersione durò probabilmente per secoli e millenni,
poiché gli uomini seguivano la grossa selvaggina. Si ipotizza che
ulteriori migrazioni avvennero anche dopo la definitiva sommersione
della Beringia. Dal 3.000 al 1.000 a.C gli Eschimesi, gli Aleut e
forse anche gli Atapascani utilizzarono canoe di legno e barche di
pelle per attraversare lo stretto di Bering.
Durante il lungo corso
dei secoli, dopo la migrazione di uomini verso il Nuovo Mondo e fino
alla fine dell'epoca glaciale, all'incirca nell'8.000 a.C, e per un
periodo successivo, il principale modo di vivere era costituito
dalla caccia alla grossa selvaggina. La maggior parte dei cacciatori
nomadi si vestivano di pelli e pellicce e si rifugiavano in caverne,
sotto sporgenze e in capanne di rami ee erano soliti inseguire la
selvaggina pleistocenica: lanuginosi mammut, mastodonti, tigri dai
denti a sciabola, leoni americani, cammelli, bisonti dalle grossa
corna, orsi dal muso corto, lupi feroci, castori giganti, armadilli
giganti, tapiri dal muso curvo, buoi muschiati, cavalli selvatici,
oltre ad alcuni mammiferi più piccoli. Gli antropologi hanno appreso
quanto conoscono dei primi indiani in base agli scheletri e ai
manufatti trovati nei luoghi da loro abitati e nei posti di caccia.
Dopo il 25.000 a.C apparvero tra gli indiani paleolitici nuove
tecnologie. Venivano usate pietre malleabiie, specialmente pietra
focaia, selce ed ossidiana, per fare attrezzi funzionali, come
raschini, asce e punte per le lance, particolarmente importanti per
la caccia. Le fasi paleo-indiane si distinguono per il tipo di punta
della lancia che porta solitamente il nome dell'area dove fu
rinvenuta la prima volta. Le fasi principali sono: Sandia, Clovis,
Folsom e Plano. Il fatto che tali punte non siano state ritrovate
sul lato asiatico dello stretto di Bering indica che l'evoluzione
tecnologica che lo riguarda, avvenne nel Nuovo Mondo.
Durante il ritiro definitivo dei ghiacciai settentrionali tra i
9.000 e i 5.000 anni a.C, molti dei grandi mammiferi, dai quali
dipendeva il sostentamento dei paleo-indiani, scomparvero, prima
nelle latitudini più basse, poi anche nel Nord. Questo esempio di
estinzione della grossa selvaggina è uno dei grandi misteri del
periodo paleolitico e ci sono varie teorie per cercare una
spiegazione. Probabilmente la causa fu un cambiamento climatico. I
ghiacciai, sciogliendosi, crearono per tutto il continente un alto
tasso di umidità con una vegetazione lussureggiante, fiumi, laghi e
paludi abbondanti.
Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era
inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali
che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali.
Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti altri cambiamenti
climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta
la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore:
l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua
organizzazione.
La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga
precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne
l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento
eccessivo del pleistocene".
Nonostante le numerose lacune, ipotesi e congetture che rendono
difficile il loro lavoro, gli scienziati hanno dedotto alcuni fatti
della vita dei paleo-indiani attraverso rinvenimenti archeologici.
Tra queste lacune, per esempio, c'è l'incomprensione del ruolo della
donna paleo-indiana: alcuni reperti dimostarno che essa lavorava con
materiali deperibili, invece che di pietra e di osso. Tuttavia,
l'esistenza di punte lanceolate ritrovate nei luoghi abitati e di
cacciagione, ci dice molto dei primi indiani e delle loro
somiglianze con l'uomo moderno. Essi cercavano cibo e rifugio; si
sforzavano di elaborare nuove tecnologie; erano fieri del loro
lavoro; sognavano ed agivano. E sopravvissero.
I primi indiani si
adattarono. Nel corso dei secoli il clima, la flora e la fauna si
sono evoluti, dall'epoca glaciale attraverso l'epoca di spartiacque
post-glaciale, fino alle nuove configurazioni delle regioni.
Generazione dopo generazione, gli indiani gradualmente allargavano
la loro base di vita e inventavano nuove tecnologie.
Dal 6.000 al 1.000 a.C ci fu il cosiddetto periodo arcaico,
caratterizzato dal vivere di raccolti, dal cacciare ed intrappolare
la piccola selvaggina, dal pescare e raccogliere piante selvatiche
commestibili. La vita nel periodo arcaico era essenzialmente
migratoria. Quando i raccolti in una zona finivano, gli indiani si
tarsferivano in un'altra. In genere erano più stabili dei cacciatori
paleolitici: infatti sono stati trovati anche degli insediamenti
permanenti, indicati da cumuli assai grandi (ammassi di residui),
specialmente vicino ai laghi e ai corsi d'acqua. In questo periodo
una varietà di materiali, quali legno, pietra, ossa, corna,
conchiglie, pelle, fibre di piante e rame, veniva utilizzata per
fabbricare una vasta gamma di utensili e attrezzi speciali per
soddisfare i bisogni del particolare modo di vivere di ogni singola
regione.
Gli artigiani arcaici fabbricavano lance, coltelli, asce, scuri,
mannaie, scalpelli, raschietti, mazze, martelli, incudini, lesini,
trapani, mortai e pestelli, armi, arpioni, canne e contenitori. Le
loro pentole per cucinare e per conservare il cibo erano di pietra.
In questo periodo stoffe e cesti di materiali vegetali intrecciati
vennero fatti per la prima volta. Insieme al gran numero di attrezzi
nascevano nuovi metodi di preparazione e conservazione degli
alimenti. Pietre riscaldate venivano usate per bollire l'acqua ed
arrostire semi. Cesti e contenitori di pelle erano usati per
immagazzinare il cibo. Gli indiani arcaici furono anche i primi
nordamericani a costruire barche e ad addomesticare il cane. Quei
primi indiani trasformarono alcuni dei loro materiali in ornamenti,
svilupparono credenze e rituali complessi ed elaborarono dei metodi
per seppellire i loro morti.
Vista la difficoltà di concepire un sistema preciso di
classificazione ed una cronologia esatta dei periodi litico ed
arcaico, tale compito ancora più arduo riguardo alle epoche
culturali posteriori.
Con i progressi culturali arriva la diversificazione: gli indiani
nelle diverse zone del continente progredivano in modi diversi. In
termini archeologici, ciò significa che ogni regione ha la sua
propria sequenza culturale e le sue categorie (culture, periodi,
fasi, tradizoni, ecc.). Infatti, ogni zona archeologica ha il
proprio sistema di classificazione, e ciò rende lo studio della
preistoria indiana ancora più difficile.
Il termine più comunemente applicato per definire il periodo
postarcaico (circa dal 1.000 a.C fino al contatto con l'uomo bianco)
è "formativo", parola che implica transizione. In termini generali
"formativo" si riferisce all'estensione dell'agricoltura, alla vita
stabile nei villaggi, a case, animali addomesticati, ceramica,
tessitura, all'uso dell'arco e della freccia, a cerimonie e
credenze.
Durante il lungo corso
dei secoli, dopo la migrazione di uomini verso il Nuovo Mondo e fino
alla fine dell'epoca glaciale, all'incirca nell'8.000 a.C, e per un
periodo successivo, il principale modo di vivere era costituito
dalla caccia alla grossa selvaggina. La maggior parte dei cacciatori
nomadi si vestivano di pelli e pellicce e si rifugiavano in caverne,
sotto sporgenze e in capanne di rami ee erano soliti inseguire la
selvaggina pleistocenica: lanuginosi mammut, mastodonti, tigri dai
denti a sciabola, leoni americani, cammelli, bisonti dalle grossa
corna, orsi dal muso corto, lupi feroci, castori giganti, armadilli
giganti, tapiri dal muso curvo, buoi muschiati, cavalli selvatici,
oltre ad alcuni mammiferi più piccoli. Gli antropologi hanno appreso
quanto conoscono dei primi indiani in base agli scheletri e ai
manufatti trovati nei luoghi da loro abitati e nei posti di caccia.
Dopo il 25.000 a.C apparvero tra gli indiani paleolitici nuove
tecnologie. Venivano usate pietre malleabiie, specialmente pietra
focaia, selce ed ossidiana, per fare attrezzi funzionali, come
raschini, asce e punte per le lance, particolarmente importanti per
la caccia. Le fasi paleo-indiane si distinguono per il tipo di punta
della lancia che porta solitamente il nome dell'area dove fu
rinvenuta la prima volta. Le fasi principali sono: Sandia, Clovis,
Folsom e Plano. Il fatto che tali punte non siano state ritrovate
sul lato asiatico dello stretto di Bering indica che l'evoluzione
tecnologica che lo riguarda, avvenne nel Nuovo Mondo.
Durante il ritiro definitivo dei ghiacciai settentrionali tra i
9.000 e i 5.000 anni a.C, molti dei grandi mammiferi, dai quali
dipendeva il sostentamento dei paleo-indiani, scomparvero, prima
nelle latitudini più basse, poi anche nel Nord. Questo esempio di
estinzione della grossa selvaggina è uno dei grandi misteri del
periodo paleolitico e ci sono varie teorie per cercare una
spiegazione. Probabilmente la causa fu un cambiamento climatico. I
ghiacciai, sciogliendosi, crearono per tutto il continente un alto
tasso di umidità con una vegetazione lussureggiante, fiumi, laghi e
paludi abbondanti.
Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era
inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali
che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali.
Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti altri cambiamenti
climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta
la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore:
l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua
organizzazione.
La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga
precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne
l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento
eccessivo del pleistocene".
Nonostante le numerose lacune, ipotesi e congetture che rendono
difficile il loro lavoro, gli scienziati hanno dedotto alcuni fatti
della vita dei paleo-indiani attraverso rinvenimenti archeologici.
Tra queste lacune, per esempio, c'è l'incomprensione del ruolo della
donna paleo-indiana: alcuni reperti dimostarno che essa lavorava con
materiali deperibili, invece che di pietra e di osso. Tuttavia,
l'esistenza di punte lanceolate ritrovate nei luoghi abitati e di
cacciagione, ci dice molto dei primi indiani e delle loro
somiglianze con l'uomo moderno. Essi cercavano cibo e rifugio; si
sforzavano di elaborare nuove tecnologie; erano fieri del loro
lavoro; sognavano ed agivano. E sopravvissero.
I primi indiani si
adattarono. Nel corso dei secoli il clima, la flora e la fauna si
sono evoluti, dall'epoca glaciale attraverso l'epoca di spartiacque
post-glaciale, fino alle nuove configurazioni delle regioni.
Generazione dopo generazione, gli indiani gradualmente allargavano
la loro base di vita e inventavano nuove tecnologie.
Dal 6.000 al 1.000 a.C ci fu il cosiddetto periodo arcaico,
caratterizzato dal vivere di raccolti, dal cacciare ed intrappolare
la piccola selvaggina, dal pescare e raccogliere piante selvatiche
commestibili. La vita nel periodo arcaico era essenzialmente
migratoria. Quando i raccolti in una zona finivano, gli indiani si
tarsferivano in un'altra. In genere erano più stabili dei cacciatori
paleolitici: infatti sono stati trovati anche degli insediamenti
permanenti, indicati da cumuli assai grandi (ammassi di residui),
specialmente vicino ai laghi e ai corsi d'acqua. In questo periodo
una varietà di materiali, quali legno, pietra, ossa, corna,
conchiglie, pelle, fibre di piante e rame, veniva utilizzata per
fabbricare una vasta gamma di utensili e attrezzi speciali per
soddisfare i bisogni del particolare modo di vivere di ogni singola
regione.
Gli artigiani arcaici fabbricavano lance, coltelli, asce, scuri,
mannaie, scalpelli, raschietti, mazze, martelli, incudini, lesini,
trapani, mortai e pestelli, armi, arpioni, canne e contenitori. Le
loro pentole per cucinare e per conservare il cibo erano di pietra.
In questo periodo stoffe e cesti di materiali vegetali intrecciati
vennero fatti per la prima volta. Insieme al gran numero di attrezzi
nascevano nuovi metodi di preparazione e conservazione degli
alimenti. Pietre riscaldate venivano usate per bollire l'acqua ed
arrostire semi. Cesti e contenitori di pelle erano usati per
immagazzinare il cibo. Gli indiani arcaici furono anche i primi
nordamericani a costruire barche e ad addomesticare il cane. Quei
primi indiani trasformarono alcuni dei loro materiali in ornamenti,
svilupparono credenze e rituali complessi ed elaborarono dei metodi
per seppellire i loro morti.
Tuttavia per esprimere
i gradi di sviluppo occorrono altri termini. Nell'America centrale,
per esempio, dove gli indiani raggiunsero il grado più alto di vita
organizzata, in quanto costruirono delle città, viene usato il
termine "classico", riferito ad un culmine culturale che comporta
suddivisioni come "preclassico" e "postclassico".
Un altro termine ancora, che si riferisce al culmine di una cultura,
quello dell' "epoca aurea", viene a volte usato per le culture
avanzate del Nord del Messico, come quella degli Anasazi, Hohokam e
Mogollon del Sud-Ovest o dei "Mound Builders" dell'Est.. Deve essere
ricordata anche un'altra classificazione culturale. Alcuni studiosi
usano il termine "mesoindiano" invece di "formativo" o "preclassico"
per distinguere il periodo in cui venne intrododtta l'agricoltura
nella Mesoamerica (tra il 7.000 e il 5.000 a.C.) dalla cultura
arcaica di altri luighi sul continente.
Se un gruppo di popoli meritasse l'etichetta di "cultura madre" o
"civiltà madre" mesoamericana, questo sarebbe quello degli Olmechi
delle giungle, delle praterie e delle paludi della costa del Golfo
del Messico. Nella cultura olmeca si svilupparono i villaggi, anche
se non proprio come delle città vere, almeno come grandi centri di
cerimonie ed economici. Le tribù divennero complesse strutture
sociali. L'artigianato ed il lavoro manuale si evolsero verso
l'arte, e l'architettura divenne raffinata e di proporzione
colossale. I rituali si trasformarono in sistemi numerici e gli
eventi del calendario in scritture geroglifiche. L'agricoltura si
estendeva tramite una rete di relazioni commerciali.
Questa cultura fiorente, nota come olmeca, influenzò infatti tutte
le altre culture sorte in seguito in Mesoamerica: i Maya, i
Teotihuacan, i Totonachi, gli zapotechi e, attraverso di loro, i
Toltechi, i Mixtechi e gli Aztechi, come altri popoli più a nord e a
sud.
Come le maggiori civiltà mesoamericane la società olmeca era
teocratica, con classi fisse di sacerdoti, burocrati, mercanti ed
artigiani nei centri abitati. La popolazione agricola praticava
un'agricoltura basata sul dissodamento del terreno (abbattendo e
bruciano gli alberi per far posto ai campi) al fine di sostenere gli
altri ceti della società.
Per quanto riguarda i manufatti, gli olmechi sono noti per le teste
giganti di basalto (alcune di un peso di 20 tonnellate) con
lineamenti spessi ed un copricapo simile ad un elmo, ed anche per
statuette di giada, terracotta e pietra, con facce feline, i "baby-faces,
che rappresentavano il discendente di un dio olmeco, il giaguaro,
dio della pioggia, e le sue compagne umane. Il grande serpente
piumato, un tema ricorrente in Mesoamerica, è un'altra
raffigurazione frequente. Gli Olmechi sono anche noti per le larghe
steli (lastre di pietra scolpite) , per le pavimentazioni di
serpentino ricoperte di mosaici, per gli specchi concavi di
magnetite per accendere fuochi e per la ceramica orlata di bianco.
Gli Olmechi, progredendo, svilupparono un sistema numerico e
inventarono un calendario, come anche una scrittura geroglifica, che
furono poi in auge presso i Maya per i secoli successivi. Infatti,
visti i legami linguistici e culturali tra i due popoli e la non
conoscenza di cosa sia accaduto agli Olmechi dopo il declino
culturale, alcuni studiosi hanno ipotizzato che siano migrati verso
sud-est e diventati i diretti antenati dei Maya. I Maya sono stati
definiti i "Greci del Nuovo Mondo": questo paragone esprime l'alto
livello della civiltà e dell'intelletto di questo popolo. I Maya
ereditarono un ricco lascito culturale dai primi popoli
mesoamericani ed in particolare dagli Olmechi. La loro grandezza non
deriva tanto dall'innovazione quanto dal perfezionamento dei modi di
vivere esistenti, come rivelano i loro complicati sistemi
matematici, astronomici, il calendario, la loro scrittura
geroglifica, sia pittografica che ideografica e forse anche con i
glifi che rappresentavano suoni e sillabe, il loro stile artistico
realistico, sia quello della pittura sia quello dei bassorilievi, e
infine la loro architettura raffinata, incluse le piramidi dai lati
scoscesi, le volte a mensoloni, le creste dei tetti.
Il mondo dei Maya, come quello degli Oltechi, ruotava intorno ai
centri cerimoniali. Si conoscono almeno 116 zone dei Maya nel
Messico di oggi, in Guatemala, in Honduras e in San Salvador. Molti
di questi centri avevano magnifiche strutture in pietra, templi a
forma di piramide, piattaforme astronomiche od osservatori, palazzi,
monasteri, bagni, campi per il gioco della palla, piazze, ponti,
acquedotti e bacini. Tikal, per esempio; una delle zone più
importanti della cultura classica di pianura, ritrovato in
Guatemala, disponeva di 3.000 strutture comprendenti sei templi a
forma di piramide, si estendeva per circa 2 km quadrati ed aveva una
popolazione di circa 100.000 abitanti.
Benché la società dei Maya fosse rigorosamente strutturata secondo
le diverse classi (sacerdoti, oligarchi ereditari, artigiani e
contadini), non esiste nessuna prova di un sistema politico più
ampio che unisse i vari centri popolati, o di una capitale
dominante. Essi non erano bellicosi e non cercavano di combattere i
popoli vicini. Stabilivano comunque relazioni comerciali di vasta
portata. Erano un popolo marinaro e alcuni commercianti viaggiavano
con piroghe larghe, scavate in un solo tronco, con un massimo di 25
rematori.
Non si conosce il motivo per cui i Maya dei centri classici della
pianura siano caduti in uno stato di declino culturale intorno al
900 d.C. Una teoria credibile indica questo declino come conseguenza
del decadimento dell'agricoltura e a causa della popolazione
crescente e dello sfruttamento intensivo del terreno che portò anche
ad un'insurrezione dei contadini contro i sacerdoti e i nobili
reggenti. In ogni caso, da quel momento in poi la cultura dei Maya
prosperò soprattutto al sud, nelle regioni montuose del Guatemala.
Dopo il 1.000 d.C. si sviluppò un altro ceppo della cultura Maya
nella penisola dello Yucatan, per effetto di un'invasione di popoli
Toltechi che si unirono ai Maya ed adottarono le loro tradizioni e
la loro estetica. Nacquero allora dei centri cerimoniali come
Chichen, Itza, Mayapan e Tulum.
I Chichimechi nomadi o "figli del cane" arrivarono nella vallata del
Messico dalle regioni settentrionali, in piccoli gruppi e dall'VIII
secolo in poi. Ma solo nel X secolo una di queste tribù nomadi,
quella Tolteca-Chichimeca, riuscì a prendere il sopravvento sulle
altre. Il loro capo si chiamava Mixcoatl.
Studiando le culture locali si scoprì che costruirono una grande
città, Tula, situata sulla cima di un monte e ben difendibile. Nel
968 Topiltzin, figlio di Mixcoatl, giunse al potere. E' difficile
distinguere la realtà dalla leggenda, poiché la maggior parte di ciò
che sappiamo della storia tolteca, è stato tramandato attraverso
miti e poesie azteche, nelle quali sia il padre sia il figlio
vengono considerati come divinità: Mixcoatl come dio della caccia,
Topiltzin come Quetzalcoatl, ossia l'antico Serpente Piumato di cui
prese il nome. E' noto comunque che Topiltzin-Quetzalcoatl stabilì
un impero tolteco con città-stato indipendenti. tentò di aumentare
il livello culturale del suo popolo e grazie alla sua opera il nome
"tolteco" divenne sinonimo di "civilizzato" nella tradizione
seguente. Topiltzin-Quetzalcoatl incoraggiò l'architettura, e i
Toltechi divennero eccellenti costruttori: costruirono palazzi con
atri di colonne e affreschi, piramidi enormi, giardini circondati da
un muro per il gioco della palla.
Topiltzin incentivò la lavorazione dei metalli, e i Toltechi
modellarono oggetti d'oro e d'argento finissimi. Nuove forme di
ceramica apparvero nella cultura tolteca: la tessitura, i lavori con
piume e la scrittura geroglifica si svilupparono ulteriormente. Egli
diede impulso all'agricoltura, che diede come risultato la
produzione di specie migliori di granoturco, di yucca e di cotone.
Secondo la tradizione il pacifico Topiltzin-Quetzalcoatl perse il
potere quando cercò di abolire i sacrifici umani, che erano
praticati su vasta scala. Come risultato, i suoi seguaci, cioè
quelli del Serpente Piumato benigno, venivano sopraffatti da quelli
del dio Tezcatlipoca, la divinità della notte.
Non è nota la natura esatta di questa lotta di potere. Non si sa
neppure cosa successe a Topiltzin-Quetzalcoatl e al suo seguito dopo
la presunta sconfitta. Forse le due divinità rappresentavano
elementi teocratici e militaristi della società tolteca. Forse
furono loro quei Toltechi che invasero lo Yucatan e contribuirono
alla rinascita della cultura dei Maya, il periodo corrisponderebbe.
Se quel gran re continuasse a vivere non si sa, la leggenda di
Quetzalcoatl comunque divenne talmente popolare in tutta l'America
centrale che ancora secoli dopo, Montezuma II, l'imperatore degli
Aztechi, credette che Cortes, il conquistatore spagnolo, fosse il
dio che ritornava.
Per quanto riguarda i Toltechi che rimasero al potere a Tula e nella
vallata del Messico, si sa che furono perseguitati da una serie di
calamità, quali siccità, fuoco ed invasioni dei nomadi del nord.
Erano tornati al punto di partenza; una volta erano stati i "figli
del cane", i conquistatori, ora toccava a loro essere conquistati.
Tula fu distrutta nel 1160.
Come i Toltechi prima di loro, che ora divennero tributari, i Mexica
erano un popolo chichimeco, migrato dal nord nella vallata del
Messico. La data del loro arrivo nella regione è il 1168. Durante
gli anni successivi vissero come nomadi ai margini delle culture
locali e servirono a volte come mercenari dell'esercito, con i loro
archi e frecce micidiali. Stando alle apparenze, fondarono due
insediamenti su isolotti paludosi nel lago Texcoco, e cioè
Tlatelolco e Tenochtitlan, intorno al 1325.
Tenochtitlan, l'area dove oggi sorge Città del Messico, si estese;
cesti di vimine venivano fissati sul basso fondo del lago e caricati
con limo ed altri materiali vegetali creando delle chinampas, isole
artificiali per l'agricoltura. E' possibile che Tenochtitlan
conquistasse e assorbisse Tlateloco. Gli abitanti di Tenochtitlan,
che si chiamavano Tenocha, lottarono tenacemente per avere il
predominio sulle città-stato rivali della vallata. Il fatto più
saliente fu l'alleanza con gli Alcohua di Texcoco contro i Tepanec,
altro popolo arrivato da poco nella vallata e grande rivale dei
Tenocha.
I Tenocha presero il nome nuovo di Aztechi dal leggendario Aztlan,
da cui presumibilmente derivano, e cominciarono a sottomettere molti
degli altri popoli del Messico centrale. Tenochtitlan diventò una
città con centinaia di edifici e collegata con un complesso sistema
di canali, con una popolazione stimata di circa 300.000 abitanti.
L'intero impero azteco arrivò a comprendere circa 5.000.000 di
individui. Le conquiste erano utili agli Aztechi per due ragioni: in
primo luogo veniva mantenuto l'impero commerciale che avevano
creato. Infatti, oro, argento, rame, perle, giada, turchese ed
ossidaina erano prodotti importanti per il loro commercio, così come
cereali, fagioli, zucche, pomodori, cotone, cacao, mango, papaya e
avocado e in più cani addomesticati e tacchini. Gli stessi beni
venivano a volte consegnati come tributi dai popoli sconfitti che in
cambio non ricevevano nulla. Ma gli Aztechi pretendevano molto di
più dai popoli conquistati: oltre ai loro beni, volevano anche gli
individui. Infatti, in secondo luogo, la loro attività militare
mirava a fare dei prigionieri per i sacrifici umani che assolvevano
le funzioni statali di mantenere l'ordine.
La religione compenetrò la vita degli Aztechi. Ognuna delle loro
divinità, di cui molte già adorate dai primi popoli mesoamericani,
come per esempio il Quetzalcoatl, aveva il proprio culto.
Huitzilopochtli, dio della guerra, era un'invenzione degli Aztechi e
richiedeva il tributo maggiore. Migliaia di prigionieri venivano
trucidati in cima ai templi-piramide e i loro cuori strappati dai
sacerdoti. Gli Aztechi non diedero origine al sacrificio umano
nell'America centrale, però lo svilupparono a inusuali estremi di
crudeltà e fanatismo. I sacerdoti, benché rappresentassero la
funzione centrale della società azteca, non erano così potenti come
nelle altre teocrazie mesoamericane. All'apice del sistema delle
classi c'era il Capo degli Uomini, scelto da una stirpe reale dai
nobili dei clan cittadini, dai ricchi commercianti e dai capi
guerrieri. Sotto c'erano i cittadini comuni, compresi artigiani ed
agricoltori e il gruppo di operai non specializzati; ancora più
sotto c'erano gli schiavi.
Di tutte le "civiltà perdute", quella degli Aztechi è la più
conosciuta poiché era al culmine proprio al momento dell'arrivo
degli europei. Benché gli spagnoli abbiano distrutto rapidamente la
cultura azteca, templi, sculture, scritture, hanno conservato
notevoli informazioni su di essa. Comunque, nonostante tutto quello
che si sa degli Aztechi, rimane un paradosso sconcertante: da un
lato ci fu una cultura complessa, sofisticata, con scopi altamente
intellettuali e un senso raffinato dell'estetica, dall'altro una
cultura feroce che si alimentava della morte ritualistica di
individui.
Gli Olmechi, i Maya, i Toltechi e gli Aztechi furono grandi
dominatori durante il loro apogeo culturale e vengono descritti
assieme ai loro centri principali. Teotihuacan fu una grande
città-stato, e non è noto quale fu il popolo che la fondò e la portò
al suo importante ruolo nel periodo classico. Chiunque fossero
stati, i Teotihuacan raggiunsero il loro apice culturale nella
vallata del Messico, mentre i Maya fiorirono nel Sud-Est.
L'influenza incrociata tra i due popoli ebbe la sua parte nella
grandezza di entrambi.
Teotihuacan, oltre a svilupparsi come centro cerimoniale, divenne la
prima vera città dell'America centrale, una metropoli ben disegnata
che copriva un'area di circa 20 km2 con una popolazione che
raggiunse le 125.000 unità. Gli abitanti costruirono piazze, viali,
canali, parchi, fognature, mercati, officine, condomini (blocchi
formati da adobe e da intonaco ad un piano e con molti vani) e
templi a piramide. Due piramùidi massicce, la Piramide del Sole alta
60 m e la più piccola Piramide della Luna, furono collegate con la
via principale della città, il Viale dei Morti, lungo 4.800 m. Anche
la cittadella, una recinzione larga e quadrata di edifici che
includeva il tempio di Quetzalcoatl, era unita al viale.
La religione e la politica nella società divisa per ceti di
Teotihuacan. I suoi edifici ospitavano i capi religiosi e la
nobiltà. I contadini abitavano nei villaggi vicini. Con
l'introduzione di migliori tecniche agricole come l'irrigazione e la
chinampas si produceva cibo sufficiente per la popolazione urbana
che cresceva vertiginosamente.
Da Teotihuacan, centro dinamico di religione, commercio e arte, la
cultura azteca si allargò a molte regioni della Mesoamerica. I termi
di natura militare si ritrovano raramente nella moltitudine di
affreschi della città, il che significa che il commercio, e non la
guerra, aveva un ruolo dominante nella mente degli Aztechi.
Molti elementi della
cultura di Teotihuacan si diffusero tra altri popoli: la scrittura
geroglifica, i sistemi di calendario, gli stili architettonici, le
tecniche agrarie e il culto di specifiche divinità quali
Quetzalcoatl (il Serpente Piumato) e Tlaloc (il Dio della Pioggia),
come anche la pratica del sacrificio umano.
La città esportava anche manufatti artistici, utensili, attrezzi,
gioielli, indumenti, sculture di ossidiana e la ceramica alta,
sottile e color arancione.
Il declino di Teotihuacan si manifestò nell'ottavo secolo. Siccità,
una crisi nell'agricoltura, incendi, ribellioni, invasioni, tutti
fattori che ebbero la loro parte in questo declino. Le rovine della
città vennero chiamate dagli Aztechi posteriori "la dimora degli
dei".
Il Sud-Ovest si
estende dall'attuale Utah meridionale e dal Colorado, attraverso
Arizona, Nuovo Messico e un angolo del Texas, fino alla parte
settentrionale del Messico. In quel territorio accidentato e arido
di montagna, con canyon e deserto (prima del contatto con l'uomo
bianco), raggiunse il suo più alto grado di sviluppo a nord delle
civiltà agrarie avanzate dell'America centrale. Questo fatto è
spiegato da due fattori: primo, la vicinanza della regione
all'America centrale, culla dell'agricoltura indiana; secondo,
l'ambiente aspro del Sud-Ovest, con la sua selvaggina e le sue
piante selvatiche non molto commestibili, fecero sì che
l'agricoltura divenisse un'alternativa necessaria.
Sotto l'influenza del Sud, nacquero dall'America centrale, tre
culture specifiche dominanti sulla base della precedente tradizione
arcaica Cochse-Deserto: la Mogollon, la Hohokam e la Anasazi. Per
ognuna di esse l'adozione dell'agricoltura comportò la vita
sedentaria in villaggi con conseguente sviluppo degli attrezzi, arti
e mestieri, specie quello della ceramica. Sebbene ognuna di esse
avesse caratteristiche specifiche, erano collegate tra di loro e
ognuna venne influenzata dall'altra.
Nelle regioni dell'Est e del Midwest del Nord America, le culture
avanzate con grandi popolazioni poterono esistere anche senza
agricoltura praticata su vasta scala, grazie alle piante
commestibili e alla selvaggina abbondante. Tra queste culture vi era
quella dei "Mound Builders" anche chiamata Adena e Hopewell, che
avevano i loro centri abitati nell'Ohio. La cultura degli Adena durò
dal 1.000 a.C al 200 d.C, quella degli Hopewell dal 300 a.C al 700
d.C
Benche le due culture condividessero molte delle loro
caratteristiche e coesistessero per cinque secoli, la loro esatta
relazione è sconosciuta. Non si sa, infatti, se gli Adena fossero, e
in quale misura, gli avi dei Hopewell, oppure se tra i due popoli vi
siano stati conflitti. Non è neache risaputo da dove i due popoli
fossero arrivati: alcuni studiosi ritengono che fossero originari
dell'America centrale, altri delle regioni dei Grandi Laghi, e non
si sa cosa successe loro quando le proprie culture finirono. Fino al
secolo XIX si credette, alcuni cumuli ritrovati intorno a tutta la
zona orientale, fossero opera di europei poi perduti, ma la scienza
ha provato, con scavi e ritrovamenti di manufatti, che erano opera
di popoli indigeni e quindi espressione di antiche culture indiane.
La cultura degli Adena si diffuse dalla valle del fiume Ohio verso i
territori del Kentucky, Indiana, Pennsylvania e New York. Alcune
tribù Hopewell si stabilirono più tardi vicino alla Baia di
Chesapeake e in Alabama. Il nome degli Adena deriva da un campo nei
pressi di Chillicothe in Ohio, dove si trova un grande tumulo, il
che prova che il territorio fosse il centro della loro cultura.
Ci sono prove che tra gli Adena ci fosse un'agricoltura rudimentale:
la coltivazione dei girasoli, delle zucche e di altri frutti delle
cucurbitacee e chenopodiacee erano risorse che servivano alla loro
alimentazione. E' risaputo che coltivavano il tabacco e che forse
veniva usato per cerimonie. Tuttavia erano principalmente dei
cacciatori e raccoglitori, che sfruttarono, come altre popolazioni
che abitavano le zone boschive, la ricca flora e fauna del loro
territorio che era così abbondante da permettere una vita piuttosto
sedentaria anziché nomade.
Come già detto quando si è parlato delle incertezze dei luoghi di
insediamento delle due culture, quella degli Hopewell ebbe molti
tratti caratteristici degli Adena, ma accresciuti: sterri più larghi
e più numerosi, funerali più ricchi, cerimonie più intense, più
raffinatezza negli oggetti artistici, un sistema gerarchico più più
rigido, una crescente divisione del lavoro e una più intensiva
agricoltura. Inoltre la cultura degli Hopewell copriva un'area più
grande, estendendosi dal suo centro alle vallate dei fiumi Ohio ed
Illinois verso il Midwest e l'Est. Il popolo degli Hopewell,
chiunque fosse e qualunque fosse la sua origine, stabilì una rete
commerciale assai estesa: presso i loro siti sono stati reperiti
materiali di tutte le parti del continente, ossidiana delle Colline
Nere e delle Montagne Rocciose, rame dei Grandi Laghi, conchiglie
delle coste del Golfo e dell'Oceano Atlantico, mica dei Monti
Appalachi, argento del Canada e teschi e denti di alligatori della
Florida. Tutte queste prove dimostrano che la sfera d'influenza
degli Hopewell si era allargata tramite il commercio e la religione
(il termine Hopewell si riferisce sia ad un culto sia ad una
cultura) e non attraverso conq uiste. I sacerdoti-reggenti ebbero
forse la posizione più alta, mentre i mercanti e i guerrieri erano a
loro inferiori.
Dato che la popolazione degli Hopewell cresceva, anche la loro
dipendenza dall'agricoltura era maggiore e coltivavano anche delle
varietà di piante commestibili. Non è escluso che avessero commerci
anche di generi commestibili con popoli vicini. I loro villaggi
erano situati vicino ad acque e consistevano in costruzioni
circolari (wigwam) od ovali con tetti a cupola, coperti di pelli di
animali, strati di corteccia, stuoie di fibre vegetali, ecc.
Gli Hopewell, come gli Adena, costruirono una varietà di strutture
con la terra. La laoro cultura vantava artigiani eccellenti,
specialisti nella loro società assai ben strutturata. Erano maestri
nel fare oggetti sia funzionali che artistici e operavano in uno
stile astratto e figurativo.
Ma cosa capitò a quei favolosi artisti, a quei costruttori
ambiziosi, a quei mercanti energici? Come mai la loro cultura
decadde? Le teorie sono molte, come per altre culture scomparse:
cambiamenti del clima, raccolti scarsi, epidemie, guerre civili,
invasioni o semplicemente stanchezza progressiva. Qualunque sia
stata la causa, un'altra cultura sarà pronta a dominare sullo stesso
territorio. Altri tumuli saranno costruiti, vicino ai fiumi e con
dei templi sulla sommità.
Gli indiani appartenenti alla cultura successiva avevano una vasta
struttura sociale ed un sistema rigido di classi. Erano ossessionati
dalla morte. Costruirono dei tumuli non solo come quelli degli Adena
e degli Hopewell, ma vi aggiunsero dei templi enormi prendendo il
nome di "Temple Mound Builders" (costruttori di tumuli con templi).
Essi furono influenzati dali Adena e dagli Hopewell e dai popoli
dell'America centrale. Anche se ciò non è ancora provato, vi sono
caratteri simili: tecniche agricole, stili artistici, uso dei tumuli
con templi e piazze aperte nei villaggi, tutti simili a quelli della
regione sopra citata. I contatti certamente sono stati stabiliti da
indiani mercanti che viaggiavano in barca verso il Nord,
attraversando il Golfo del Messico, o via terra.
Come nell'America centrale, anche nel Mississipi fu possibile lo
sviluppo della cultura grazie alle migliorate tecniche agrarie.
Avendo cibo sufficiente, una popolazione numerosa poté vivere nello
stesso posto anche per un lungo periodo. A partire dal 700 d.C
nell'area del Mississipi nacquero parecchi centri cerimoniali e
commerciali, fino a tempi posteriori al primo contatto con l'uomo
bianco, e si svilupparono arrivando lungo la bassa vallata del
Mississipi, attraverso la maggior parte del Sud-Est, dalle attuali
Florida e Oklahoma fino al Wisconsin.
Il sito più grande e più famoso si trova a Cahokia in Illinois,
vicino a St. Louis. L'area del villaggio, che si estendeva per 7 km
lungo il fiume Illinois, conteneva 85 tumuli con templi e sepolture
ed ebbe un numero massimo di 75.000 abitanti. Tra i centri
importanti della cultura del Mississipi si annoverano Moundvill
nell'attuale Alabama, Etowah e Ocmulgee in Georgia, Spiro in
Oklahoma e Hiwasee Island nel tennesee. Ai primi del secolo XVII i
grandi centri del Mississipi vennero abbandonati. L'eccessiva
popolazione fu forse una delle cause, assieme alle carestie, alle
condizioni climatiche variate, alle lotte politiche oppure alle
malattie che precedettero quelle portate poi dall'uomo bianco.
Comunque le prove dell'esistenza di questa cultura, all'arrivo
dell'uomo bianco, erano tutte ormai sottoterra e furono scoperte
dopo secoli dagli archeologi.
Una sola cultura simile sopravvisse fino al XVIII secolo con diversi
contatti con l'uomo bianco, quella dei Natchez. I francesi che
vissero tra di loro e che poi li distrussero, adottarono parte dei
loro modi di vivere. Come i primi popoli del Mississipi, i Natchez
avevano un tumulo centrale con un tempio ed una piazza aperta
intorno, ed altri tumuli satelliti che servivano da abitazioni o da
tombe. Il reggente supremo dei Natchez era il Gran Sole che viveva
su uno di questi tumuli. Su altri viveva la madre, chiamata Donna
Bianca che era sua consigliera, assieme ai fratelli chiamati Soli,
tra i quali si sceglievano i capi per le guerre e il sacerdote
supremo; le sorelle erano chiamate Donne Sole. Esistevano molte
classi: sotto la famiglia reale stavano i nobili e gli uomini
onorevoli, quindi i cittadini comuni. Tutti i nobili potevano
sposare i comuni e, quando uno moriva, il compagno o la compagna lo
seguivano nell'aldilà. Con la fine della cultura dei Natchez, finì
la cultura del Mississipi. Alcuni tratti sopravvissero tra gli altri
indiani del Sud-Est come i Creek, ma ormai senza più la costruzione
dei tumuli.
LA PENETRAZIONE DEI
BIANCHI NELL'AMERICA DEL NORD
L'esplorazione del
Nord America da parte dell'uomo bianco durò più di quattro secoli,
dal XV al XX. Durante il periodo coloniale, fino alla rivoluzione
americana, cinque nazioni europee inviarono spedizioni sotto le loro
bandiere e presero possesso del territorio scoperto: Spagna,
Francia, Inghilterra, Paesi Bassi e Russia. Il Portogallo ebbe anche
una parte attiva nella prima esplorazione, stabilendosi poi
nell'America del Sud. E la Svezia occupò il territorio nella Baia di
Delaware dal 1638 al 1654. Persone singole, provenienti da paesi
europei, fecero viaggi di esplorazione in nome dei cinque maggiori
Stati aventi diritto. Poi, più avanti, esploratori canadesi e
statunitensi, si incrociarono sul continente, scoprendo le terre
selvagge rimaste per l'insediamento dell'uomo bianco.
I molti fattori per cui gli europei e i loro discendenti esplorarono
il cosiddetto Nuovo Mondo, sono compresi nel concetto del
Rinascimento, periodo che fece emergere l'Europa dal Medioevo: dal
punto di vista politico c'era una tendenza verso uno Stato-nazione
unificato e centralizzato, partendo dal sistema feudale.
L'esplorazione divenne perciò un obbiettivo nazionale. Dal punto di
vista economico c'era un fabbi-sogno crescente di nuovi mercati e di
importazioni specifiche per una popolazione in rapida espansione
(l'Estremo Oriente poteva procurare per esempio le spezie necessarie
alla conservazione dei cibi). In più il sistema economico del
mercantilismo o bullionismo, in cui il potere e la ricchezza di una
nazione venivano determinati dalla quantità di oro e di argento
posseduta era diventato dominante e stimolante per la ricerca di
nuove risorse di metalli preziosi. Le pelli erano un'altra fonte di
ricchezza e di potenza.
Nel settore religioso c'era una violenta competizione tra i
convertiti al cattolicesimo tradizionale e quelli al protestantesimo
nato dalla Riforma. Visto che i vari governi avevano religioni
ufficiali, la gara tra le Chiese faceva parte delle rivalità
nazionali ed era un incentivo in più per finanziare spedizioni.
Dal punto di vista scientifico e tecnologico erano avvenuti maggiori
progressi nell'ambito della navigazione, così come importanti passi
avanti erano stati fatti nel disegno di carte nautiche e nella
cartografia in generale. Le imbarcazioni europee erano ora in grado
di tenere gli oceani, in quanto univano le migliori qualità delle
navi mercantili pesanti a vela quadra e a fasciame sovrapposto che
viaggiavano lungo la costa atlantica e nel Mare del Nord, alle
caratteristiche delle navi più lunghe e lisce a vela latina, con due
alberi, costruite in legno nel Mediterraneo. Infine, per quanto
riguarda la filosofia e le aspirazioni, il Rinascimento comportò
nuovi impulsi verso il sapere e un nuovo desiderio dell'avventura.
L'Europa era quindi preparata all'esplorazione. Stati, Chiese e le
singole persone avevano tutti i loro motivi per esplorarer il Nuovo
Mondo: potere, prestigio, gloria, ricchezza e curiosità.
L'esplorazione non si sviluppò solo in seguito al Rinascimento, ma
ebbe un suo proprio sviluppo, in quanto le notizie sul Nord America
e sui suoi abitanti, rivoluzionarono la visione del mondo da parte
degli europei. Per le generazioni successive, che soffrivano per la
sovrappopolazione, per la povertà e le persecuzioni religiose in
Europa, l'America del Nord divenne un simbolo di speranza e di vita
nuova. Come risultato, tutti questi avvenimenti, più o meno
giustificati, avvenivano a spese delle popolazionio indigene del
Nord America.
Tutte le spedizioni effettuate dalle maggiori potenze erano guidate
da esploratori che non erano cittadini di quelle nazioni: Colombo,
che navigò per la Spagna nel 1492, era italiano; Caboto, al servizio
dell'Inghilterra, era anch'esso italiano come il Verrazzano che
navigava al servizio della Francia. Nel 1524 l'inglese Hudson
esplorava per conto dell'Olanda, nel 1741 il danese Bering era al
servizio della Russia. Gli spagnoli penetrarono nel Nord America dal
Sud, attraverso i Caraibi, la Florida ed il Messico. La Francia
avanzava da nord-est, lungo il fiume S. Lorenzo, i Grandi Laghi, i
fiumi Ohio e Mississipi, con penetrazioni verso nord-ovest dalla
costa del Golfo. L'Inghilterra si spostava generalmente dalla costa
dell'Atlantico verso ovest, ed era inoltre attiva nelle zone artiche
in cerca del passaggio a nord-ovest. L'Olanda penetrave in direzione
nord-ovest e la Russia dall'ovest, attraverso la Siberia fino
all'Alaska e poi verso sud fino alla California. Nei secoli
successivi esploratori statunitensi e canadesi progredirono da est
ad ovest, spingendosi saltuariamente in direzione est dalla costa
dell'Oceano Pacifico.
L'attività principale, esercitata durante le esplorazioni e
l'apertura delle terre selvagge a nord del Messico, era il commercio
di pellicce che provocò intensi contatti tra l'uomo bianco e gli
indiani. Tutte le potenze coloniali si occuparono dello sfruttamento
commerciale delle pelli di animali. Francia, Inghilterra, Olanda,
Russia e un po' meno la Spagna, volevano soddisfare la grande
richiesta di pellicce dell'Europa, in particolare quelle di castoro
per i cappellai. Le rivalità tra gli Stati europei e tra le tribù
indiane riguardo al commercio di pellicce erano la causa di numerose
guerre e lotte intertribali.
Da parte degli indiani
c'era una grande resistenza contro i mercanti europei che invadevani
i loro territori. Il mercato della pelliccia rimase attivo fin dopo
i tempi coloniali che ebbe una parte importante nel favorire nuovi
insediamenti dell'uomo bianco. Dal XVII al XIX secolo, il commercio
delle pellicce ebbe molta influenza sugli indiani e in vari modi.
Gli indiani erano ricercati dai cacciatori per avere pelli e di
conseguenza essi presero contatto con la cultura dell'uomo bianco.
In cambio dei loro beni gli indiani ricevettero prodotti europei,
specialmente quelli pratici come utensili e arnesi di ferro, ma
anche quelli decorativi come stoffe colorate e perle. Gli indiani
ricevettero anche armi da fuoco e liquori, che ebbero un peso enorme
sulla loro vita. Un secondo effetto deleterio, derivante dal
commercio con l'uomo bianco, fu il diffondersi delle malattie
europee tra le popolazioni indiane. Un terzo effetto fu la rottura
dell'equilibrio naturale che esisteva tra i mammiferi pelosi, a
causa della loro eccessiva distruzione. Infine, il commercio delle
pellicce aveva anche un'influenza a lungo termine, derivante
dall'invasione dei bianchi che era seguita da stabilimenti
commerciali, posti militari e coloni.
Nei primi tempi della colonizzazione, i francesi sfruttarono per lo
più il commercio delle pelli, mentre gli spagnoli si dedicarono
soprattutto all'estrazione dei minerali e all'allevamento del
bestiame. Nei territori colonizzati dagli inglesi predominava
l'agricoltura. Il commercio franco-indiano delle pellicce iniziò con
Jacques Cartier nel 1534, lungo il fiume S. Lorenzo. La loro
intenzione era stata quella di trovare un passaggio a nord-ovest per
raggiungere l'Oriente, e invece trovarono il ricco commercio delle
pellicce e l'interesse degli indiani che desideravano i prodotti
europei.
Basandosi sui risultati delle spezioni di Cartier, Samuel de
Champlain arrivò nella Nuova Francia nel 1603 con lo scopo di
avviare trattative con gli indiani per lo sfruttamento delle pelli.
Durante gli anni successivi, Champlain esplorava le foreste
settentrionali stipulando accordi commerciali con le varie tribù che
fornivano poi le loro pellicce alle stazioni commerciali francesi.
Port Royal in Acadia, Città del Quebec e Montreal diventarono
fiorenti centri del commercio.
Le tribù orientali, tra cui i Micmac, i Montagnais, i Naskapi, gli
Abnaki e i Cree erano tutte coinvolte nel commercio di pelli con i
francesi.
Durante gli anni che vanno dal 1616 al 1649, gli Huroni
svilupparono, assieme alle tribù degli Ottawa e Nipissing, un impero
commerciale tra indiani, che si estendeva dai Grandi Laghi alla Baia
di Hudson e al fiume S. Lorenzo. Ognuna delle tre parti contraenti
aveva la sua propria via di trasporto e di viaggi per mezzo di
canoe, ed effettuava anche scambi con la tribù dei Tobacco e dei
Neutral. Facendo da intermediari gli Huroni smerciavano prodotti
agricoli in cambio di pelli con altre tribù, e le portavano ai
francesi a Città di Quebec o a Montreal, in cambio di prodotti
europei. Così le loro flottiglie di canoe cariche di questi prodotti
come tessuti, perle, colori, coltellini, asce e pentole,
completavano questo circolo commerciale, ritornado dalle tribù
fornitrici di pelli a trattare le loro percentuali di guadagno. Quel
complesso sistema di relazioni commerciali durò fino al XVII secolo
e terminò con l'espansione militare economica della Lega Irochese
delle Cinque Nazioni.
Nel frattempo, comunque, molti francesi, alcuni sostenuti da
Champlain, altri dalla Chiesa cattolica, si avventurarono lungo i
fiumi in terre selvagge, alla ricerca di nuove fonti per avere delle
pelli. Quella nuova attività che riguardava la traversata e
l'esplorazione di foreste e terre ignote, provocò la nascita di una
nuova razza di francesi, i "coureurs di bois", che operavano
indipendentemente, senza concessioni e senza obbedire a regolamenti,
vivendo in mezzo agli indiani e commerciando in pelli. Da qui prese
origine una nuova razza, i Meticci, mezzosangue di discendenza
francese e Cree.
Nella Nuova Francia il miraggio dei guadagni ottenuti con il
commercio delle pelli e le oscillazioni del mercato erano la forza
più potente della politica e di qualunque programmazione. La
Compagnia della Nuova Francia (o Compagnia dei Cento Associati),
fondata nel 1672 per dare una sistemazione alla colonia e favorire
lo sviluppo del commercio, ignorò l'organizzazione precedente a
favore del guadagno derivante dal commercio delle pelli. Anche la
Chiesa cattolica aveva la sua partecipazione tramite i suoi
missionari gesuiti. Solo quando il commercio fu interrotto durante
le "Guerre del Castoro", le popolazioni tornarono all'agricoltura,
praticandola su vasta scala.
Nonostante oscillazioni ed interruzioni, il commercio francese delle
pellicce continuava ad espandersi in nuove regioni. La Nuova Francia
estese quest'area dai Grandi Laghi sino al Mississippi, nota ai
francesi come Louisiana. Alla ricerca di nuovi mercati i francesi
esplorarono i corsi del Missouri, del Platte e del red River. Erano
soliti portare con loro la maggior parte della tribù, dai Grandi
Laghi attraverso il Mississippi: gli uomini proteggevano gli
esploratori e andavano a caccia per conto loro e le donne lavoravano
le pelli
Intanto, mercanti francesi estesero i loro mercati nella parte
meridionale della Louisiana, partendo dagli insediamenti lungo la
costa del Golfo in direzione nord-ovest lungo il Mississippi e il
Red River. Nuova Orleans, fondata nel 1718, divenne un centro
commerciale assai laborioso e vivece. Durante il secolo XVIII i
francesi stabilirono rapporti commerciali con i Taovaya, che
facevano da intermediari per loro, come avevano fatto un secolo
prima gli Huroni. I Taovaya e i francesi fondarono i villaggi
gemelli di San Bernardo e San Teodoro a est dei Comanche, con cui
erano in rapporti commerciali. Gli spagnoli si offesero per la
presenza francese e per la vendita ai Comanche di armi da fuoco, e
cercarono dio espellere i francesi dal territorio, ma non ebbero
successo. Sia i coureurs de bois sia i Taovaya rimasero attivi dopo
il 1763 e l'annessione spagnola della Louisiana. Comunque, le
restrizioni nel commercio fecero ben presto inaridire la fonte del
loro benessere.
L'Inghilterra aveva ereditato il commercio con gli Irochesi dagli
olandesi nel 1664 e cercò di svilupparlo specialmente nella Baia di
Hudson. Il diritto vantato su quell'area si basava sul viaggio fatto
da Henry Hudson nel 1610, ma solo dalla spezione per via terra di
Pierre Radisson e Sieur des Groseilliers nel 1668 e 1669 e dalla
successiva istituzione della Compagnia della Baia di Hudson nel
1670, si incominciò a sfruttare quella vasta zona ricca di pellicce.
Gli inglesi, invece di mandare i loro mercanti all'interno per
raccogliere le pellicce, fondarono stazioni commerciali per lo
scambio con gli indiani, alla foce dei grandi fiumi che scorrevano
attraverso il suolo canadese per sfociare nella Baia. Le navi
andavano e venivano di solito nel periodo estivo, quando le acque a
nord erano sgombre dal ghiaccio. E siccome le merci inglesi erano
meno costose e di migliore qualità di quelle francesi, gli inglesi
si mostrarono più competitivi anche per quelle tribù che in
precedenza avevano tarttato solo con i francesi.
In quel periodo l'Inghilterra non conosceva ancora l'estensione
della Terra di Rupert, come venne chiamata la sua proprietà a nord
dal principe Rupert, finanziatore e primo governatore della
Compagnia della Baia di Hudson. Anche i francesi vantarono diritti
sulla Baiai di Hudson e mandarono diverse spedizioni militari contro
le stazioni commerciali degli inglesi con qualche successo, finché,
dopo il 1713 e il trattato di Utrecht, abbandonarono tali imprese.
La Francia continuava comunque ad avere un ruolo dominante nel
commercio delle pellicce fino alla vittoria finale degli inglesi
nelle guerre franco-indiane e fino al Trattato di Parigi del 1763.
Durante il conflitto franco-inglese, anche la Russia a sviluppare il
suo commercio. Il viaggio di esplorazione di Vitus Bering nel 1741
ebbe una fase di intensa attività dei promyshlenniki, che erano
russi commercianti di pellicce e che avevano esteso la loro attività
dalla Siberia all'Alaska. Intorno al 1784 i russi fondarono i loro
primo insediamento in Nord America, sull'isola Kodiak, centro
commerciale stagionale. Nel 1812 possedevano anche un insediamento
in California.
La Compagnia della Baia di Hudson si imbatté anche in forti rivali
come la Compagnia del Nord-Ovest, fondata dagli scozzesi nel 1784,
che a quel tempo dominava il commercio delle pellicce con Montreal
come base. Questa rivalità provocò un periodo di esplorazioni, in
cui nuovi contatti furono stabiliti con le tribù dell'Ovest
canadese. Le due compagnie vennero fuse nel 1821 sotto il nome della
compagnia più vecchia.
Negli Stati Uniti il commercio delle pellicce cominciò ad espandersi
ai primi del XIX secolo. Nel 1808 John Jacob Astor fondò la
Compagnia Americana delle Pellicce alla quale seguirono varie
consociate, tra cui la Compagnia delle Pellicce del Pacifico con una
stazione commerciale importante ad Astoria in Oregon e la Compagnia
del Sud-Ovest che operava nei Grandi Laghi. Un anno dopo, la
famiglia Chouteau, originaria di New Orleans, fondò la Compagnia
delle Pellicce di St. Louis-Missouri. Ambedue le imprese
finanziarono spedizioni nelle terre ignote dell'Ovest. Nel 1816 il
Congresso promulgò una legge che escluse i mercanti inglesi dal
territorio degli Stati Uniti. Quando John Jacob Astor morì nel 1848,
era diventato l'uomo più ricco d'America.
Un altro imprenditore americano, William Henry Ashley, divenne una
potenza economica e accumulò un patrimonio con le pellicce,
partecipando a diverse spedizioni, specie nelle Montagne Rocciose.
Molto uomini che lavorarono e trattarono con lui vennero chiamati in
seguito "uomini delle montagne". Attivi come cacciatori e mercanti
negli anni '20 e '30, viaggiarono lungo i sentieri e i passaggi
indiani dell'Ovest. Come i Voyageurs e i coureurs de bois, gli
uomini delle montagne approfittarono dei contatti con gli indiani
per imparare le tecniche di sopravvivenza in terre selvagge. E per
quanto riguarda lo stile di vita, fra tutti i coloni bianchi del
Nord America gli uomini delle montagne erano quelli che più
assomigliavano per costumi agli indiani.
Durante quegli anni, anche il governo statunitense aveva una parte
nel commercio delle pellicce, in quanto organizzava una rete di
ditte commerciali governative, chiamata factory system. Durante gli
anni dal 1790 al 1799 il Congresso promulgò quattro leggi di
commercio e di traffici riguardanti i rapporti con gli indiani. Tali
leggi prevedevano l'assunzione di agenti indiani e la concessione a
commercianti federali di poter trattare con gli indiani nel campo
delle pellicce. Nel 1806 un "Ufficio di Commercio Indiano" fu creato
nel dicastero della guerra per gestire le stazioni commerciali
federali. Il "Sistema delle Stazioni Commerciali" fu abolito nel
1822, anno in cui vennero conferite concessioni a mercanti
indipendenti che riuscirono meglio a far fronte alla crescente
richiesta di pellicce.
Il mercato delle pellicce iniziò un periodo di declino a partire dal
1840, dovuto al fatto che il cappello di pelliccia di castoro era
andato fuori moda. Oltre alla moda anche altri fattori provocarono
la fine del boom delle pellicce: la distruzione eccessiva degli
animali e l'aumento degli insediamenti agricoli.Nel 1867 la Russia
abbandonò la sua impresa nord-americana, vendendo l'Alaska agli
Stati Uniti e nel 1869 la Compagnia della Baia di Hudson vendette le
sue vaste proprietà territoriali al governo canadese. Per quanto
riguarda gli uomini delle montagne e gli altri cacciatori, la loro
attività continuò ancora per molto tempo e molti di loro fecero il
mestiere di scout e di giude per l'esercito e per i coloni. Alcuni
divennero indispensabili per i coloni che da loro impararono a
sopravvivere nelle lotte contro gli indiani.
Il modo di vivere duro dei commercianti di pellicce, dei voyageurs e
dei coureurs de bois francesi, degli esploratori della Compagnia
della Baia di Hudson e degli uomini delle montagne americani,
divenne mitico come quello dei cowboys. Essi erano di sicuro
coraggiosi, forti e individualisti e, fra tutti coloro che
penetrarono nel territorio americano, furono quelli che più
rispettarono il modo di vivere degli indiani. Naturalmente vi erano
dei commercianti che disprezzavano gli indiani e usavano mezzi
illeciti come l'alcool per imbrogliarli.
LE GUERRE INDIANE
Sin dall'arrivo
dell'uomo bianco, la storia degli indiani è stata un susseguirsi di
guerre dai tempi coloniali fin quasi a cavallo di questo secolo. Lo
scontro tra le due culture, quella indiana e quella bianca con le
alleanze di varie tribù con gli europei a scapito di altri indiani,
venne chiamato Guerra dei 4 secoli.
All'interno di quella saga di conflitti c'è molta della stessa
stroia indiana: la distruzione della cultura, il movimento delle
tribù, la cessione di milioni di acri di terreno, la mutevole
politica delle potenze coloniali europee, Stati Uniti e Canada nei
confronti degli indiani e la vita di molti grandi personaggi. Il
tema delle guerre indiane è ricco di suggestioni. per la maggior
parte degli storici europei, con il loro atteggiamente
dichiaratamente filo-europeo, gli indiani erano un ostacolo e una
minaccia all'espansione pacifica dell'uomo bianco e provocatori di
violenze di frontiera. La prevenzione antica nei confronti degli
indiani alimentava a sua volta l'opinione popolare, secondo cui gli
indiani erano selvaggi, i coloni vittime e i pionieri, i soldati e i
cowboys, eroi.
Ma con il mutare della prospettiva storica i ruoli si sono
invertiti. Mentre la cultura indiana suscita un senso di meraviglia,
la distruzione sistematica di quella cultura non può provocare che
un senso di risentimento.
Parlare in termini generali o dare un'interpretazione morale all'una
o all'altra parte, può indurre in errore. si parla per esempio molto
della pratica dello scotennamento e quale delle parti la praticò per
prima. Ma è ancora da stabilire se questa pratica era in uso prima
dell'arrivo dell'uomo bianco. Comunque si può affermare che gli
europei furono i primi a codificare tale pratica, mettendo taglie
sulla testa e sugli scalpi degli indiani. In ogni caso, nel corso
delle battaglie, sia gli indiani sia gli europei si diedero alla
pratica dello scotennamento e ambedue commisero torture. Comunque
non tutti i bianchi possono essere paragonati a personaggi come
Andrew Jackson e John Chivington, razzisti e noti per le loro
crudeltà contro gli indiani, né tutti gli indiani possono essere
incolpati per le crudeltà usater da alcune tribù contro pacifici
coloni.
Vi erano guerrieri indiani che non avevano alcuna pietà, ma anche
altri che lottavano solo per l'onore personale senza alcun piacere
di uccidere. Per dare un esempio, gli indiani delle Pianure avevano
un costume secondo cui la bravura più grande di un guerriero era
quella di avvicinarsi il più possibile ad un nemico durante la
battaglia, toccarlo con una mazza, senza però infliggergli ferite.
Vi erano dei coloni bianchi, commercianti e missionari, che
difendevano i diritti degli indiani ed altri che non pensavano ad
altro che sfruttare gli indigeni per il proprio tornaconto.
A volte la politica ufficiale dei bianchi cercava di proteggere gli
indiani dalle invasioni di frontiera da parte dei bianchi e a volte
quella politica provocava l'estinzione degli indiani stessi.
Il fatto che spesso gli indiani lottassero insieme all'uomo bianco
contro altri indiani, durante il periodo del Contatto, era una
conseguenza del loro modo di vivere anteriore. Per gli indiani era
predominante il valore della tribù su quello della razza, come per i
bianchi che consideravano di più la loro nazionalità e la loro
religione, della razza. Alcune contese intertribali duravano per
generazioni. La guerra aveva una varietà di funzioni sulla cultura
delle tribù, era un rituale, un rito di passaggio all'età virile, o
un mezzo per provare qualità simili a quelle di un dio, come
dimostrano le società delle Pianure, o un mezzo necessario per
procurare il sostentamento per la tribù, che avveniva attraverso
delle incursioni, come facevano gli Apache del Sud-Ovest. Aveva
anche uno scopo politico che serviva a stabilire delle
confederazioni tribali, come nel caso della Lega Irochese del
Nord-Est. La guerra poteva essere anche la politica ufficiale dello
Stato, come tra gli Aztechi del Mesoamerica, che mantenevano la loro
struttura sociale mediante l'espansione militare.
Comunque, nonostante le molte contraddizioni ed eccezioni, e per il
fatto che le guerre non si possono vedere solo sotto l'aspetto dello
scontro tra l'indiano e l'uomo bianco, vengono generalmente
interpretate come resistenza dell'indiano all'invasione dell'uomo
bianco.
Siccome gli indiani volevano proteggere i loro popoli, la loro
cultura e il loro territorio dallo sfruttamento da parte di
estranei, che credevano per lo più alla supremazia della razza
bianca, la violenza che gli indiani usavano viene vista a posteriori
con maggiore comprensione che quella usata dai bianchi invasori.
Si possono addurre maggiori giustificazioni sul conto degli indiani,
in quanto specifiche insurrezioni erano causate da imbrogli dei
mercanti bianchi, dall'obbligo di vendere i loro territori, dal
lavoro forzato e dalla schiavitù, oltre che nella soppressione della
cultura indiana e dalla violazione dei trattati da parte dell'uomo
bianco, che non rispettava i confini dei territori e non pagava le
annualità stipulate. Un'altra considerazione generalizzata diceva
che gli indiani, nei primi contatti con l'uomo bianco, erano per lo
più pacifici, curiosi e fiduciosi. Considerando la palese minaccia
portata dai bianchi, il loro atteggiamento fiducioso esprime molto
del loro carattere originale e raggiunge il livello di un'umanità
quasi moderna in tutti gli anni seguenti pieni di difficoltà e di
violenze.
In buona sostanza, gli indiani persero la "Guerra dei 4 secoli" non
per mancanza di valore e di capacità. A detta di tutti avevano
guerrieri molto abili e delle ottime tattiche di guerriglia: il
tenersi nascosti e provare iniziative individuali sono tattiche
adottate da molti eserciti moderni. Vennero sconfitti dal numero
soverchiante di soldati e dalla loro mancanza di unità. Se gli
indiani avessero mantenuto un fronte unico nei vari momenti storici,
avrebbero avuto il controllo del continente fino ai tempi moderni e
anche uno Stato indiano indipendente, all'interno degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda questo aspetto, se l'uomo bianco avesse trattato
gli indiani in maniera illuminata e democratica, una tale entità
politica potrbbe esistere anche oggi.
Visto quanto la cultura e la filosofia indiana offrono all'umanità
di oggi, specie sotto l'aspetto di una concezione ecologica del
mondo, molti riscriverebbero la storia, con gli indiani con una
storia ed un destino diversi.
All'inizio si era
stabilita una pace. Anche se precaria, era pur sempre una pace,
senza cui la colonia di Jamestown non sarebbe sopravvissuta. A causa
delle malattie, solo 150 dei 900 coloni inglesi iniziali rimasero
dopo i primi tre anni. Gli indiani della Confederazione di Powhatan
avrebbero potuto distruggere la colonia nei primi tempi in cui
lottava per sopravvivere. Ma sono ignoti i motivi per cui
preferirono non sconfiggerli. La decisione in merito alla pace o
alla guerra era nelle mani di Wahunsonacock o re di Powhatan, come
lo chiamarono i coloni inglesi. Il padre aveva fondato la potente
Confederazione delle tribù della costa paludosa e Wahunsonacock
l'aveva ulteriormente rafforzata. Forse i motivi di mantenere la
pace erano politici: magari credeva che tramite l'influenza degli
inglesi avrebbe potuto espandere il suo impero. Il rapporto tra il
capitano Smith, capo della colonia fino al 1609, e Wahunsonacock
aveva l'aspetto di una pace duratura. Le leggende raccontano del
ruolo che ebbe Pocahontas, figlia del re, per conservare la pace,
dato che provava simpatia per i coloni fin da bambina e che salvò la
vita a Smith. Il suo matrimonio con John Rolfe, avvvenuto molti anni
dopo, contribuì a mantenere la stabilità nel periodo in cui la
richiesta di tabacco europea era aumentata parecchio ed erano anche
arrivati con le navi nuovi coloni, provocando invasioni di
territorio e incidenti sanguinosi. Comunque la pace durò altri
quattro anni dalla morte di Wahunsonacock. Benché suo fratello
Opechancanough, suo successore, si fosse impegnato a mantenere la
pace, in realtà cospirava vendetta per le molte offese arrecate agli
indiani. Tuttavia, nonostante il rancore di Opechancanough, la pace
sarebbe stata mantenuta se gli inglesi non avessero giustiziato un
indiano sospettato di aver ucciso un mercante bianco. Dopo
quell'incidente, Opechancanough decise, nel 1622, di attaccare i
coloni inglesi nei campi di tabacco, uccidendo 347 persone, tra
uomini, donne e bambini. Da quel momento avevano come principale
scopo sterminare gli indiani con ogni mezzo.
Invitando gli indiani ad un consiglio di pace, allo scopo di
stipulare un trattato, i coloni avvelenarono i fiduciosi
rappresentati delle tribù che li avevano attaccati; il vecchio ed
astuto Opechancanough riuscì comunque a scappare. Le scaramucce
durararono ad intervalli per dieci anni, finché nel 1632, a causa
della stanchezza di ambedue le parti, si raggiunse un accordo di
pace.
Ma Opechancanough macchinava vendetta e i suoi guerrieri assalirono
la colonia il 18 aprile 1644, quando egli aveva superato i 100 anni
di età. Gli indiani uccisero 400-500 inglesi, su una popolazione di
8.000 individui, in veloci attacchi su insediamenti esterni. I
coloni, sotto il comando del governatore William Berkeley, si
organizzarono presto, sferrando un contattacco: piccoli gruppi ben
armati percorsero il territorio indiano, asselendo e distruggendo i
villaggi. Nel 1646 i soldati inglesi catturarono Opechancanough.
Portarono il vecchio ed emaciato capo tribù sulla sua lettiga a
Jamestown, dove fu ucciso da una guardia adirata.
LA RIBELLIONE DI BACON
Nella seconda metà del
secolo XVII gli attacchi contro gli indiani della Virginia e del
Maryland assunsero un significato di ribellione contro l'autorità
regia. Dal 1646, dopo la morte di Opechancanough, la fragile pace
tra indiani e uomini bianchi fu spesso compromessa anche per la
richiesta sempre crescente di nuove terre da parte dei coloni e per
reciproci atti di violenza.. Dopo assalti di ritorsione su
insediamenti remoti di inglesi da parte dei Susquehannock, una forza
della milizia del Maryland e della Virginia circondò il villaggio
principale della tribù. Quando 5 capi tribù si avvicinarono con la
bandiera bianca per parlamentare, alcuni soldati li uccisero. Gli
altri guerrieri sfuggirono all'assedio, uccidendo durante la
ritirata, 10 soldati addormentati e iniziarono un'altra ondata di
violenza e vendetta, uccidendo cinque coloni per ognuno dei loro
capi. Le inchieste sulle diverse atrocità commesse nei confronti
degli indiani non portarono altro che una multa nei riguardi di un
maggiore del Maryland. Gli indiani, vedendosi senza risarcimento,
continuarono nelle loro sanguinose incursioni.
E' a questo punto che fu coinvolto Nathaniel Bacon, cugino più
giovane del governatore settantenne della Virginia, Sir William
Berkeley. Bacon non aveva nessun rispetto e riguardo né per
l'autorità regale né per gli indiani. Si unì ad un gruppo di
vigilanti decisi a risolvere da soli il problema degli indiani,
senza aspettare un arruolamento di soldati, e si mise in moto sia
contro le pacifiche tribù degli Ocaneechi e Monacan sia contro
quelle guerriere dei Susquehannock.
Quando Berkeley venne a sapere delle attività del cugino, lo fece
arrestare, rimettendolo poi in libertà con un'ammonizione. Ma il
giovane ed arrabbiato Bacon condusse un esercito di pionieri a
Jamestown e con la minaccia di violenza, costrinse il Parlamento
della Virginia ad incaricarlo del comando supremo della guerra
contro gli indiani e ad introdurre delle riforme economiche a favore
dei piccoli agricoltori riguardo al loro rapporto con
l'aristocrazia. Bacon, allora, iniziò una campagna contro i Pamunkey,
indiani che erano stati leali nei confronti dell'uomo bianco per
lunghi anni. I Pamunkey fuggirono, nascondendosi nella Palude del
Gran Dragone, ma quando vennero scoperti, pur non opponendo
resistenza, furono massacrati ugualmente.
Nel frattempo, il governatore Berkeley annullava a Jamestown
l'incarico di Bacon dichiarando che era stato estorto all'assemblea
e classificando suo cugino come ribelle e traditore. In seguito a
queste accuse, Bacon guidò il suo esercito ribelle a Jamestown, con
la strategia di usare le mogli degli aristocratici come scudo per i
propri uomini, mentre stavano preparando la difesa. Dopo lotte
violente, i ribelli conquistarono la città, ma invece di di cercare
di tenerla, la abbandonaro in fiamme. Poco dopo, il 26 ottobre 1675,
Bacon mrì di una grave malattia, forse tubercolosi. Con la fine
della ribellione di Bacon, le tribù delle regioni tornarono in pace.
Paradossalmente l'odio e il maltrattamento verso gli indiani avevano
provocato riforme necessarie per i coloni in campo civile e
agricolo. Come, del resto, nelle successive guerre franco-indiane,
gli indiani erano capitati in mezzo a contese fra coloni.
LA GUERRA DEI PEQUOT
Mentre aumentava il
numero della popolazione bianca e l'espansione verso le terre
indiane, aumentavano anche i disaccordi che resero sempre più
probabile lo scoppio di una guerra.
I Pequot della valle del fiume Connecticut furono i primi a reagire
alla pressione. Intanto, mentre commerciavano con gli olandesi,
divennero nemici degli inglesi. La situazione era matura per una
guerra. Gli incidenti che affrettarono la guerra dei Pequot
coinvolsero due commercianti della costa, John Stone e John Oldham,
i quali morirono nelle mani degli indiani rispettivamente nel 1633 e
nel 1636. Una pace piuttosto insicura fu mantenuta per ancora due
anni dopo la morte di Stone, ma essa non resse di più ad un altro
incidente del genere. Subito dopo che si venne a saper da John
Gallup, altro commerciante della costa, che si era trovato sulla
nave sequestrata al largo di Block Island, e che aveva lottato con
gli indiani a bordo, gli ufficiali della Baia di Massachusett
ordinarono un'immediata spedizione punitiva. Il capitano John
Endecott e i suoi 90 uomini scesero a Block Island, uccidendo ogni
indiano maschio che riuscirono a trovare, per lo più tra la tribù
dei Narraganset, e bruciarono i loro villaggi. Poi il corpo di
spedizione vece vela verso il Connecticut in cerca dei Paquot per
chiedere delle riparazioni, pur contro l'esplicito consiglio dei
coloni di Fort Saybrook, che temevano una guerra di più vaste
proporzioni. Come i coloni di Fort Saybrook avevano presagito, la
questione dei Pequot si allargò, diventando un loro problema. Benché
il capo tribù dei Pequot non riuscisse a combinare un'alleanza con i
Narraganset, era molto avanti nel preparere la guerra. I suoi
guerrieri strinsero d'assedio Fort Saybrook durante l'inverno del
1636/37 ed assalirono gli insediamenti esterni. I coloni della Nuova
Inghilterra raccolsero le loro forze armate e il capitano John Mason
fu il primo a scendere in campo con un esercito di 80 uomini di
Hartford insieme ad un gruppo di Mohegan alleati. La strategia
originaria era quella di attaccare gli indiani dalla foce del fiume
Pequot, ma Mason decise di fare un'incursione attraverso il
territorio dei Narraganset, chiedendo ulteriore sostegno agli
indiani alleati, allo scopo di portare un attacco di sorpresa su uno
dei maggiori villaggi dei Pequot. Sia i Narraganset sia i Niantic si
unirono a loro.
L'assalto al villaggio dei Pequot avvenne il 25 maggio 1637. Dopo il
fallimento del primo attacco a sorpresa, il combattimento ebbe una
svolta quando i coloni riuscirono ad incendiare i wigwam dei Pequot
e a ritirarsi. I Pequot che sfuggirono alle fiamme vennero
falcidiati, molti da Narraganset e e dai Mohegan in attesa nelle
vicinanze. Quelli che rimasero indietro, tra cui donne e bambini,
morirono tra le fiamme. Le vittime tra i Pequot furono tra le 600 e
le 1.000 unità.
Nel luglio del 1637 una forza di coloni intrappolò un gruppo di
Pequot che si era nascosto in un pantano vicino a New Haven. Alcuni
Paquot, tra cui il loro capo Sassacus, riuscirono a scappare nel
territorio dei Mohawk, ma poi furono decapitati dai membri di quella
tribù, preoccupati di dover provare ai coloni di non aver avuto
alcuna parte nell'insurrezione dei Pequot.
L'uso del nome tribale dei Pequot fu vietato e i nomi dei luoghi dei
Pequot furono aboliti. Una tribù e la sua cultura vennero in questo
modo cancellate per sempre.
LE GUERRE DEL CASTORO
Dati precisi non
esistono e i fatti veri e propri si confondono con la leggenda.
Comunque, si ritiene che intorno al 1560-70 il mistico hurone
Deganawida e il suo discepolo mohawk, Hiawatha, fondarono la
Confederazione Irochese o Lega delle Cinque Nazioni, che comprendeva
le tribù dei Mohawk, Oneida, Onondaga, Cayuga e i Seneca
nell'attuale Stato di New York. Lo scopo principale di questa unione
era quello di porre fine alle incessanti controversie tra vicini e
stabilire un'alleanza contro le tribù più distanti. Ma per alcuni di
loro, come per esempio Deganawida e Hiawatha, la visione era più
ampia e accompagnata da nobili sentimenti: volevano istituire una
"Gran Pace" che doveva eventualmente comprendere tutto il mondo
conosciuto agli Irochese. Molto più tardi quella lega un po'
utopistica sarebbe dovuta servire come modello ai "padri creatori"
dell'America che avrebbero promulgato la Costituzione.
Per i primi coloni questa lega costituiva una forza potente da
combattere. I francesi si allearono con i popoli di lingua
algonchiana e con gli Huroni (popolo irochese che non faceva però
parte della lega). Gli olandesi, invece, rappresentanti della
Compagnia Olandese delle Indie Occidentali e fondata nel 1621,
fecero un'alleanza con le Cinque Nazioni.
La chiave era il commercio, in particolar modo quello lucroso delle
pellicce. La presenza europea sul continente disturbava equilibri
già esistenti da lungo tempo, quello ecologico per l'insaziabile
richiesta di pellicce di castoro e quello politico a causa delle
grandi rivalità fra tribù.
Mentre i rapporti commerciali tra Huroni e francesi fiorivano nella
Nuova Francia, le Cinque Nazioni stavano esaurendo le proprie
risorse di pelli e cominciarono a guardare le ricche terre dei
vicini. Verso la metà del secolo decisero di attaccare il monopolio
degli Huroni. Se le Cinque Nazioni volevano sopravvivere sia come
confederazione sia come tribù separate, dovevano procurarsi nuovi
rigornimenti di pellicce che costituivano la loro linfa vitale. Le
guerre che intrapresero durarono a lungo. La lega iniziò una grande
offensiva contro gli Huroni nel 1649, costringendoli a lasciare le
loro terre. Gli avamposti gesuiti, fondati dai francesi, caddero
nelle mani degli Irochesi. Più avanti |