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by Letizia
C.
Contrariamente a quanto si può pensare, gran parte dei forti costruiti
nell'Ovest americano intorno al XIX secolo non presentavano la fortificazione
esterna costituita da un’ alta palizzata di tronchi d'albero.
I primi esempi di forti costruiti nell'Ovest erano solitamente caratterizzati
da un modesto numero di capanne di fango e tronchi; si trattava, pertanto,
di strutture abbastanza improvvisate, in quanto sia la mancanza di materiale,
sia le difficoltà dei trasporti e l'ostilità degli indiani
rendevano difficile la costruzione di opere più sofisticate.
Quando i soldati si stabilivano in un luogo considerato strategico per
la costruzione di un forte, prima di tutto provvedevano alla sistemazione
dei viveri e delle munizioni in un luogo protetto, poi cercavano un luogo
riparato per custodire i cavalli (nel caso fosse un reparto di cavalleria),
e solo in un secondo momento provvedevano alla realizzazione degli alloggi,
il più delle volte di fortuna, per la truppa.
I forti cinti da palizzate e fortificate con torrette agli angoli e le
feritoie per i fucili fanno la loro prima comparsa solo durante i secoli
della "vecchia frontiera" o nelle regioni montagnose e rocciose
come protezione dagli attacchi degli indiani nascosti negli anfratti naturali.
Nelle grandi pianure, invece, l'ottima visuale data dalla morfologia del
suolo rendeva superfluo l'uso di palizzate come recinzione. Generalmente,
in questo caso, un'area recintata era prevista all'interno del forte per
proteggere le merci e le provviste dai frequenti furti dei soldati o degli
indiani presenti nei pressi del forte.
In base alla grandezza e alla funzione del forte, oltre alle baracche
per le truppe e per gli ufficiali, potevano esserci altre costruzioni
adibite ad edifici amministrativi, magazzini, officine, depositi dei vivandieri,
abitazioni dei sottoufficiali sposati con le lavandaie che prestavano
servizio nel forte.
Secondo la politica dell'esercito americano, la presenza di forti dislocati
nei territori indiani doveva garantire una sorta di pace armata ai nativi
dei dintorni che, in realtà, almeno nei primi tempi, non curavano
affatto la presenza di tali costruzioni.
Solo successivamente, anche per la presenza di mercanti, iniziarono ad
avvicinarsi ai forti per gli scambi e per cercare del cibo: dal momento
che la maggior parte delle agenzie indiane sorgeva nelle vicinanze di
una postazione militare, infatti, alcuni gruppi di indiani si insediarono
stabilmente a fianco dei forti, mendicando dai soldati o dall'agente indiano
razioni di cibo. Ben presto si svilupparono veri e propri villaggi di
nativi "deculturalizzati", completamente incapaci di provvedere
a se stessi, nello stesso tempo relegati ai margini della società
degli uomini bianchi.
La vita all'interno di un forte sperduto in luoghi isolati era tutt’altro
che confortevole: gli alloggi, costruiti con legname o mattoni, erano
spesso infestati da tarantole e millepiedi, sovraffollati e sporchi, senza
stanze da bagno né sufficiente acqua per lavarsi, nonostante il
regolamento prevedesse almeno un bagno a settimana.
Il generale Sherman affermava che potevano definirsi forti così
come forti possono essere chiamati i villaggi dei cani della prateria.
La giornata all'interno del forte iniziava alle 5:30 del mattino; alle
6:15 c'era la prima esercitazione che consisteva nel mantenimento dell'ordine
e della disciplina; alle 7:30 ci si dedicava ai lavori abituali di manutenzione
e riparazione o al taglio della legna, alle 8:30 si montava di guardia.
I lavori pomeridiani iniziavano alle 13:00; alle 16:30 c'era l'esercitazione
del pomeriggio e alle 18:00 il suono del tamburo annunciava l'ora del
rancio.
I soldati avevano molto tempo libero da trascorrere nell'ozio, questo
causò sempre numerosi problemi nel mantenimento dell'ordine all'interno
del forte.
Qualche volta ai soldati erano concessi piccoli svaghi come il gioco delle
carte, il canto, ecc. Nelle postazioni più grandi era possibile
assistere a veri e propri spettacoli organizzati da suonatori ambulanti,
o venivano attrezzate biblioteche per la lettura.Ma la piaga maggiore
che affliggeva la vita nelle guarnigioni di frontiera era costituita dall'alcolismo.
Quando nel 1881 fu proibita la vendita dell'alcool all'interno dei forti
per cercare di arginare il problema, l'apertura di saloons al di fuori
delle proprietà militari non fece altro che innalzare il tasso
di consumo di alcool; in più nei locali la presenza di prostitute
causò il diffondersi di malattie veneree tra i militari.
Al contrario di quanto ci è stato tramandato dall’epopea
cinematografica, durante tutta la storia del West, furono poche le fortificazioni
prese d'assalto dagli indiani.
I nativi, infatti, non consideravano la conquista di una postazione fissa
una vittoria e solitamente combattevano solo se le condizioni sembravano
loro favorevoli: per un popolo abituato alla guerriglia, infatti, l'assalto
di un forte era considerato un'azione altamente pericolosa, che avrebbe
causato la morte di numerosi uomini. I guerrieri indiani oltre che
combattenti erano prima di tutto padri di famiglia, e procacciatori di
cibo per tutta la tribù. La perdita in battaglia di molti uomini
sarebbe stata una sciagura per il destino della tribù e un'infamia
per i capi responsabili della vita dei loro uomini.
Durante la conquista del West l'esercito degli Stati Uniti o le imprese
commerciali che trafficavano con gli indiani finanziarono la costruzione
di numerosi forti dislocati su tutto il territorio americano. Alcuni forti
sorgevano presso le agenzie indiane al fine di controllare le tribù;
ben presto accanto ad alcuni forti sorsero vere e proprie città.
Si calcola che per tutto l’Ottocento nel territorio degli Stati
Uniti fossero presenti più di un centinaio di forti, di questi
alcuni ebbero breve vita, altri sono attivi ancora oggi, come Fort Apache
nella Riserva Apache di San Carlos in Arizona; Fort Bliss a El Paso in
Texas; Fort D.A. Russell presso Cheyenne nel Wyoming; Fort Grant a Bonita,
Arizona e Fort Leavenworth in Kansas. Altri ancora sono rimasti nella
storia, come Fort Laramie nel
Wyoming, attivo dal 1849 al 1890, dove venne firmato il trattato del 17
settembre 1851 tra il sovrintendente agli affari indiani D.D. Mitchell
e i commissari straordinari nominati dal presidente degli Stati Uniti
da una parte e dall’altra i capi tribù delle nazioni indiane
dei Dakota, Cheyenne, Arrapaho, Crow, Assinaboine, Arrickaras.
Sempre a Fort Laramie un secondo trattato venne concluso il 29 aprile
1868 e proclamato il 24 febbraio 1869 con i Sioux Brulè, Oglala,
Miniconjou, Hunkpapa e Blackfeet.
Fort Robinson nel Nebraska, in servizio dal 1874 al 1948 è, invece,
tristemente famoso per il massacro di Cheyenne nel 1878 qui rinchiusi
in attesa di essere trasferiti in Oklahoma dal governo. I Cheyenne di
Coltello Spuntato furono lasciati letteralmente morire di fame dal capitano
Wessells, che ordinò la progressiva riduzione delle razioni di
cibo fino a sospenderle
del tutto.
Ma i Cheyenne, decisi a morire come guerrieri piuttosto che di stenti,
reagirono attaccando la guardie; durante lo scontro alcuni riuscirono
a fuggire ma molti di loro persero la vita, soprattutto donne e bambini.
A Fort Robinson, nel 1877 Cavallo Pazzo fu catturato dalle guardie e accoltellato
a morte dal soldato William Gentles della compagnia F del 14° Fanteria.


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