Spedizione dal 2
luglio al 30 agosto 1874.
Le Colline Nere,
conosciute dai Lakota come Paha Sapa, erano le montagne sacre
della nazione. I giovani andavano in meditazione sulle loro cime
per ottenere una visione. Nel passato, erano servite come riparo
durante i freddi mesi invernali e per ricavarne i lunghi pali
per i tepee. Ma da quando le bande nomadi dei Lakota vivevano
quasi tutto l’anno nei territori del Powder, e le bande della
riserva presso le rispettive agenzie, le Colline Nere avevano
perduta l’importanza che avevano avuto quando i Lakota aveva
attraversato il Missouri e abbisognavano di un riparo sicuro,
ricco di sorgenti e selvaggina.
In quei primi anni
Settanta, una parte dei capi della riserva pensava già di poter
vendere quei monti, mentre invece, per gli indiani nomadi, il
possesso delle Colline Nere era diventato un simbolo della
resistenza contro l’invasore bianco. Sin da quando l’uomo bianco
le aveva scoperte, si sapeva che nascondevano oro e, nel 1874, i
tempi furono maturi per cominciare a cercarlo. Già negli anni
precedenti, piccoli gruppi di cercatori erano entrati nelle
Colline Nere in cerca d’oro e illegalmente perché il trattato di
Laramie, dopo 1868, aveva inserito le Colline nella Grande
Riserva Sioux. Con il passare degli anni, però i cercatori erano
aumentati e nel 1874 il governo del presidente Grant, colpito
duramente dal crack dell’anno precedente e dai continui
scandali, cercò la soluzione alle sue difficoltà nella questione
indiana.
Le Colline Nere,
l’oro nascosto nelle sue cavità, gli indiani nomadi che
rifiutavano i benefici della civiltà, attirarono l’attenzione di
tutta l’opinione pubblica. I giornali cominciarono una forte
campagna per magnificare la quantità d’oro che era possibile
trovare in quei torrenti e fecero pressioni sul governo e
sull’esercito, perché intervenisse con diplomazia o con la
forza. Così, nel luglio del 1874, una colonna il cui nerbo era
costituito dal 7° Cavalleria e forte di circa 1000 uomini, partì
sotto il comando del generale Gorge A. Custer da Fort Lincoln;
era diretta alle Paha Sapa, in spregio al divieto assoluto per i
bianchi di entrar nella riserva.
La spedizione
aveva al seguito geologi, botanici, cercatori d’oro, fotografi,
giornalisti. Nessuno fece mistero delle vere intenzioni dei
soldati, che erano quelle di trovare l’oro e divulgarne al più
presto la notizia al mondo civile. Il 20 luglio, i soldati
entrarono nelle colline dal lato ovest nei pressi di Inyan Kara,
un vulcano spento che era anche una montagna sacra dei Lakota.
Dopo aver attraversato splendide valli piene di fiori, alla fine
del mese, nella parte meridionale delle Colline Nere, i soldati
trovarono un piccolo villaggio di indiani Oglala, provenienti
dalla riserva di Nuvola Rossa, guidata dal capo Una Pugnalata.
Alcuni degli scout
Arikara volevano uccidere quei nemici, ma Custer li protesse per
quanto poté. Infatti mentre si allontanavano di corsa, gli
Orlala furono attaccati e uno di loro fu ucciso. Una Pugnalata,
invece, rimasto sul posto, fu portato al campo e costretto a
rimanere con la colonna di cui divenne, volente o nolente, una
preziosa guida.. Il 30 luglio la colonna si fermò sul French
Creek e mentre la maggior parte dei soldati pescava, cacciava o
giocava a baseball, i geologi e i cercatori trovarono l’oro sul
greto del torrente.
Il 2 agosto Custer
inviò a Fort Laramie, distante 100 miglia, lo scout Charley
Reynolds con la notizia che l’oro “si trovava persino nei fili
d’erba”. Il 15 agosto la colonna si rimise in marcia per uscire
dalle colline e il 30 successivo Custer e i suoi rientrarono a
Fort Lincoln, avendo percorso in 60 giorni circa 1200 miglia. La
notizia della scoperta dell’oro nelle Colline Nere spinse in
pochi giorni migliaia di persone, provenienti da ogni parte
degli Stati Uniti, ai confini della riserva. I bianchi premevano
per entrare nel territorio che, formalmente, era ancora parte
integrante della Grande Riserva Sioux.
Nonostante i
controlli serrati dell’esercito, molti cercatori cominciarono a
passare il confine e a setacciare i torrenti delle Colline Nere.
In pochi mesi, una fiumana di persone entrò in quello che era
ancora un paradiso naturale e lo devastò. I Lakota del Powder,
molto distanti, fecero solo alcune incursioni nelle Colline
Nere, per contrastate l’invasione, mentre i 10.000 Lakota delle
riserve, controllati dai soldati, non si impegnarono
minimamente. Da quando Custer era entrato nelle Colline, la
pista che aveva tracciato con la sua spedizione, fu chiamata
dagli indiani “La Pista dei Ladri”.