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Ecco un articolo
del Corriere della Sera. Si parla di una cosa di cui sono a
conoscenza dal 1999, da quando andai in visita ai Chiricahua della
riserva di San Carlos in Arizona, luogo in cui torneremo nei viaggi
del 2007. Wendsler Nosie, Apache, mi raccontava che da anni gli
Apache andavano a protestare sotto la Casa Bianca per farsi ridare
il teschio del loro grande capo.
Il nonno del
presidente Bush, il senatore Prescott Bush, rubò il teschio del
mitico guerriero pellerossa Geronimo? Gli Apache credono di sì:
sostengono che nel 1918 il giovane Prescott, allora ufficiale
dell'esercito, prestò servizio a Fort Sill nell'Oklahoma e, insieme
con alcuni commilitoni, asportò dalla tomba il teschio e altri resti
del loro capo. Li consegnò, aggiungono, alla società segreta «Skull
and Bones», teschio e ossa, dell'Università di Yale nel Connecticut,
a cui apparteneva e a cui appartennero più tardi il figlio e il
nipote, i presidenti George Bush Senior e George Bush Jr. Una
lettera del 1918, scoperta da un ricercatore e pubblicata dalla
rivista universitaria Yale Alumni Magazine, pare confermarlo. La
lettera, scritta da Winter Mead, un membro della società, a Trubee
Davison, un altro, non fa il nome di Prescott Bush, ma precisa che
«il teschio di Geronimo il terribile, esumato dalla sua tomba di
Fort Sill, è ora al sicuro presso di noi».
La sua pubblicazione ha destato scalpore a Washington, ha scosso i
pellerossa, per i quali il furto fu una dissacrazione e riaperto un
giallo che da decenni appassiona l'America. Raleigh Thompson degli
Apache di San Carlos, in Arizona, racconta che alcuni anni dopo la
morte di Prescott Bush, avvenuta nel 1972, ricevette da un anonimo
dell'Università di Yale un dossier sul furto. E precisa che nel 1986
ebbe numerosi incontri a New York con Jonathan Bush, il fratello di
George Senior e lo zio di George Junior. «Io e altri capi tribù
rivendicammo il teschio di Geronimo» afferma. «All'ultimo incontro i
rappresentanti della società segreta ce ne offrirono uno, a patto
che ci impegnassimo a tenere tutto nascosto». Rifiutammo perché ci
sembrò troppo piccolo per essere quello di Geronimo, conclude
Thompson, ma è un fatto che la «Skull and Bones» non negò le sue
colpe. Gli Apache non rinunciarono tuttavia a battersi e per loro la
lettera del 1918 è stata un incentivo a raddoppiare gli sforzi.
«Quando il guerriero Sioux Cavallo Pazzo morì nel 1877 — commenta
amaramente Thompson — la sua tribù ne nascose i resti proprio perché
temeva che i bianchi li dissacrassero. Noi Apache avremmo dovuto
fare altrettanto alla morte di Geronimo nel 1909». Tra gli storici,
la lettera dello Yale alumni magazine ha riacceso le polemiche sulla
veridicità degli eventi. Il direttore del museo di Fort Sill, Towana
Spivey, dubita che Prescott Bush e i suoi compagni potessero avere
manomesso la tomba di Geronimo «perché fino al 1920 non recò il suo
nome e rimase coperta dalle sterpaglie». E ricorda che nel dossier
sul capo pellerossa compare una foto della società segreta
dell'università, con i membri raccolti attorno a un teschio, «che è
la copia di una foto del 1878, quando lui era ancora vivo». Ma gli
Apache ribattono che la tomba di Geronimo, sebbene anonima, era nota
a tutti a Fort Sill e veniva spesso visitata e che il teschio
potrebbe essere andato perduto. Inoltre il Wall Street Journal, che
ha ricostruito la vicenda, ha riferito che Jonathan Bush ha respinto
la sua richiesta d'intervistarlo e che, durante le elezioni del
2004, quando i media parlarono del furto, la Casa Bianca rifiutò
qualsiasi commento. A solleticare l'interesse dei media fu
l'appartenenza alla società anche di John Kerry, l'avversario di
George Jr.
Il rigido silenzio della «Skull and Bones» è una tradizione, i suoi
membri giurano il segreto sui teschi e sono tenuti a osservarlo per
l'intera vita. La società raccoglie i figli dei ricchi e dei potenti
e fu fondata nel 1832 dal miliardario William Russell. Ha obiettivi
oscuri e nel corso dei decenni è stata accusata di avere tentato di
impadronirsi dei resti di presidenti americani, come Martin Von
Buren, e di rivoluzionari stranieri come Pancho Villa e Che Guevara.
La sua sede, dove si beve, si canta e si recita, è chiamata «La
tomba», e la scrittrice Alexandra Robbins, che vi è entrata, ha
trovato «decine di scheletri animali e umani appesi ai muri». La
Robbins non è riuscita però a provare che tra i teschi vi sia quello
di Geronimo. Secondo il Wall Street Journal, la disputa è destinata
a continuare finché non emergerà la verità e Geronimo non potrà
riposare in pace. Fu il capo pellerossa, nato nel 1829, a guidare
l'ultima rivolta degli Apache. Si arrese nel 1886 e fu imprigionato
prima in Florida poi in Oklahoma. Ma in tarda età si convertì al
Cristianesimo e si esibì nei circhi del Far West. Nel 1905 fece la
sua ultima comparsa in pubblico; a Washington, all'insediamento del
presidente Teddy Roosevelt. |