|
Anche per quanto riguarda il rapporto tra Kevin Costner e i Lakota,
ce ne sarebbero tante di cose da dire. Già durante le riprese di
Balla coi Lupi, i dialoghi del film, curati anche da Albert White
Hat di Rosebud, furono tradotti al femminile (la traduttrice era
infatti una lakota), e praticamente Costner nel film parla come se
fosse una donna. A parte questo, dopo un primo rapporto idilliaco,
si venne a scoprire che Costner stava trattando un bel pezzo di
riserva per costruire un campo da golf con tanto di albergo. E
questo interruppe i rapporti tra lui e i lakota. Rapporti ricuciti
in parte anni dopo con la creazione del museo dedicato alla prateria
che si trova nelle Black Hills sopra Deadwood se non ricordo
male.......
La storia della
relazione tra Kevin Costner, già protagonista di Balla coi lupi, e
gli indiani Lakota descritti nel film, è stata, negli ultimi anni,
burrascosa. Nonostante l'interesse per la cultura nativa e per le
Black Hills (le Colline Nere del Sud Dakota, sacre agli indiani e al
centro di una disputa legale secondo cui il governo federale se ne
sarebbe appropriato illecitamente), Costner aveva scelto modi di
esprimerlo che non incontravano i favori dei nativi, così come mai
li incontrarono le grandi sculture coi volti dei presidenti
americani sulle pendici del Monte Rushmore, nello stesso Stato.
Insieme al fratello, Costner aveva cominciato a pianificare un
gigantesco golf-resort nel bel mezzo di quelle terre, raggiunto da
un treno privato che da Rapid City avrebbe portato i turisti a
destinazione passando sul territorio proibito allo sfruttamento
commerciale secondo i principi della spiritualità indiana. E Dunbar,
questo il nome del progetto, aveva dovuto affrontare sin dall'inizio
l'opposizione dei nativi, procurando a Costner la fama di traditore.
A qualche anno di distanza, e dopo diversi incontri con i leader
Lakota, l'attore hollywoodiano ha fatto marcia indietro. Ha deciso
infatti di dedicare energie e soldi per varare un altro progetto,
Story of the Bison, un grande parco dedicato alla storia del
bisonte, l'animale il cui destino è strettamente legato a quello dei
popoli indiani delle Grandi Pianure. Il parco apre il 15 maggio a
Deadwood, la città di Wild Bill Hickock e Calamity Jane, dove ancora
si respira aria di Far West e di perdizione, grazie ai casinò. È a
meno di 2 km di distanza dal centro cittadino
(www.storyofthebison.com)
e la sua attrazione principale sarà una spettacolare scultura di
bronzo a grandezza naturale, che raffigura tre indiani che danno la
caccia a un gruppo di quattordici bisonti. Ci saranno esibizioni
interattive e ricostruzioni di accampamenti di tepee Lakota, per
raccontare come gli indiani traevano forza e nutrimento da questo
maestoso animale, parte integrante del loro panorama culturale prima
del 1840, quando i bisonti erano 30 milioni. Alla fine del XIX
secolo ne erano sopravvissuti solo mille esemplari, ma in questi
ultimi dieci anni gli sforzi delle tribù per ripopolare la zona li
hanno riportati sopra le 100 mila unità. Per dimostrare che la sua
redenzione è totale e definitiva, Costner ha assunto (e paga
decentemente) solo personale indiano: gesto non da poco, in uno
Stato, come il Sud Dakota, dall'economia depressa, dove la paga
minima oraria è 6 dollari e mezzo, e dove gli indiani che cercano un
impiego vengono spesso discriminati....
|